"A quota 2.500 in pantaloncini e scarpette ma se diamo consigli ci ridono in faccia", il gestore del Tosa Pedrotti: "In montagna non abbiamo bisogno di grandi numeri"
Dai "turisti di montagna" con calzature e abbigliamento non adeguati "a chi acquista centinaia di euro di attrezzature che non sa nemmeno usare". A raccontare come la montagna è cambiata a Il Dolomiti è Franco Nicolini, guida alpina e gestore del rifugio Tosa Pedrotti: "Quando vediamo escursionisti impreparati teniamo sempre a dare loro qualche consiglio. A fine stagione però ci si stanca, perché i più, soprattutto giovani, sminuiscono i nostri discorsi o addirittura ci ridono in faccia. In quota non abbiamo bisogno di grandi numeri: abbiamo bisogno di persone che in montagna ci vanno per passione e con conoscenza"

SAN LORENZO IN BANALE. "Un tempo arrivavano qui alpinisti ed escursionisti. Con l'esplosione dei social a queste due categorie se n'è aggiunta un'altra, quella dei turisti di montagna". Sono le parole di Franco Nicolini, gestore del rifugio Tosa Pedrotti, che a Il Dolomiti racconta come le terre alte sono cambiate non soltanto in quanto rifugista ma anche guida alpina: "Il problema più grande sta in una narrazione completamente sbagliata: oggi i più sono convinti di essere grandi esperti solo perché hanno guardato qualche video su YouTube. La montagna, invece, è tutt'altro".
"Non mi piace fare paragoni o parlare di 'com'era un tempo', ma la verità è che da qualche anno a questa parte le cose sono cambiate - esordisce Nicolini -. Nel giro di poco, con l'avvento di Facebook e Instagram, il panorama è mutato in maniera importante e al Tosa Pedrotti, insieme a chi ama le terre alte e la condivisione hanno cominciato ad approdare anche turisti abituati alle comodità della città, che pretendono docce lunghe e calde a 2.500 metri di quota, camere singole e cene gourmet", fa sapere.
Ad aggiungersi alle richieste assurde è anche l'impreparazione dei molti che salgono in quota "in maniera pressapochista, fra chi non ha l'attrezzatura adeguata e viene da noi in pantaloncini corti e scarpette o ancora chi spende centinaia di euro di attrezzature che però non sa usare". Secondo Nicolini, a creare confusione sarebbero in particolare "quei finti influencer che raccontano i rifugi presentandoli come fossero alberghi facilmente accessibili e questo conduce i turisti a pensare di poter arrivare dappertutto e avere tutto con i soldi: in quota però i soldi hanno poco valore".
"Basta aver visto un video o un post sui social per diventare esperti di montagna, imboccando sentieri sentendosi perfetti alpinisti - fa notare il rifugista -. Peccato che non funzioni così e i risultati li vediamo nelle decine di interventi di recupero di illesi del soccorso alpino".
Il gestore del Tosa Pedrotti prosegue nella sua riflessione guardando anche al numero di persone sulle terre alte sempre più in crescita: "Non abbiamo bisogno di grandi numeri: abbiamo bisogno di persone che in montagna ci vanno per passione e con conoscenza perché l'esperienza in quota è fatta di nozioni che si imparano con il tempo, un po' come a scuola e improvvisarsi non è mai una buona idea".
"Quando vediamo escursionisti impreparati teniamo sempre a dare loro qualche consiglio - conclude Nicolini -. A fine stagione però ci si stanca, perché i più, soprattutto giovani, sminuiscono i nostri discorsi o addirittura ci ridono in faccia. E allora lasciamo perdere, con la speranza che prima o poi si arrivi a trasmettere messaggi più realistici della montagna e che dei social se ne inizi a fare buon uso".
"Qui al Tosa Pedrotti cercheremo, finché ci saremo noi, di continuare a far vivere il vero spirito della vita in quota, che è essenzialità e condivisione. Non a caso, fra chiacchiere e qualche canzone, c'è anche chi ha stretto amicizia o si è innamorato".












