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Era uno della "Banda dei Mocheni": denunciato per gravi reati ambientali. Aveva trasformato un'area agricola in un'autodemolizione abusiva

La guardia di finanza di Trento ha scoperto un terreno di 1.500 metri quadri adibito a coltivazione di piante e foraggio sul quale era stato installata un'area demolizioni con automobili, elettrodomestici, colle, materiali plastici e rifiuti pericolosi. Una vera bomba ecologica

Pubblicato il - 16 marzo 2018 - 17:30

TRENTO. Demolivano automobili, elettrodomestici, smaltivano colle e materiali plastici, il tutto su un'area adibita ad uso agricolo per la coltivazione di piante e foraggio. I Finanzieri del gruppo di Trento hanno sequestrato a Pergine un’area di 1.500 metri quadri , che non esitano a definire una potenziale bomba ecologica, condotta da R.E. un 62enne che tempo fa era un affiliato della cosiddetta "Banda dei Mocheni" quel sodalizio criminale che fino a qualche anno fa era diventato tristemente famoso per violente rapine in ville e reati contro il patrimonio. Alcuni di loro erano stati incriminati anche per attività di spaccio, reati contro la persona e ancora rapina a mano armata e sequestro di persona.

 

 

Erano detti "Banda dei Mocheni" perché tutti originari della Valsugana e tra di loro durante i "colpi" parlavano, appunto, in mocheno pur essendo scambiati, proprio per questo, per stranieri, spesso slavi. L’operazione di servizio della guardia di finanza è scaturita dall’attività di controllo del territorio. Durante un giro di perlustrazione in una zona periferica di Pergine, vicina all’importante arteria stradale della Valsugana, è stata individuata un’area recintata, priva di autorizzazioni e licenze per condurre un’attività di autodemolizione.

 

Le indagini dei finanzieri hanno consentito di appurare che l’area era registrata come terreno ad uso agricolo per la coltivazione di piante e foraggio e che il numero di cellulare indicato sul cartello all’ingresso apparteneva a R.E., 62 anni, residente a Frassilongo (TN), già affiliato, come detto, alla “Banda dei Mocheni”, con una lunga lista di precedenti di polizia per furto, droga e armi, mentre l’area era intestata alla moglie, E.D., 56 anni di Trento. All’interno sono state trovate quantità ingenti di rottami, carcasse di automobili, alcune ancora provviste di targa, pile di pneumatici, batterie esauste, elettrodomestici, materie plastiche, colle e vernici. Sul cancello d’ingresso, chiuso col lucchetto, campeggiava un cartello in legno con l’indicazione di un numero di cellulare e una scritta che vietava genericamente l’ingresso ai non autorizzati. 

 

 

Dopo il via della Procura della Repubblica di Trento sono cominciate le perquisizioni dell’area e della residenza del proprietario e al termine delle operazioni, nell’area sequestrata sono state inventariate oltre venti tonnellate di materiale illecitamente stoccato, tra cui rifiuti pericolosi, il tutto sparso e accatastato in modo disordinato e esposto alle intemperie. In questo modo il materiale si presentava in avanzato stato di deperimento e con del percolamento nel terreno sottostante. R.E. è stato quindi denunciato quale responsabile di gravi reati ambientali e l’intera area è stata sottoposta a sequestro.

 

 

Adesso spetterà agli organi competenti effettuare le analisi chimiche dei terreni sequestrati e valutare il livello di inquinamento e di tossicità raggiunto nonché l’eventuale avvelenamento di falde acquifere sottostanti. È in corso, poi, la ricostruzione da parte dei finanzieri, sulla base dei documenti sequestrati, del volume d’affari dell’attività completamente in nero svolta sul terreno attualmente sotto vincolo giudiziario.

 
Sono, infine, in corso gli accertamenti per il recupero delle tasse sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani dovuta in base alle leggi nazionali e provinciali anche da chi eserciti, come in questo caso, l’attività di deposito non autorizzato di rifiuti. 

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