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Le elezioni più brutte di sempre: tra morti, carcerati, generali, Giorgia e coppie che scoppiano la prossima volta dateci 'Che Guevara' o 'Pelè'

Si è conclusa una campagna elettorale tra le peggiori di sempre con una pioggia di capilista che comunque non sarebbero andati a Bruxelles, la presidente del consiglio che ha mobilitato il suo elettorato 'nazionalizzando' il voto (e ha preso da sola un terzo di quel 28% che ha visto il suo partito vincere su tutti), Ilaria Salis che entra in Parlamento praticamente senza che nemmeno si sappia che voce ha, Calenda e Renzi che sono riusciti a suicidarsi e portare con loro 1,6milioni di voti, il Pd che come al solito perde ma festeggia (quando la segretaria è stata superata per voti da molti in casa propria) e la Lega che si è affidata all'Intelligenza Artificiale per la campagna e a jingle rincretinenti. Oltre questo cosa può esserci?

Di Luca Pianesi - 11 giugno 2024 - 06:01

TRENTO. Le peggiori elezioni di sempre. Qualcosa tra il grottesco e il demenziale è andato in scena nelle ultime settimane e non è un caso se si è raggiunto il record storico di astensione alle urne. Le ultime europee sono state terribili per proposta politica e campagne elettorali e si spera che dal fondo toccato in questi giorni ci si possa rialzare, in qualche modo, per fermare la spirale che porta tutto e tutti sempre più in basso. La paura è che dopo quanto visto tra generali, giorgiie, morti, carcerati, balletti imbarazzanti, capilista che tanto non potevano essere eletti e coppie che scoppiano i partiti in futuro finiscano per scegliere figure di bandiera da proporre agli elettori, simboli internazionali di cui appropriarsi per il tempo del voto: ''Io mi prendo Che Guevara, a chi piace Che Guevara voti me''; ''Io c'ho Zorro, con il simbolo della 'Z' che va pure di moda ad altre latitudini. Se anche tu vuoi liberarti del Sergente Garcia vota me''; ''Salta in alto come Pelè, colpisci nel segno e fai gol per un Paese campione del mondo..tre volte. Se Pelè fa al caso tuo allora scegli noi''.  

 

Vabbè, questa è fantademocrazia. Tornando a noi, alla realtà, ha vinto ''Giorgia'' (quella che solo la settimana scorsa ha salutato il governatore della Campania dicendole ''Ciao, so' la stronza de la Meloni'') che ha personalizzato la partita come non mai giocandola alla grande e 'nazionalizzando' il voto per il suo elettorato che si è, così, recato alle urne in massa per dire ''Meloni va bene, Meloni ci piace''. Così ha nascosto un po' il fatto che si votasse per l'Europa ('na noia ste europee, eppure dal Covid alla guerra in Ucraina al Pnrr ai cambiamenti climatici dovremmo averlo capito che è il vero voto che conta, ma tant'è) e ha incentrato tutto su di sé. Altrimenti i singoli candidati, quelli che poi a Bruxelles dovranno andare davvero, qualche voto in più lo avrebbero preso e invece lei con i suoi 2,3milioni di voti personali si è assicurata da sola più di un terzo di tutti i consensi che hanno garantito a Fratelli d'Italia quest'ottimo 28,5%.

 

Si sganascia di gioia (ormai è una paresi da sconfitta) il Pd sempre più a trazione populista grazie alla guida Schlein capace quindi di 'mangiarsi' piano piano i nemici-amici a 5 Stelle (è lontano il 40% ottenuto da Renzi proprio alle europee del 2014 ma il 24% di questa tornata è un qualcosina in più di quel 22,7% del 2019 anche se ottenuto con ancor meno votanti totali). Che la segretaria, però, non goda di grande fiducia in casa propria è stato ribadito proprio dal risultato elettorale: anche lei aveva provato a personalizzare il voto ma si è fermata al quarto posto con 200mila voti, asfaltata dalla Meloni, più che doppiata da Vannacci e stracciata anche da Tajani (che ne ha presi 395mila). Ma la segretaria è stata surclassata anche dai suoi candidati più ''riformisti'' (quelli nella corsa alla segreteria non l'avevano sostenuta): il sindaco di Bari Antonio Decaro ha ottenuto 495mila preferenze nella circoscrizione del Sud (dove era candidata anche la stessa segretaria che in più aveva le Isole), Stefano Bonaccini 382mila preferenze raccolte da capolista nel Nord-Est e anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori nel Nord Ovest ne ha presi più della segretaria: 210mila. Si festeggia eppure il Pd, a guardare la mappa dell'Italia, le ha prese ovunque come mostra la chiarissima mappa di Pagella Politica.

 

 

Piange la Lega finita sulle spalle di un generale che alla difesa della Patria e di tutti i suoi cittadini ha preferito l'insulto di buona parte di quest'ultimi (dagli omosessuali, alle donne, passando ovviamente per neri e italiani di nuova generazione) e la difesa della sue idee (al contrario) che a questo punto, per osmosi, sono quelle della stessa Lega. Già perché Vannacci si è portato a casa un quarto di tutti i voti del partito fondato da Umberto Bossi (che ha votato Forza Italia in queste elezioni distopiche) e quindi ha messo il sigillo sulla linea del Carroccio. Una linea che con la politica, quella vera, non ha più niente a che vedere.

 

 

La campagna elettorale è stata giocata con immagini generate dall'intelligenza artificiale con tizie che mangiavano grilli contrapposte a un piatto di pasta (Più Italia e meno Europa), tizi barbuti incinti e famiglie modello ariano, un troglodita che non riusciva a bere l'acqua perché il tappino della bottiglia gli finiva nel naso, per non parlare dei video di Ciocca (europarlamentare uscente) con l'orsetto che balla.

