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| 09/02/2024 | 10:02

IL VIDEO. Linfoma non-Hodgkin, un nuovo anticorpo monoclonale per la cura

Milano, 8 feb. (askanews) - Nuove possibilità di cura per il linfoma diffuso a grandi cellule B: l'AIFA ha infatti approvato polatuzumab in combinazione con il regime chemioterapico R-CHP per il trattamento dei pazienti adulti. "Il linfoma, a grandi cellule B - ha detto ad askanews il professor Maurizio Martelli dell'Università La Sapienza di Roma e Azienda Policlinico Umberto I - è una malattia neoplastica del linfocita a cellule B. È la forma di linfoma più frequente che abbiamo, corrisponde a circa il 30% di tutti i linfomi, ed è una forma di malattia aggressiva e mortale se non curata adeguatamente".Lo studio POLARIX ha dimostrato che polatuzumab in combinazione con R-CHP riduce il rischio di progressione della malattia, ricaduta o morte del 27% rispetto allo standard di cura, con un profilo di sicurezza comparabile. "È una nuova molecola biologica - ha aggiunto Martelli -, un anticorpo monoclonale immunoconiugato. Questo vuol dire che rispetto agli anticorpi monoclonali meno recenti, che noi conosciamo, oltre a riconoscere l'antigene di superficie del linfocita B, antigene CD20, riconosce un antigene diverso, CD79A, e al suo interno ha un farmaco chemioterapico. Quindi riconoscimento dell'antigene, penetrazione nella cellula e scarico del farmaco".La novità terapeutica, che è stata presentata a Milano, è stata accolta con soddisfazione e speranza dalle associazioni di pazienti del linfoma non-Hodgkin. "Per i pazienti - ci ha spiegato Rosalba Barbieri, vicepresidente nazionale di AIL - è importantissimo, perché arriva dopo molti anni dall'ultima terapia innovativa che era stata introdotta. Quindi per questo tipo di malattia per il paziente che aveva ormai poche speranze e correva il rischio di recidiva si apre tutto uno scenario nuovo".Ogni anno si contano oltre 500mila nuove diagnosi della malattia a livello mondiale e circa 13.200 in Italia e per circa 20 anni le opzioni terapeutiche hanno fatto pochi progressi, per questo la ricerca farmaceutica è fondamentale. "L'ematologia - ha detto Federico Pantellini, Medical Affair Lead di Roche Italia - rappresenta un'area molto importante per Roche, siamo impegnati nelle sperimentazioni i cliniche ormai da tanti anni, per cercare di portare soluzioni innovative per i pazienti affetti da linfomi in particolare. Attualmente stiamo conducendo 25 sperimentazioni nell'ambito dell'oncologia ematologica, coinvolgendo circa 800 pazienti e con un impegno che crescerà nel corso del tempo".La ricerca oggi punta anche sugli anticorpi bispecifici, pure per altre forme aggressive di linfomi, nell'ottica di migliorare le prospettive di cura e di vita.

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