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"Bambi" mette nel sacco anche l'imbarazzo

L'associazione solidale che dal 2003 ha iniziato la sua missione in Fiemme e Fassa ha donato 2000 borsine porta sacche da drenaggio al reparto di chirurgia senologica dell'ospedale Santa Chiara. Un piccolo segno per dare colore e sorriso alle donne ricoverate. Ma il sodalizio fondato da Daniela Zanon ha una presenza costante accanto alle famiglie che devono patire la sofferenza della malattia di un figlio. Gli aiuti concreti - finanziari e psicologici - sono stati fino ad ora davvero tanti

Di Carmine Ragozzino - 24 September 2019 - 11:03

 

FIEMME E FASSA. “Mettere nel sacco” anche l’imbarazzo. E per farlo, affidarsi al colore. Al sorriso. Alla simpatia di un cerbiatto-logo.con sempliLa solidarietà può anche far rima con semplicità. Cosicché semplice, la allo stesso tempo importante, è l’ennesima iniziativa con la quale l’Associazione Bambi marca una presenza che dalle valli di Fiemme e di Fassa si è allargata negli anni all’intero territorio provinciale.

 

 L’imbarazzo messo nel secco è quello delle pazienti che nel reparto di chirurgia senologica dell’ospedale di Trento devono girare spesso con la sacca plastificata del drenaggio in “brutta vista”. Ebbene, Bambi ha donato nei giorni scorsi al reparto 2000 allegre porta-sacche di stoffa che bissano un’analoga e apprezzata donazione di qualche anno fa, avvenuta grazia all’indimenticata socia Monica Croce.

 

 “Può sembrare una cosa da poco – spiega Daniela Zanon, fondatrice a anima instancabile di Bambi – ma invece ci dà grande soddisfazione per il gradimento mostrato dalla dottoressa Marzatico e tutto il personale del reparto oltre che, naturalmente, dalle pazienti. Girare con la sacca del drenaggio in vista, un fatto inevitabile viste le dotazioni del reparto, aggiunge disagio al malessere che già deriva da un’operazione. Il nostro è un piccolo segno, ma l’associazione ne è orgogliosa".

 

 "Anche con questi piccoli ma tuttavia onerosi gesti - dice la Zanon - Bambi vuole essere ancora più vicini alle tante donne che lottano contro la malattia. Ai loro figli e famigliari a ricordo delle tante grandi donne in cielo. Per dare un sorriso e portare colore in quel reparto. Per lasciare un segno di amore e di speranza in nome della vita".

 

 Ma è anche è un modo discreto e crediamo simpatico per promuovere il lavoro di Bambi e farlo conoscere sempre di più perché c’è sempre enorme bisogno di sostegno. Bambi è la onlus di Daniela Zanon e di decine di volontari che dal 2003 ad oggi si sono mobilitati per star vicino alle famiglie dei bambini malati. Il sodalizio nacque da un lutto sofferto dalla sua fondatrice: il più lacerante lutto che possa capitare ad una famiglia con la perdita di un figlio. Daniela Zanon seppe trasformare quella sua tragedia in amore, coinvolgendo da subito un gruppo di amici cari e di conoscenti sensibili, oltre che un’associazione fin dall’inizio disponibile alla concretezza solidale come il Consorzio Autoriparatori di Fiemme e di Fassa.


 Prima in sordina e poi, anno dopo anno, con sempre maggiore capacità di mobilitarsi e di mobilitare, quelli di Bambi hanno cercato in ogni modo di lenire le sofferenze di chi ha la pena di vedere i figli ammalarsi di patologie serie. Una mobilitazione, quella di Bambi, avvenuta attraverso raccolte di fondi da mettere a disposizione di chi ha più bisogno ma anche, e soprattutto, garantendo a decine di famiglie quel supporto amicale, psicologico, di affetto che è una terapia di fiducia indispensabile per poter affrontare i traumi spesso devastanti delle malattie dei loro figli.

 

 “La lista dei nostri interventi è davvero lunga con centinaia di migliaia di euro raccolti e stanziati – dice ancora Daniela Zanon – ma non ha senso, né è giusto fare elenchi. Quello che conta è ribadire che Bambi c’è e continuerà ad esserci con tutte le forze di cui siamo capaci per dare aiuto tecnico ma anche morale”.

 

  L’aiuto tecnico fornito da Bambi è certificato in decine e decine di storie che grazie alla solidarietà sono diventate almeno un po' meno dolorose. Una famiglia che deve far curare un figlio lontano da casa ha bisogno di grande e partecipata attenzione: le spese per alloggiare accanto ad ospedali specializzati spesso lontani, le cure, quei tanti sussidi che non sono compresi nelle disponibilità garantite dall’ente pubblico ma che però sono vitali per vivere situazioni difficili con un po’ meno ansia e un po’ meno tensione.

 

  “Bambi – continua Daniela Zanon – prova ad esserci con una rete di volontariato motivata e coinvolgente. Bambi c’è – per quello che riesce a fare, finanziariamente grazie ad un passaparola continuo e alla presenza in alcune manifestazioni che ci permettono di raccogliere fondi. Non siamo molto bravi a farci pubblicità, ma nonostante questo siamo una realtà consolidata che è sul campo ormai da più di un quindicennio”.

 

 Eppure la promozione è fondamentale. Sul sito “www. associazionebambi.info” c’è quel che serve sapere sul sodalizio ed è possibile mettersi in contatto per ogni problema. “Sì – spiega Daniela Zanon – il sito internet lo abbiamo dovuto riattivare perché ci è capitato anche un oscuramento da parte di qualche hacker. Una brutta esperienza per la quale, dopo la nostra denuncia, gli inquirenti non hanno potuto venire a capo. Ma ora è tutto a posto”.

 

 E infatti proprio, oggi, in testa al sito si trova la più recente iniziativa solidale di Bambi, immediatamente attivata all’indomani della scomparsa di Flavia, volontaria della Croce Rossa, mamma, che la malattia ha strappato alla vita a 37 anni. “L'associazione Bambi – c’è scritto in home page del sito - propone una raccolta fondi al fine di aiutare la bimba di Flavia, che pochi giorni fa ci ha lasciato nonostante la sua lotta alla malattia sempre affrontata con il sorriso. Garantiamo un futuro sereno e gioioso alla piccola Rebecca. I versamenti possono essere fatti sul nostro conto corrente con la causale "Flavia per sempre" IBAN IT 97 U 08184 34570 000010012200”. Per essere ancora più vicini alle tante donne che lottano contro la malattia. E alle famiglie che meritano di non ammalarsi di portafoglio, solitudine e disperazione quando devono far fronte alla malattia dei figli.
 

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