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Pesticidi nella coltivazione delle mele, lo studio: "Rilevati anche in alta quota". L'analisi in Val Venosta: "Nel suolo e nella vegetazione trovate diverse sostanze"

È quanto ha rilevato uno studio dell'Università Kaiserslautern-Landau (RPTU) e dell'Università di Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna (BOKU) che ha analizzato la situazione in Val Venosta, "la più grande area di coltivazione di mele d'Europa"

Di Giuseppe Fin - 13 febbraio 2024 - 07:04

BOLZANO. Pesticidi non solamente nell'area di coltivazione ma in tutta la valle e fino a quote elevate. E' questo uno dei risultati di uno studio condotto in Val Venosta dall'Università di Kaiserslautern-Landau e dall'Università di Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna. (QUI LA NOTA SULL'INTERO STUDIO)

 

La Val Venosta è la zona più grande di coltivazione di mele in Europa. “Le mele altoatesine – viene spiegato ad inizio dello studio -  sono note per il loro aspetto perfetto, che spesso va di pari passo con l'uso di grandi quantità di pesticidi durante la produzione. Un nuovo studio condotto  dimostra che questi pesticidi non rimangono nell'area di coltivazione, ma possono essere rilevati in tutta la valle e fino alle alte quote. Le miscele di pesticidi rilevate possono avere effetti nocivi sull'ambiente”.

 

L'ANALISI DEI PESTICIDI
Il team di studiosi ha analizzato la contaminazione da pesticidi lungo l'intera valle fino alle alte quote. Per il loro studio, i ricercatori hanno stabilito un totale di undici cosiddetti transetti altitudinali lungo l'intero asse, tratti che si estendono dal fondovalle a 500 metri sul livello del mare fino alle cime delle montagne sopra i 2.300 metri. Il team ha prelevato campioni ogni 300 metri lungo questi transetti altitudinali. È stato raccolto materiale vegetale e sono stati prelevati campioni di suolo in un totale di 53 zone.

 

L'analisi successiva ha mostrato che, sebbene i pesticidi diminuiscano complessivamente ad altitudini più elevate e con la distanza dai meleti, i ricercatori hanno comunque rilevato diverse sostanze nel suolo e nella vegetazione, anche nell'alta Val Venosta, dove la coltivazione delle mele è quasi inesistente

 

(La distribuzione del numero di pesticidi nell'ambiente è stata modellata sulla base dei rilevamenti in 53 siti di campionamento (punti neri). Grafico: Jakob Wolfram, RPTU)

 Jakob Wolfram, RPTU

"Abbiamo trovato le sostanze in valli montane, sulle cime e nei parchi nazionali" hanno spiegato i ricercatori. A causa dei venti di valle, a volte molto forti, e delle correnti termiche ascensionali della Val Venosta, le sostanze si diffondono più di quanto si possa pensare in base alle loro proprietà chimiche e fisiche. “Anche alle basse concentrazioni misurate, i pesticidi possono avere effetti subletali sugli organismi. Per le farfalle, ad esempio – viene spiegato -  ciò potrebbe significare una riduzione della deposizione delle uova, con conseguente riduzione della popolazione”.  I ricercatori hanno trovato un totale di 27 tipologie di pesticidi. Ma viene anche spiegato che le misurazioni sono state effettuate all'inizio di maggio e che altri prodotti vengono utilizzati durante la stagione di crescita fino al raccolto. 

 

I ricercatori si sono detti preoccupati per la diffusione. "Le concentrazioni che abbiamo trovato non erano elevate, ma è stato dimostrato che i pesticidi influenzano la vita del suolo anche a concentrazioni molto basse", ha spiegato Johann Zaller dell'Università di Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna.  "Sappiamo da studi precedenti (Caroline Linhart et al 2021, Environmental Sciences Europe) che i parchi giochi dei bambini vicino ai meleti sono contaminati da pesticidi. In alcuni casi anche durante tutto l'anno", afferma il coautore della ricerca Koen Hertoge, che vive in Val Venosta. “I risultati attuali mostrano una nuova dimensione del problema, poiché anche le aree più remote sono contaminate dai pesticidi".

 

Le misure da mettere in campo, viene spiegato alla fine, sono quelle della riduzione o addirittura il divieto dell'uso di pesticidi, almeno per quanto riguarda le sostanze rilevate nelle aree più elevate. E' importante promuovere pratiche di gestione che favoriscano anche le interazioni benefiche tra insetti e parassiti, la cosiddetta biodiversità funzionale nel meleto e nell'area circostante. E' poi necessario introdurre un monitoraggio sistematico che preveda misurazioni in varie località durante l'anno, al fine di stimare l'apporto di pesticidi. 

 

Anche le grandi catene di supermercati potrebbero fare la propria parte promuovendo “l'accettazione” di mele "non così perfette come spesso si vedono". 

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