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Trento
12 dicembre | 12:39

"Consumiamo un lago di Caldonazzo di petrolio in 9 giorni, un Dos Trento di carbone in 8 ore: gas serra 'volano' e si rileva una sottostima del cambiamento climatico"

L'analisi di Giacomo Poletti, che fornisce una serie di dati per ricostruire l'impatto del cambiamento climatico anche in Trentino: “Basta andare indietro di qualche decennio per accorgersi che i valori sono già alla deriva, anche se nel quotidiano le oscillazioni meteorologiche ci possono portare qualche momento fresco (senza contare i nuovi standard di percezione, dato che quasi nessuno ricorda o conosce il clima di 50 o 100 anni fa)”

TRENTO. Mentre la crisi climatica sembra ormai scivolare inesorabilmente indietro nella lista delle priorità a livello internazionale negli Stati Uniti in primis – i consumi di combustibili fossili sono alle stelle, e nelle pubblicazioni più recenti si inizia a rilevare una sottostima delle previsioni sul cambiamento climatico fin qui considerate. A sottolinearlo, in un'analisi che tocca direttamente anche il Trentino, è l'ingegnere ambientale Giacomo Poletti, esperto di meteorologia e punto di riferimento per la comunità meteorologica trentina.

 

“Come noto a molti – scrive – in questi giorni siamo sui massimi storici dell'estrazione di petrolio (105 milioni di barili al giorno, bruciamo un lago di Caldonazzo di petrolio ogni 9 giorni) e praticamente anche di carbone (si brucia un Dos Trento ogni 8 ore). La concentrazione di gas serra così 'vola' e, come purtroppo mostrano le ricostruzioni climatiche, in passato il pianeta ha sempre risposto velocemente (certo non con i tempi dei social, ma spesso in pochi decenni) alle variazioni di Co2 in atmosfera”. In termini numerici infatti, spiega Poletti, il volume del Lago di Caldonazzo è pari a circa 143.000.000 di metri cubi; contando un consumo globale giornaliero di 16.000.000 di metri cubi di petrolio, si sfrutta un volume pari a quello del lago trentino in, appunto, circa 9 giorni. Per quanto riguarda il carbone invece, Poletti ha calcolato il volume del Doss Trento approssimando un parallelepipedo di 110.000 metri quadrati di superficie e circa 106 metri di altezza, per un totale di 11.660.000 metri cubi. Contando che ogni giorno si può stimare l'estrazione di circa 35.000.000 di metri cubi di carbone, continua Poletti, la proporzione è di un terzo sulle ventiquattro ore - e quindi, appunto, circa 8 ore. Una stima visiva che può aiutare a capire l'entità dell'effettivo consumo di combustibili fossili nel contesto internazionale.

 

Recenti pubblicazioni – continua – cominciano a rilevare una sottostima delle previsioni sul cambiamento climatico fin qui considerate: a titolo di esempio, nella conferenza Cop di Parigi del 2015 si ipotizzava il superamento dei fatidici 1,5 gradi di aumento globale nel 2042, ora le proiezioni lo vedono nel 2029 (e forse sono già troppo ottimistiche visto che l'anno scorso per molti mesi siamo stati sopra questa soglia). Non resta quindi che monitorare anno dopo anno quanto sta accadendo, compreso l'eventuale avvio di fenomeni non lineari (ad esempio collasso Corrente del Golfo, scomparsa foresta amazzonica causa cambio regimi piovosi eccetera)”.

 

Tornando al Trentino, spiega l'esperto: “Basta andare indietro di qualche decennio per accorgersi che i valori sono già alla deriva, anche se nel quotidiano le oscillazioni meteorologiche ci possono portare qualche momento fresco (senza contare i nuovi standard di percezione, dato che quasi nessuno ricorda o conosce il clima di 50 o 100 anni fa)”.

 

Proprio di questo il Dolomiti aveva già parlato nelle scorse settimane, in occasione della fase 'fresca' registrata in novembre: una flessione delle temperature non certo eccezionale e 'circondata', a livello globale, da un dato aggregato da record. In altre parole, per chi di fronte a qualche giorno sotto media si chiede, con un tocco di fine ironia, dove sia finito il cambiamento climatico, la risposta è sempre la stessa: non se ne è mai andato. E i dati riportati da Poletti per quanto riguarda il territorio trentino confermano – ancora una volta – il trend.

 

L'esperto ha infatti ricostruito le minime giornaliere in due stazioni – a Trento Laste, 312 metri d'altitudine, e al Passo Rolle, 2012 metri di quota – nei primi 10 giorni di dicembre quest'anno, 50 anni fa e 100 anni fa. Corredando il tutto, tra l'altro, con i dati relativi alla concentrazione di Co2 nell'atmosfera: 304 parti per milione nel 1025, 332 ppm nel 1975 e 426 ppm nel 2025. E i numeri parlano chiaro: a Trento nel 1925 le minime sono state al di sotto dello zero tutti i giorni, con un valore medio di -6,9 gradi centigradi. Il valore si è alzato notevolmente nel 1975 - con una media di -0,2 gradi - per poi innalzarsi ancora ai 3.3 gradi centigradi di quest'anno. Dinamica molto simile quella registrata al Passo Rolle, dove i primi dieci giorni di dicembre 100 anni fa avevano registrato una media delle minime di -11,2 gradi centigradi, salita a -4,1 nel 1975 e addirittura a -1,7 nel 2025

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