"C'è anche chi chiama per sapere se c'è parcheggio", il gestore del Sette Selle sui turisti 'impreparati': ''Chiedono la camera singola ma abbiamo solo camerate''
"Molti arrivano qui senza nemmeno essersi informati a dovere: chiedono di dormire in una stanza singola in una struttura a 2.000 metri di quota che possiede solo camerate. Alcuni dicono che le cose siano cambiate dopo il Covid: per me gli escursionisti che pretendono 'di più' ci sono sempre stati"

PALÙ DEL FERSINA. Un rifugio con camerate e stanze con minino quattro posti letto e che ben rappresenta quelle che, quantomeno un tempo, erano le strutture in quota, nelle quali, come ricordano alcuni, si dormiva anche sulle panche utilizzate poco prima per cenare con un piatto di minestra. "Si potrebbe dire che le cose sono cambiate ma, secondo la mia esperienza, le persone che pretendono di più ci sono sempre state", racconta a Il Dolomiti Lorenzo Ognibeni, gestore del Sette Selle di Palù del Fersina.
Nel rifugio Sette Selle, che sorge nel cuore del Lagorai a quota circa 2.000 metri, una delle richieste che si sentono di più è quella relativa alla camera singola, "a dimostrazione di quanto poco la gente si informi prima di partire". Nella descrizione della struttura, reperibile online, si legge infatti che vi sono a disposizione soltanto stanze da 4 o 5 posti letto o ancora camerate da 15: "Ciononostante ci chiamano per prenotare camere singole o approdano qui chiedendoci di poter dormire da soli".
Richieste che talvolta si sommano anche a quella legata al "parcheggio delle auto, fatta da chi crede che qui ci si possa arrivare con i mezzi - prosegue il rifugista -. Dopo il Covid c'era paura e sicuramente il numero di persone che non volevano dormire nelle camerate era più elevato ma, in generale, escursionisti che ci hanno chiesto la stanza singola in questi nostri 15 anni di gestione ci sono sempre stati: molti sono abituati agli alberghi e quando arrivano in montagna pensano di poter trovare le stesse cose".
I servizi che vorrebbero poter trovare alcuni nei rifugi sono i più svariati e non si limitano alle camere singole, ma spaziano dalla pretesa di poter fare la doccia calda alla richiesta di poter mangiare pesce e bere cocktail a 2.500 metri di quota. Pretese che, forse, come suggerito qualche tempo fa a Il Dolomiti da Daniela Formenti, gestrice di Malga Cime, "vengono fatte perché ci sono gestori che le strutture in quota le snaturano e le gestiscono per 'business' invece che per passione, spiegendo i turisti a pensare che pagando si possa avere tutto, ovunque".