 

 

 

 

Poi c'è la coppia che scoppia. Il duo Renzi - Calenda. Votare l'uno o l'altro era praticamente identico. E infatti gli elettori riformisti si sono spalmati sui due movimenti in maniera quasi speculare. Il risultato? Tutti a casa e buttati nel water 1milione e 600 mila voti (non proprio noccioline). Che magari con un movimento compatto sarebbero stati anche di più visto che lo spazio per un'alternativa ai movimenti populisti di destra e sinistra c'è eccome anche alla luce del fatto che più del 50% degli italiani a votare non c'è andato e ci sarebbero pagine e pagine di buona politica da scrivere. Ma tant'è. E allora che Renzi e Calenda la facciano finita, scelgano un terzo volto (magari proprio Emma Bonino) e diventino protagonisti della politica nazionale, europea, locale dando la possibilità ai loro movimenti di superare le soglie di sbarramento ed entrare finalmente in qualche assise (il riferimento è alle ultime provinciali in Trentino dove nessuno dei due è riuscito a piazzare consiglieri e alle ultime europee dove nemmeno un candidato dei due blocchi si è guadagnato il biglietto per Bruxelles).

 

Benissimo l'Alleanza Verdi - Sinistra Italiana che nel processo distopico di queste elezioni porta in Europa una sconosciuta in quanto a idee, proposte, politiche, profilo personale nota alle cronache per essersi scontrata con dei neonazisti in Ungheria (per carità come biglietto da visita potrebbe anche starci) ed essere stata in carcere nel Paese Magiaro (da qualche tempo ai domiciliari dunque la mossa per liberarla dalle patrie galere di Budapest non era nemmeno più attuale). E vabbè, Ilaria Salis si è presa 176mila voti senza fare nemmeno la campagna elettorale. Populismo per corrispondenza. Notevole. In ogni caso l'alleanza ha superato il 6% con dei messaggi chiari contro la guerra in Ucraina e soprattutto sull'ambiente.

 

Bene Forza Italia che oltre a dover ancora mettere il nome del defunto Berlusconi nel simbolo (già questo è qualcosa di grottesco e assurdo) gli ha dedicato il 9,6% che ha permesso ai forzisti di superare la sempre più spenta Lega di Salvini. ''Silvio vive ancora'' ha detto Tajani, il 'leader minimo'. Uno che passa per essere uno statista in casa centrodestra (fa il ministro degli esteri mica pizza e fichi) ma che è da sempre facile all'impappinamento. Notevole la gaffe fatta sul caso Chico Forti a 'Otto e Mezzo' poche settimane fa. Meglio quanto uscito a una settimana dal voto quando era emerso che si poteva anche scrivere ''Berlusconi'' sulla scheda. Non si è capito se l'abbia detto davvero o meno (e comunque pare fosse effettivamente efficace perché il voto sarebbe andato alla lista, ovviamente non avrebbe avuto valore di preferenza) ma alla fine poco conta perché nella follia generale (non del Generale in questo caso) ci stava benissimo. 

 

 

E il Movimento 5 Stelle? E' crollato. Finito sulla soglia del 10%, 7 punti in meno rispetto alle europee del 2019 (storicamente per i ''grillini'' elezioni molto difficili). Sono sempre più lontani i ricordi del Governo Conte, dei bonus, del reddito di cittadinanza, del movimento di 'potere' che era diventato dopo essere stato antisistema per eccellenza. Ora c'è da guadagnarsi la ''pagnotta'' sui territori dove i 'vaffa' te li dicono e non li gridi tu 'urbe et orbi'. E se vuoi fare quello di centrosinistra un po' populista e un po' di governo devi stare attento perché sguazzi nello stesso 'stagno' di Schlein e pure di Avs. Insomma l'M5S sembra destinato a spegnersi, sempre di più, mese dopo mese, se non riuscirà a trovare un tema, una 'battaglia' con la quale dare un senso alla propria esistenza.

 

E in Trentino? Ha fatto bene Sara Ferrari che ha ottenuto quasi 21mila preferenze delle quasi 52mila totali che ha preso il Pd in Trentino (vuol dire che quasi un elettore su due del Pd ha detto, 'ok voto il partito e pure Ferrari'). Paccher, come Ferrari, è stato il più votato della sua lista con 9.180 voti (ha 'battuto' Vannacci che ne ha presi 6.687) su un totale della Lega di 23.786. Ambrosi ne ha presi molti meno: 6.391 a fronte di 54.280 ottenuti da Fdi però è riuscita a prenderne altrettanti fuori dal Trentino posizionandosi all'ottavo posto in lista (escludendo la solita Giorgia). Per Avs il trentino Franceschini è stato battuto dalla figura di 'bandiera' Mimmo Lucano per 200 voti e ne ha dati altri 200 alla veneta Guarda che ne ha presi 1.892 ottenendo davvero un grande risultato nel 'non suo' Trentino. Raffaelli per Azione si è aggiudicato un terzo dei voti del partito (3.134 a fronte di 9.335 voti ed ha più che doppiato il capolista Calenda) mentre per Stati Uniti d'Europa Valcanover si è fermato a meno di 1000 voti nonostante il partito ne abbia presi più di 6.000.

 

Nessuno è stato eletto (se non il solito Dorfmann con l'Svp). Per il futuro si spera in qualcosa di meglio. Per tutti. Ad ogni livello. Altrimenti dateci 'Che Guevara' e 'Pelè'. Tanto peggio di così. 

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