Contenuto sponsorizzato

Cooperativa La Rete, dove i disabili sono protagonisti dei progetti e non cercano compassione

Al Muse la festosa chiusura di un percorso promosso dalla Cooperativa La Rete di 230 volontari, e otto disabili impegnati nell'acquisizione di competenze da spendere nel lavoro e nella vita. Ma la loro conquista non è tecnica. Hanno imparato ad avere maggior fiducia, credere in se stessi, a lavorare (tanto) in gruppo. Il racconto in un video fatto in casa

Di Carmine Ragozzino - 01 marzo 2018 - 19:29

TRENTO. Meglio giocare subito a carte scoperte. Questo è un articolo “di parte”. Ho a che fare con i disabili. E’ un fare  da volontario. Alla CooperativaLa Rete”. Il mio è un fare “di lato”, ultima fila dentro un’esperienza di umanità e servizio che quest’anno sarà trentennale.

 

Un’esperienza, quella de La Rete,  cresciuta nella pratica. La pratica, cioè, di concretizzare il diritto alla non esclusione, alla non sola compassione, di chi ha un credito con la vita. Di chi, pur menomato, diventa maestro di vita per caparbia e inarrivabile volontà. Senza saperlo, nella normalità di esistenze solo tecnicamente anomale.

 

Eh sì. Offrire parte del proprio tempo a chi ne ha più bisogno non è un’opera buona. Non è “fare del bene”, è “farsi del bene”. E’ imparare a non mettersi al centro. E’ fregare - finalmente fregare - il proprio ego per dimensionare i propri problemi e le proprie fisime.

 

Questo articolo è di parte perché sfrutta la cronaca per un ringraziamento. Gratitudine ai tanti disabili che sanno proporsi, perfino imporsi, nella dimensione personale e in quella collettiva. E gratitudine alla cooperativa sociale che nella sede-famiglia di via Taramelli chiude le porte al rischio deleterio del pietismo. Nei progetti che La Rete propone ai disabili si lavora. Si fatica. Tanto.

 

Ma il lavoro più importante – che sia la cura di un orto, un corso di teatro o l’abbozzo di una redazione giornalistica –- è “produrre” rispetto. Produrre una cultura che non vuol saperne di commiserazione e commozione anche quando, inevitabilmente, cresce l’affetto. Produrre una cultura nella quale “disabile” non è una “definizione”.

 

E’ per questo che “fare” con i disabili – e “far fare” ai disabili – richiama il grande Eduardo: gli esami non finiscono mai. E’ un esame tanto duro quanto gratificante costruire rapporti onesti, veri, tra abili (si fa per dire) e disabili. Ma ci si riesce accettando la forzata diversità come un’occasione che ti induce a riflettere sulla tua condizione. Non sulla loro.

 

Sono i disabili a farci lezione quando viene loro offerta la possibilità di un protagonismo che se ne infischia dei modi e dei tempi rallentati. Sono i disabili a insegnarci che se non corrono le gambe e non si agitano le braccia corrono, velocissimi, mente e cuore. Esempi? A La Rete ce ne sono tantissimi: 30 anni di attività valgono 300 anni di traguardi inimmaginabili.

 

 

Ma un esempio, il più recente, si può e si deve fare. Si è concluso dopo un anno e mezzo un percorso della Rete sostenuto dal fondo sociale europeo che ha visto otto disabili misurarsi su quelle che le teorie dell’inclusione sociale chiamano “competenze chiave”. Competenze per il lavoro. Per la vita. 

 

I partecipanti – centinaia di ore in un gruppo di belle e complesse singolarità – hanno migliorato le conoscenze informatiche, l’inglese e altre utilità. Ma non è questa – non solo questa - la forza del progetto. Insieme, sostenuti da operatori interni ed esperti esterni chiamati dalla Rete e dal partner “Cieffe”, hanno misurato le loro capacità. Le capacità di confronto, di operare in un gruppo accettandone delizie e croci, accelerazioni e stop, semplificazioni ed esagerazioni. Si sono attrezzati ad un’organizzazione personale e collettiva della fiducia: un’organizzazione mentale che diventa valore sociale - e socialità - nel quotidiano di ognuno.

 

Al Muse, in una festosa chiusura del progetto, i protagonisti sono saliti in cattedra senza alzarsi dalle loro carrozzine. Eppure hanno volato alto, nonostante il fisico tenda a inchiodarli  a terra.

 

Lo ha fatto Adriano, un esilissimo filo di voce che amplifica un messaggio a tutto volume nell’esprimere l’orgoglio di aver prenotato il concerto del suo idolo, Vasco, “facendo tutto da solo al computer”. Lo ha fatto Desiree nel vincere la sua spossante battaglia con l’agitazione e la lacrima facile per far capire quanto all’insicurezza non  si deve permettere di  ingrigire un mondo interiore che è multicolor. Lo ha fatto Ilaria nello scrivere un vocabolario facile e spontaneo per descrivere come sia indispensabile credere nelle proprie potenzialità. Anche quendo ogni parola è un’impresa.

 

Lo ha fatto Enrico nell’affermare con un sofferto freno alla frenesia la forza  dirompente dei suoi sogni, dei suoi molteplici interessi giornalistici e culturali. Lo hanno fatto Marica, Sonia e Mariangela nel sottolineare – ognuna a proprio modo ma alla fine tutte nello stesso modo – come la conquista di autonomia e la condivisione debbano andare di pari passo. Anche e soprattutto quando il passo è incerto. Lo avrebbe certamente fatto anche Giorgio, una colonna del gruppo. Lo farà, è sicuro che lo farà, quando con la sua appassionata volontà e la sua vitale curiosità  si farà presto beffa della sorte che si è di nuovo accanita contro il suo fisico.

 

I protagonisti del percorso di crescita personale e collettiva alla Rete si raccontano nel video fatto in casa che ha ispirato questo articolo. Ascoltateli ma più di tutto guardateli nelle immagini montate da Salvatore Romano. Vedrete oltre quello che dicono. Vedrete oltre la disabilità.  Vedrete persone che non chiedono quello che non possono. Che però pretendono quello che possono: tanto, tantissimo.

 

 

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 21 settembre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

23 settembre - 19:10

A lanciarlo il segretario del Partito Autonomista: "Assieme possiamo fare anche massa critica per portare avanti un certo tipo di istanze".  L'appello è rivolto alle forze di centro e autonomiste. Il segretario: "Assistiamo ad un crescendo di malessere tra i moderati nei confronti dei partiti nazionali''

23 settembre - 19:09

Il 19 settembre 2019 il Parlamento approva una mozione che mette sullo stesso piano in nome della memoria condivisa il nazionalsocialismo e il comunismo. Ma la misura, volta a compiacere i governi dell'Est Europa, non comprende la complessità della Storia

23 settembre - 16:12

L’esplosione si è verificata questa mattina in un supermercato a St.Jodok, sul versante austriaco del Brennero. Secondo la prima ricostruzione la causa dell’incidente sarebbe da ricondurre a degli operai che hanno inavvertitamente bucato un tubo del gas provocando la deflagrazione

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato