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Trento
14 ottobre | 19:36

Lo scandalo betting nel calcio. L'ex pro Stefan Schwoch: "Sbigottito. I calciatori hanno troppo tempo libero e troppi soldi a disposizione"

"Prima di esprimere giudizi definitivi vediamo cosà dira l'inchiesta, certo è che si parla di nomi importanti. Una volta i giocatori frequentavano il casinò, adesso possono scommettere tranquillamente stando seduti sul divano e utilizzano lo smartphone. Assurdo rischiare di perdere la faccia dopo i tanti sacrifici fatti" 

A sinistra Schwoch ai tempi del Vicenza e a destra in versione "post" calcio

TRENTO. Betting o calcioscommesse? Ludopatia o insostenibile leggerezza dell'essere in un mondo fatato, in cui i protagonisti, quasi sempre, vengono "travolti" da una valanga di soldi già in giovane età e si dimostrano non in grado di gestire situazione e finanze? Il calcio italiano rischia di essere travolto da un altro scandalo: l'inchiesta della procura di Torino sulle scommesse effettuate da calciatori è solamente all'inizio, ma i nomi dei tre indagati bastano e avanzano per far sobbalzare sulla sedia.. Per ora gli i destinatari degli avvisi di garanzia sono tre, il centrocampista bianconero Nicolò Fagioli, Sandro Tonali, passato in estate dal Milan al Tottenham e Nicolò Zaniolo, anch'egli trasferitosi in Premier League qualche mese e oggi in forza all'Aston Villa.

 

Questi ultimi due sono stati raggiunti dagli inquirenti addirittura nel ritiro azzurro di Coverciano, con tanto di sequestro dei telefoni. Il lavoro della magistratura torinese è ovviamente iniziato già diversi mesi fa, ma le rivelazioni dell'ex re dei paparazzi Fabrizio Corona (che evidentemente ha una sua fonte molto ben informata a riguardo), che ha ieri ha fatto il nome anche del romanista Nicola Zalewski (che si è dichiarato totalmente estraneo alla vicenda) e ha parlato di "almeno altri dieci giocatori e 5 squadre coinvolte", ha fatto sì che tutte le operazioni subissero una decisa accelerata.

 

Fagioli ha ammesso di aver scommesso su partite di calcio, Zaniolo e Tonali - da quanto si apprende - parlano di poker e blackjack senza tirare in ballo il pallone. Siamo solamente all'inizio di quello che potrebbe essere un altro scandalo del calcio italiano. Da ciò che è emerso in questi giorni sembra che non si tratti di calcioscommesse (ovvero l'alterazione di risultati al fine di scommettere e vincere) e che sotto la lente d'ingrandimento della magistratura non vi siano partite e risultati "strani", ma bisogna andarci con i piedi di piombo

 

Dunque, per ora, si parla di betting, ovvero delle "semplici" scommesse su uno o più eventi sportivi, effettuate però su piattaforme illegali: gli inquirenti stanno studiando a fondo diversi aspetti perché, molto spesso, i siti illegali di scommessa vengono utilizzati per il riciclaggio di denaro sporco. E poi, attenzione, per i calciatori è assolutamente vietato scommettere su eventi organizzati da Figc, Fifa e Uefa, come riportato dall'articolo 24 del Codice di Giustizia Sportivo.

E non è finita, anzi siamo solamente all'inizio di quello che potrebbe essere un vero e proprio tsunami per il calcio italiano e che sta riguardando ragazzi giovani, quelli che dovrebbero rappresentare il domani del pallone tricolore e della Nazionale.

 

Ma è veramente così? I calciatori hanno tutti tendenzialmente la "scommessa" facile o si parla di casi isolati?

Chi meglio di un calciatore può rispondere a tale quesito? Nessuno. E, allora, abbiamo chiesto al "Fromboliere d'Oltrisarco" Stefan Schwoch, bolzanino doc di nascita ma ormai vicentino d'adozione, che in carriera ha segnato valanghe di reti sui campi della serie B, dove è tutt'oggi recordman di reti segnate, il suo punto di vista.

