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| 09 ago 2023 | 19:02

"Ci hanno chiesto spillatrici di birra e musica a tutto volume nei prati della malga", la gestrice: "Da parte nostra solo grandi 'no': vogliamo rimanere autentici"

La gestrice di Malga Cime: "Si parte dalle lamentele dovute al fatto che proponiamo 'solo' uno o due secondi fino alla richiesta di poter organizzare feste con musica a tutto volume. Sono cambiate davvero tante cose anche se, per fortuna, gli amanti dell'esperienza in quota non mancano"

"Ci hanno chiesto spillatrici di birra e musica a tutto volume nei prati della malga"

SEGA DI ALA. La montagna sta cambiando e testimoni ne sono non soltanto i rifugisti ma anche coloro i quali gestiscono strutture come le malghe. "Si parte dalle lamentele dovute al fatto che proponiamo 'solo' uno o due secondi fino alla richiesta di poter organizzare feste con musica a tutto volume - racconta a Il Dolomiti Daniela Formenti, che ormai da 10 anni gestisce Malga Cime con il marito -. Sono cambiate davvero tante cose anche se, per fortuna, gli amanti dell'esperienza in quota non mancano". 

Malga Cime, a Sega di Ala, in Lessinia, è stata acquistata ormai dieci anni fa da Daniela e il marito, che l'hanno ristrutturata, realizzando così un grande sogno: "La struttura è del 1800 e l'abbiamo sistemata cercando di mantenere le caratteristiche originarie del luogo". Un posto autentico e che tale vuole rimanere: "Da un paio d'anni a questa parte abbiamo cominciato a offrire anche il servizio di ristorazione, occasione per far assaggiare agli escursionisti i nostri prodotti e in particolare la nostra carne bio".

 

Non un vero e proprio ristorante, ma una malga che in Lessinia punta a far riscoprire la bellezza e l'autenticità dell'esperienza in quota: "Proponiamo piatti casalinghi a partire da materie prime biologiche e del territorio - prosegue Daniela -. Poche proposte fra uno o due primi e altrettanti secondi, perché non ci interessa diventare un grande ristorante. Come dolce, generalmente offriamo solo la torta di mele e non mancano infatti i clienti che si lamentano, perché qui vorrebbero poter trovare più varietà".

 

Alle lamentele legate alla 'carenza' di proposte nel menù, si aggiungono anche i 'consigli' di chi propone ai gestori della malga di ampliarsi, "mettendo ad esempio più panche e tavoli all'esterno o spillatrici di birra - racconta la titolare dell'attività -. Idee del genere ricevono sempre dei grandi 'no' da parte nostra perché non è nel nostro interesse aggiungere sempre più cose ma piuttosto fare poco e in maniera autentica - sottolinea ancora -. Ci sono stati nel tempo anche diversi giovani che ci hanno chiesto di poter organizzare feste con musica a tutto volume, approfittando del fatto che ci troviamo in una zona un po' isolata: ovviamente, ci siamo sempre rifiutati". 

"La nostra, è un'offerta sicuramente diversa da quella di molte altre strutture e tale deve rimanere. Chi in montagna ci va con la macchina per mangiare in malghe o rifugi pensando di essere in un resort è meglio che resti a casa - conclude Daniela -. La colpa, comunque, è di quei gestori che le strutture in quota le snaturano e le gestiscono per 'business' invece che per passione", lascia intendere. 

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