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Coronavirus e scuola, mentre i genitori chiedono a Bisesti ''hai un piano?'', lui prova a scaricare su Roma ma la ministra risponde: ''Lavoriamo, ogni decisione condivisa''

Dal ministero guidato da Lucia Azzolina fanno sapere che "si sta lavorando e le decisioni saranno condivise a maggior ragione su materie concorrenti come possono essere la definizione del calendario dell'avvio dell'anno scolastico". Da parte dei genitori di scuola primaria la petizione per chiedere all'assessore Bisesti: “Lei ha un piano? Sta lavorando con un’unità di crisi che si confronta con scuola, docenti, personale scolastico, genitori e soprattutto studenti?”

Di Giuseppe Fin - 20 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. “Siamo tutti al lavoro sulle ordinanze per la conclusione di questo anno scolastico ma siamo al lavoro anche per l'avvio del prossimo e tutte le decisioni saranno condivise”. Questa la risposta che è arrivata dal dicastero dell'Istruzione guidato dalla ministra Lucia Azzolina.  Un intervento dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa locale dall'assessore provinciale Mirko Bisesti  “irritato” per la “mancanza di un confronto” tra Roma e le Regioni su come affrontare questa emergenza e quando ripartire.

 

Tre giorni fa era stata la stessa ministra Azzolina, anche a seguito di altre critiche, ad informare dell'istituzione di un tavolo “con esperti che lavoreranno, a fianco del governo, per mettere a punto il nostro Piano per il mondo dell'Istruzione”. “Non solo come ripartire a settembre, un tema su cui siamo già al lavoro, ma anche come costruire, uscendo da questa emergenza, una nuova scuola. Daremo risposte puntuali. E trasformeremo la crisi in opportunità” aveva scritto in un post.

 

E proprio dal Ministero, in risposta anche alle dichiarazioni dell'assessore Bisesti, fanno sapere che “le decisioni saranno condivise a maggior ragione su materie concorrenti come può essere la definizione del calendario di avvio dell'anno scolastico” precisando, inoltre, che “saranno previsti anche nuovi incontri”.

 

A far sobbalzare sulla sedia alcuni insegnanti trentini quest'oggi è anche il pensiero che è stato ventilato di sfruttare il fatto che gli insegnanti sono sempre o quasi in compresenza alle elementari. In questo modo uno potrebbe fare lezione in classe e l'altro online. “Sarebbe bello – hanno spiegato a ildolomiti alcuni insegnanti – ma non è per nulla vero che nella primaria vi sia una compresenza alta. Anzi, realisticamente se ora le compresenze, propriamente dette, arrivano ad appena il 10% dell'orario questo è già una gran cosa”.  Impossibile quindi pensare di utilizzare la compresenza nelle scuole primarie come una delle soluzioni. In alcune scuole, tra l'altro, la compresenza è ridotta ai minimi termini.

 

Se il piano fosse quello di adottarla occorrerebbe incrementare il corpo insegnante e non sarebbe facile per un tempo limitato e nella situazione di emergenza che stiamo vivendo. La soluzione, per qualcuno, potrebbe arrivare considerando una settimana di 6 giorni rimodulandola in modo tale da offrire tre giorni interi di lezione ad una parte di classe e altri tre interi all'altra parte dando la possibilità di far abbastanza rispettare la proporzione tra le materie. Ci sarebbe poi il problema delle mense che andrebbero riaperte e quello dei trasporti. 

 

Intanto da ieri su Change.org è partita una petizione (QUI IL TESTO) rivolta proprio all'assessore Bisesti nella quale alcuni genitori di bambini delle scuole primarie, essendoci l'autonomia scolastica, chiedono quale sia il programma dell'assessorato in questa situazione di emergenza.

“Siamo fortemente preoccupati dal futuro incerto della scuola e dei nostri figli e futuri cittadini” spiegano i genitori nel testo che accompagna la petizione .

 

Siamo basiti dal silenzio assordante dell’assessorato all’Istruzione della Provincia Autonoma di Trento” continuano. “Oltre al tragico bollettino giornaliero di guerra non sentiamo nessuna idea, ipotesi o progetto di riapertura della scuola e soprattutto nulla sulle modalità e condizioni affinché essa avvenga nel rispetto della sicurezza sanitaria di studenti, insegnanti e personale scolastico”.

 

I bambini più colpiti sono quelli che frequentano le scuole primarie. Questi bambini hanno bisogno della presenza fisica delle insegnanti e dell’interazione sociale con i compagni, non sono ancora preparati per concentrarsi e studiare in autonomia e non tutti sono autonomi nella lettura-scrittura. Da parte dei genitori viene sottolineata la delicata situazione vissuta dalla didattica a distanza dove le insegnanti non sono state adeguatamente aiutate a digitalizzarsi.

 

Per noi genitori si tratta di una didattica delegata a distanza, ruolo che non solo non eravamo preparati a sostenere, essendo in questo momento impegnati nell’emergenza sanitaria e lavorativa, ma che non può e non deve neppure essere delegato dalla scuola”.

 

Ed ecco allora che da parte dei genitori viene chiesto quale sia il piano della Provincia Autonoma di Trento e rivolgendo a Bisesti, se “pensa di aver messo in atto tutti gli strumenti ed il supporto tecnico e di metodo per formare il corpo docente all’utilizzo degli strumenti digitali e alla didattica a distanza”. In sintesi, viene chiesto all'assessore all'Istruzione della provincia di Trento “Lei ha un piano? Sta lavorando con un’unità di crisi che si confronta con scuola, docenti, personale scolastico, genitori e soprattutto studenti?”.

 

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