 

Idolo delle folle a Venezia, Napoli e Vicenza, anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo è rimasto a contatto con il mondo del pallone, visto che - parallelamente alla sua attività di consulente finanziario per un'importante banca italiana - è un apprezzatissimo commentatore tecnico per Dazn, per cui "legge" le partite di serie A ogni fine settimana.

 

"Quando ho letto dell'inchiesta e dei nomi dei giocatori coinvolti - spiega Schwoch - sono rimasto sbigottito, come tutti, perché si tratta di ragazzi giovani e, come tali, la notizia colpisce ancora di più. Il tema è delicato e, la prima cosa da capire, è se questi ragazzi hanno scommesso anche sulle partite delle squadre in cui militano o militavano, se hanno effettuato scommesse nell'ambito del mondo calcio oppure esclusivamente su altri sport. E quante volte hanno giocato e quanto hanno scommesso. Se hanno commesso degli errori è giusto che paghino, certo è sarebbe una notizia che lascerebbe a bocca aperta, perché si tratta di ragazzi che hanno fatto tanti sacrifici per arrivare dove sono e guadagnano bene. Ecco, forse è questo il problema".

 

Cioè?

"I problemi principali sono che i calciatori hanno un sacco di tempo libero, spesso troppo, hanno una grande disponibilità economica e, dunque, scommettere certe cifre non rappresenta un problema, anzi non cambia minimamente loro la vita e, aspetto tutt'altro che secondario, con l'avvento di tutti i supporti digitali che esistono oggi è facile, anzi facilissimo scommettere. Lo si può fare dal divano di casa senza che nessuno ti guardi. Tutti oggi si stupiscono, ma è risaputo che tantissimi calciatori, un tempo, andavano abitualmente al casinò. Oggi è superato, perché si può giocare online praticamente a tutto".

 

Lei che idea si è fatto sulla vicenda?

"Beh, se sono andati a Coverciano a sequestrare i telefoni di due giocatori della Nazionale vuol dire che qualcosa è successo. Poi, come ho detto, bisogna analizzare i risvolti della vicenda e capire se si è trattata di una "leggerezza", nel caso in cui avessero scommesso su piattaforme illegali ma riguardo ad altre discipline sportive o se, invece, è stata infranta la legge. Un calciatore sa benissimo che non può scommettere su eventi calcistici. Mi sembra veramente assurdo che, per una sciocchezza simile, si rischi di perdere la faccia prima che i soldi".

 

Si parla spesso delle "cattive compagnie" che possono attrarre i calciatori, belli, danarosi e, dunque, facile preda di avventurieri e opportunisti.

"Direi che questa non può mai essere una scusante. Stiamo parlando di ragazzi di 21-22 anni, che frequentano il mondo degli adulti e devono comportarsi da tali, senza dimenticarsi che vivono, si allenano e giocano a fianco di professionisti con la "P" maiuscola, dei veri e propri esempi. Per carità magari qualcuno è stato condizionato, ma questo non può essere considerato come un'attenuante".

 

Durante la sua lunga carriera da calciatore, è mai stato avvicinato da qualcuno che le proponeva qualche "affare" in tema di scommesse.

"No, assolutamente. Nel 2007 venni ascoltato dalla Procura Federale, ma esclusivamente come testimone e, infatti, l'inchiesta non mi toccò minimamente".

 

E qualche compagno di squadra non le ha mai proposto qualche scommessa?

"Mai sulle nostre partite ma sì, mi è capitato che mi proponessero di piazzare qualche giocata. Ho sempre rifiutato, perché è una cosa che non mi è mai interessata. L'ho sempre visto come un modo per buttare via i soldi e, siccome sono sempre stato conscio della fatica che ho fatto per guadagnarli, mi sembrava e mi sembra tutt'ora assurdo sperperarli in questa maniera".

 

Come si può intervenire nel mondo del calcio per prevenire il fenomeno del betting tra i calciatori?

"Già viene svolta un'attività di prevenzione e informazione, ma bisogna continuare e trovare altre forme per far capire, una volta per tutte ai giocatori che chi scommette rischia di rovinarsi una carriera per una sciocchezza. Scommettere sulle partite di calcio è vietato, scommettere su altro, su piattaforme legali, ovviamente, è consentito ma non è un bel biglietto da visita certamente per uno giocatore, dal quale ci si attende sempre la trasmissione di messaggi positivi".

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