"Gravissimo atto" di chiodatura abusiva della via di arrampicata: "Deturpata la roccia con il trapano e aggiunti 2 spit" nella storica falesia del Nibbio

"Il messaggio deve essere chiaro a tutti: se non siete in grado di salire una via per come è stata concepita, cambiate posto. Il lecchese offre decine di pareti adatte a ogni livello. Non c'è alcun bisogno di rovinare capolavori storici per sopperire alle proprie mancanze". Non è stata gradita l'operazione di richiodatura della storica via 'Triangolo Industriale'

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Giù le mani dalla storia: deturpata la 'Triangolo Industriale' al Nibbio". Così inizia un post, pubblicato con preghiera di divulgazione, che nelle ultime ore sta girando sui social network. Si denuncia un "gravissimo atto di richiodatura abusiva" della via d'arrampicata chiamata appunto Triangolo Industriale, storica linea di arrampicata su roccia, aperta nel 1968 nella falesia del Nibbio (Lecco, sopra il Lago di Como), famosa per la sua difficoltà tecnica.
La denuncia e l'appello sui social: il testo del post
Si legge su Facebook, nel profilo di Luca Lozza:
Giù le mani dalla storia: deturpata la 'Triangolo Industriale' al Nibbio.
C'è un limite che non dovrebbe mai essere superato, ed è il rispetto per l'etica, per la roccia e per chi ha tracciato la strada prima di noi.
Nelle scorse ore è stato riscontrato un gravissimo atto di richiodatura abusiva al Nibbio (Piani Resinelli), una delle falesie storiche, più severe e iconiche del nostro territorio, dove è nata e si è sviluppata l'arrampicata libera lecchese.
All'inizio della mitica via "Triangolo Industriale" sono stati aggiunti arbitrariamente 2 spit. Non solo: le rocce circostanti sono state letteralmente deturpate con una serie di buchi inutili fatti con il trapano.
Il Nibbio non è una falesia commerciale da "addomesticare" a proprio piacimento. È un tempio dell'arrampicata che richiede rispetto, dita e testa. Le vie vanno lasciate esattamente come sono state concepite la prima volta. Invitiamo tutti – soprattutto chi usa il trapano con troppa leggerezza – ad andarsi a leggere la storia dell'apertura di questa linea nel 1968 e a ricordare chi l'ha liberata nei primi anni '80, ovvero Marco Ballerini. Solo studiando il passato si può capire il valore di ciò che si sta calpestando.
Il messaggio deve essere chiaro a tutti: se non siete in grado di salire una via per come è stata concepita, cambiate posto. Il lecchese offre decine di pareti adatte a ogni livello. Non c'è alcun bisogno di rovinare capolavori storici per sopperire alle proprie mancanze.
Ci auguriamo che chi ha commesso questo scempio si ravveda. Nel frattempo, gli spit abusivi verranno prontamente tolti per restituire immediatamente alla via la sua linea e la sua severità originale.
Condividete per far girare la voce. La storia della nostra arrampicata va difesa da tutti.












