Si collegavano ai bancomat mentre dall'estero gli hacker 'costringevano' il sistema ad erogare tutto il denaro: arresto e perquisizioni a Bolzano
L'indagine dei militari dell'arma è stata denominata 'jackpotting' ed ha portato all'arresto di un cittadino moldavo e operato nove perquisizioni personali/domiciliari nei confronti di altre 7 soggetti, dei 13 complessivamente indagati. Il gruppo criminale avrebbe portato avanti 11 assalti a sportelli bancomat nelle provincie di Bolzano, Brescia, Vicenza e Mantova, nonché altri furti nei confronti di alcuni esercizi commerciali in Alto Adige

BOLZANO. Utilizzavano una particolare tecnica per 'connettersi' ai bancomat e sottrarre tutto il contante contenuto nella cassa: a Bolzano scatta l'operazione dei carabinieri. A seguito di un'articolata attività investigativa (denominata 'Jackpotting') infatti, i militari hanno arrestato un cittadino di origine moldava e operato nove perquisizioni nei confronti di altri sette soggetti, dei tredici complessivamente indagati. Fra i vari reati a carico del gruppo criminale, scrivono i carabinieri, spiccano 11 assalti a sportelli bancomat nelle provincie di Bolzano, Brescia, Vicenza e Mantova, nonché altri furti nei confronti di alcuni esercizi commerciali della Provincia di Bolzano.
La tecnica utilizzata per impadronirsi del contante contenuto nei bancomat (chiamata, appunto, 'jackpotting') consisteva nel praticare delle piccole aperture sugli Atm per poi raggiungere i cavi, collegarsi al sistema con delle apposite schede d'interfaccia e dei computer portatili (oppure tablet o smartphone) per poi aggirare i sistemi di sicurezza del bancomat, prenderne il controllo e 'costringerlo', grazie al lavoro di hacker operanti in remoto dall'estero, a erogare tutto il contante contenuto nella cassa. In due casi, spiegano i militari, i malviventi sono riusciti a farsi erogare banconote fino ad un totale di 70mila euro.
Un approccio innovativo che, a differenza degli assalti perpetrati con l'utilizzo di esplosivo, ha permesso agli indagati di operare indisturbati e senza attirare l'attenzione, perché gli istituti di credito si accorgevano del furto solamente con la riapertura delle filiali. Nel corso dell'indagine, oltre a ricostruire il particolare modus operandi della banda, è stato possibile documentare numerosissimi sopralluoghi (quasi un vero e proprio 'censimento', dicono le forze dell'ordine) in altri istituti di credito in tutto il Nord-Est, pronti per essere svaligiati.
I soggetti si sono serviti anche di alcune donne per i sopralluoghi all'interno delle banche: le insospettabili ragazze dovevano scattare foto e video dei sistemi di sorveglianza, affinché i membri del gruppo potessero valutare se portare avanti il colpo. L'indagine è partita un anno fa, nell'estate del 2021, quando una rapida sequenza di assalti bancomat in provincia di Bolzano (a Rifano, Varna, Montagna, Collalbo, Egna e Nova-Ponente) ha fatto scattare l'allarme. Durante uno dei colpi, i malviventi hanno dovuto abbandonare per fuggire alcuni dei dispositivi elettronici utilizzati ed i militari altoatesini (grazie anche alle analisi dei Ris di Roma) sono così riusciti a ricostruire gli spostamenti degli indagati, verificare le schede telefoniche utilizzate durante i colpi e metterle in correlazione con le immagini di videosorveglianza.
Nel corso delle perquisizioni domiciliari operate dai militari dell’arma nelle provincie di Bolzano, Padova e Vercelli, dicono i carabinieri: “E' stato possibile acquisire numerosi elementi di riscontro all’attività d’indagine. Sono stati infatti sottoposti a sequestro laptop, smartphone, cavi di collegamento per pc, uno dei particolari strumenti utilizzati per praticare l’apertura nei bancomat oltre a svariati arnesi da scasso e indumenti utilizzati per il travisamento. Fra gli strumenti sequestrati spicca un congegno idoneo a bloccare e disturbare le frequenze radio di telecamere e GPS, a conferma della particolare meticolosità del gruppo criminale e del suo livello tecnologico”.












