Travolto da un'auto 'pirata' e lasciato sull'asfalto, sulla morte del 13enne le parole dei medici: "Poteva essere salvato se fosse stato soccorso”
La tragedia è avvenuta a Negrar lunedì sera, il ragazzo stava tornando a casa quando è stato investito. L'automobilista non si è fermato e solo successivamente i carabinieri sono riusciti a rintracciarlo

VERONA. Sono drammatiche le evidenze che sono uscite nelle scorse ore sulla morte di Chris Obeng Abom, il ragazzino 13enne investito e ucciso da un'auto pirata.
I medici della terapia intensiva e d'emergenza dell'Azienda Ospedaliera universitaria di Verona hanno infatti spiegato che il ragazzo “poteva essere salvato se fosse stato soccorso” dopo l'incidente. Cosa che invece non è stata fatta perché l'uomo che lo ha travolto, un operaio di 39 anni poi rintracciato dai carabinieri (QUI L'ARTICOLO), lo ha lasciato steso sull'asfalto senza fermarsi a soccorrerlo.
Secondo i sanitari, secondo le notizie riportato dai quotidiani veneti, le lesioni riportate dal giovane non sarebbero da sole “compatibili con il decesso”, causato invece da “arresto cardiaco per ipossia da schiacciamento”. Il giovane è rimasto a terra fino a quando è stato dato l'allarme da parte di un passato e quel tempo trascorso, purtroppo, gli è stato fatale.
Nelle scorse ore, a seguito di immediate indagini, i carabinieri di Negrar di Valpolicella e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Caprino Veronese sono riusciti ad individuare il conducente dell'auto che ha travolto il 13enne.
Il 39enne è stato denunciato a piede libero per omicidio stradale, fuga e omissione di soccorso.


















