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Travolto dal treno, ha la pelle nera. Un'altra vittima tra i profughi che cercano di raggiungere il Brennero?

Se fosse confermato che si tratta di un migrante sarebbe la terza morte in pochi mesi. Senza documenti e senza bagaglio, l'altra ipotesi è il gesto estremo di uno straniero

Di Donatello Baldo - 29 ottobre 2017 - 16:11

TRENTO. La notizia l'avevamo fin dalla mattina di ieri: una persona è stata investita da un treno all'altezza di Mattarello poco dopo le 5.30 della mattina. Non abbiamo scritto niente, l'ipotesi del suicidio ci ha consigliato la prudenza.

 

In questi casi a prevalere sul diritto-dovere di cronaca c'è la privacy, il rispetto della vittima e quello per i suoi parenti, la volontà di non 'pubblicizzare' il gesto estremo di chi si è tolto la vita, anche per non provocare eventuali emulazioni.

 

Ma nel susseguirsi delle ore l'ipotesi del suicidio si è fatta debole. Si apprende che si tratta di una persona presumibilmente di origine subsahariana. Nessun documento, né borse, né zaini. Nessun bagaglio e soltanto brandelli da cui non è stato nemmeno possibile risalire al sesso. Si sa che la pelle è nera. Solo questo.

 

Ma a far traballare l'ipotesi del suicidio c'è anche il luogo in cui è avvenuto l'impatto. Lì non ci sono attraversamenti, ponti, accessi, strade e stradine da cui facilmente si possa arrivare alle rotaie e aspettare che un treno passi e ti passi sopra.

 

Questa persona camminava sulla massicciata, forse da ore. E forse quel treno l'ha raggiunta di sorpresa: quella persona intirizzita dal freddo, dalla stanchezza e dalla fame non si è accorta del proiettile sparato a 150 km all'ora che arrivava. 

 

O forse sì, e tutte queste ipotesi sono campate in aria. Ma il dubbio viene se si considera che è già successo. Altre due volte: una nei pressi di Bolzano dove a morire è stato un ragazzo di soli 17 anni dell'Eritrea e un'altra verso Borghetto.

 

Quest'ultima volta era morta Rawda, una donna senza nome e senza identità fino a quando Valentina Sega e un gruppo di persone di Avio decise di andare fino in fondo per scoprire di chi fosse il corpo abbandonato alla camera mortuaria.
 

Le portarono un fiore, scoprirono fogli  e foglietti nella sua piccola borsa riposta lì vicino. Indagarono e scoprirono che aveva 30 anni, madre di una figlia 13enne, moglie di un oppositore politico eritreo imprigionato. Qui per cercare fortuna, decisa a raggiungere il cuore dell'Europa, morta nel tentativo di oltrepassare il Brennero.

 

Se anche questo fosse il caso di un profugo investito dal treno sarebbe la terza vittima, l'ennesima che si aggiunge al conto macabro di chi ha perso la vita durante il viaggio che porta migliaia di persone a lasciare tutto per scappare. 

 

Sono solo ipotesi, dubbi che saranno fugati quando la polizia scientifica confronterà le impronte digitali e scoprirà - forse - l'identità del 'soggetto ignoto'. "Qualche dito - ci dicono - è stato trovato in buone condizioni, sarà possibile rilevare le tracce dattiloscopiche". 

 

Aspettiamo di sapere, di capire se questa persona ha fatto di tutto per morire o se invece ha cercato in tutti i modi di continuare a vivere, camminando sulle rotaie verso il Nord, oltre il Brennero, verso una speranza tragicamente spezzata a Mattarello

 

 

 

 

 

 

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