"Basta tragedie come quella di Matteo. Serve un cambio radicale". Il tema arriva anche al "Processo alla tappa": "Dai politici solo populismo e nessuna legge"
L'ex campione del mondo Maurizio Fondriest: "Si restringano le carreggiate e si facciano le corsie per ciclisti. Sono anni che chiediamo "il metro e mezzo". La presidente del Comitato Trentino Fci Giovannina Collanega: "Noi facciamo tutto il possibile, ma gli interventi devono arrivare dalla politica". Se n'è parlato anche al "Processo alla Tappa" con il durissimo intervento di Cristian Salvato, presidente dell'Assocorridori

TRENTO. "E' una follia pensare che i giovani non possano più andare in bicicletta perché la strada è pericolosa. Si stanno invertendo le responsabilità: bisogna fare qualcosa e subito e la "rivoluzione" deve essere strutturale: lo Stato e le amministrazioni locali devono capire che così non si può andare avanti".
Maurizio Fondriest, campione del mondo a Renaix nel 1988 e oggi apprezzato procuratore, è stato raggiunto dalla notizia della tragica scomparsa del giovane Matteo Lorenzi mentre è al seguito del Giro d'Italia.
"A novembre Iacomoni era stato miracolato dopo il frontale con un'automobile che si era lanciata in un sorpasso azzardato - prosegue il campione clesiano -, adesso piangiamo la morte di un ragazzo di 17 anni. Servono interventi importanti sulle strade, una diversa educazione stradale per tutti, automobilisti e ciclisti e pene più severe. Ben vengano le ciclabili, ma bisogna fare qualcosa di più. E non serve inventarsi grandi cose, basta prendere spunto dalla Francia e dalla Spagna, dove esistono corsie per le biciclette".
Ci spieghi meglio.
"E' molto semplice: si riduce la larghezza della carreggiata e conseguentemente la velocità di chi transita in macchina, si crea una corsia di un metro, un metro e mezzo, parallela, dove possono transitare esclusivamente le biciclette, che dunque avrebbero uno spazio loro dedicato. Ben vengano le ciclabili, ovviamente, ma dove non ci sono? Come si fa? Si vuole incentivare al massimo l'utilizzo della bici, si parla di mobilità green, ma poi mancano i percorsi. E, ripeto, è follia pensare che sia pericoloso andare in bici e, dunque, meglio non farlo".
Ai suoi tempi era così pericoloso andare in bicicletta?
"No, ma semplicemente perché c'era meno traffico. Adesso lo è molto. Eccome se lo è. Vedo automobilisti che, per guadagnare, venti, trenta secondi, un minuto si lanciano in sorpassi azzardati, passano a fianco delle bici quando basterebbe aspettare centro metri per effettuare la manovra in totale sicurezza per risparmiare pochi secondi. Ma di cosa stiamo parlando? Sulle strade bisogna andare più piano, ma questo non lo dico certamente io e bisogna educare gli automobilisti ad avere rispetto dei ciclisti. Così come, allo stesso tempo, bisogna far sì che chi va in bicicletta rispetti le regole, ci mancherebbe. Va bene chiudere al transito determinate strade ai ciclisti, sono d'accordo, ma forniamo loro delle alternative. E' ovvio che servono tempo e risorse, ma se mai si parte mai si arriverà da qualche parte. E, in questo caso, stiamo parlando della sicurezza e della vita delle persone".
In Trentino tutto il mondo del ciclismo è stato provato in maniera significativa, probabilmente indelebile, dalla morte di Matteo Lorenzi. La presidente del Comitato Trentino della Fci, Giovannina Collanega, è senza parola. Ma, allo stesso tempo, arrabbiata per una tragedia che si doveva e poteva evitare.
"La morte di Matteo è inaccettabile - commenta la presidentessa del Comitato trentino - che ci lascia senza parole. Non è possibile che un giovane esca per una seduta d'allenamento e perda la vita sulla strada. In questo momento viene da chiedersi che senso ha tutto ciò che facciamo: andiamo nelle scuole per promuovere il ciclismo, i bambini salgono sulle bicicletta e s'innamorano di questo meraviglioso sport e poi accadono queste cose, drammatiche, ingiuste. Ripeto: inaccettabili. Speravamo cambiasse qualcosa dopo la morte di Davide Rebellin e, invece, nulla è stato fatto: le strade restano pericolose per i ciclisti, non c'è rispetto da parte degli automobilisti e manca completamente l'educazione stradale nei confronti di chi pedala. Qualche settimana, al Tour of the Alps, ho assistito personalmente ad un episodio che mi ha lasciato basita: un uomo pretendeva di passare sulla strada chiusa per la corsa, è sceso dall'auto inveendo con espressioni irripetibili e sostenendo che avrebbe dovuto percorrere pochi metri. E, invece, dopo aver aspettato cinque minuti - dico cinque - si è messo in macchina e ha guidato per diversi chilometri. Ha dovuto attendere cinque minuti appena e sembrava impazzito. E poi sarebbe andato avanti senza preoccuparsi della sicurezza dei ciclisti. Sino a quando non cambierà questa cultura non faremo passi in avanti, ma servono interventi istituzionali decisi. Fatti di questo tipo non devono più accadere. Noi come Federazione e Comitato facciamo tutto che possiamo, ma è dall'alto che devono arrivare le decisioni importanti".
La Fci trentina ha espresso il proprio cordoglio in una nota ufficiale stringendosi "attorno al dolore delle famiglia e della società di appartenenza del ragazzo, l'Unione Sportiva Montecorona". E, contestualmente, il direttivo ha ritenuto opportuno cancellare la trasferta della propria rappresentativa juniores alla tappa di Nation's Cup che era in programma nel week end in provincia di Treviso.
Altresì sono state annullate le corse per Esordienti e Allievi che erano in programma sabato 11 e domenica 12 maggio a Pergine Valsugana e organizzate dall'Uc Valle di Cembra, il club nel quale Matteo Lorenzi aveva iniziato la propria carriera ciclistica.
Della tragedia avvenuta giovedì sulle strade trentine si è parlato diffusamente anche ieri - venerdì 10 maggio - nel corso del "Processo alla tappa", il contenitore di RaiDue condotto da Alessandro Fabretti post tappa del Giro d'Italia, che ha ricordato la scomparsa di Matteo Lorenzi e poi interrogato il presidente dell'Assocorridori Cristian Salvato, che ha utilizzato parole durissime.
"Siamo ancora qui a parlare di leggi che arrivano, tanto per utilizzare una metafora cicistica - queste le sue parole -, a 50 e 100 metri dal traguardo e poi non vengono firmate. Quando accadono tragedie come queste, però, tutti si riempiono la bocca e fanno populismo, come accaduto anche in passato in occasione delle morti di Michele Scarponi e del mio amico Davide Rebellin. Quelli che abbiamo messo lì noi dovrebbero vergognarsi. A nome di tutti i ciclisti ribadisco che siamo indignati: tutti quanti noi dovremmo fare qualcosa per spingere verso un cambiamento. Qui non si parla solamente dei professionisti. Mi rivolgo anche ai leoni da tastiera, che sui social scrivono che odiano i ciclisti: qui stiamo parlando anche di chi va a lavorare in bicicletta, del bimbo che si reca a scuola. In Italia, se fate caso, quando una macchina si ferma in prossimità delle strisce, il pedone ringrazia il conducente, quando invece quello è un suo diritto. Continuiamo a chiedere il "metro e mezzo" (come sostiene anche Fondriest, ndr) e speriamo qualcosa possa cambiare".












