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Trento
26 novembre | 19:11

Una fase 'fresca' in un mondo sempre più caldo: dall'Artico al Trentino, perché un 'cono gelato' ci aiuta a capire le nuove dinamiche del clima

Mentre in Trentino si vive una fase 'fresca', a livello globale Copernicus certifica come, nuovamente, le temperature medie siano a un massimo storico per questi giorni di novembre

TRENTO. Tra l'oggi e il lungo periodo; tra il locale e il globale. In ogni ambito d'analisi fare un passo indietro ed allargare il proprio sguardo prima di valutare un fenomeno è buona norma. Soprattutto quando si parla di cambiamento climatico, risolvere la tensione tra il particolare ed il generale diventa necessario per non affidarsi esclusivamente ai propri sensi, alla propria memoria e al proprio contesto geografico. Ed è così che, guardando indietro nel tempo ed oltre i nostri confini, si scopre da una parte che la fase 'fresca' che da diversi giorni sta interessando il Trentino – e buona parte del Nord Italia – non è eccezionalmente 'fresca', mentre su scala globale negli scorsi giorni si è segnato, nuovamente, un massimo a livello di temperatura media per questi giorni di novembre

 

In altre parole, per chi di fronte a qualche giorno sotto media si chiede, con un tocco di fine ironia, dove sia finito il cambiamento climatico, la risposta è sempre la stessa: non se ne è mai andato.  

 

“In Trentino siamo in un periodo fresco, ora – dice a il Dolomiti Giacomo Poletti, ingegnere ambientale e punto di riferimento per la comunità meteorologica in Provincia – ma anche in fase di aumento di temperature a livello globale ci saranno sempre zone più calde e più fredde nel mondo. Il meteo mondiale è fatto di ondulazioni e anche in un contesto mediamente più caldo è possibile registrare aree fresche. È come un gioco di probabilità: su 10 palline a disposizione da estrarre, oggi la maggior parte sono tendenti al caldo e ben poche risultano sotto media. In questi giorni abbiamo 'estratto' una pallina fresca". E come anticipato, le stesse fasi 'fresche' non raggiungono poi valori così eccezionali.

 

Oggi – spiega l'esperto – siamo circa 2 gradi sotto i valori medi in Trentino (nelle ultime ventiquattro ore la colonnina di mercurio si è mossa tra i +1,6 e i +12 gradi centigradi alla stazione di Trento Laste ndr), domani potremmo arrivare anche a 3-4 gradi al di sotto del dato storico in quota, mentre a valle la presenza del föhn mitigherà le temperature. Quel che è certo è che anche in queste fasi più fresche non si sfiorano quasi mai i record di freddo del passato, mentre al contrario ad ogni ondata di caldo si rischia ormai di ritoccare i primati di temperatura, siglati tra l'altro spesso proprio negli ultimi anni”. 

 

“Se guardiamo alla città di Trento – continua – negli anni '60 per esempio era più frequente scendere a fine novembre fino a -5, -7 gradi centigradi di minima. Valori che oggi sarebbero visti come eccezionali. L'uomo poi è un 'animale' tropicale; in altre parole ci abituiamo velocemente al caldo: per questo anomalie 'calde' anche eccezionali nei valori di minima, in particolare in inverno, passano giocoforza sottotraccia. Quando anomalie di quella stessa portata si verificano in contesti climatici ben meno 'gentili' rispetto al nostro, gli effetti si fanno sentire maggiormente”. 

 

E pur sommando tutte le anomalie, come detto, il risultato oggi rimane lo stesso: a livello planetario le temperature continuano ad alzarsi. L'ennesima conferma arriva dall'ultima rilevazione effettuata da Copernicus – il programma europeo di osservazione della Terra – che conferma come, mediamente, la temperatura dell'aria sulla superficie terrestre, come sempre ormai, sia vicina ai valori massimi, superando il 24 novembre i livelli record della stessa giornata del 2023 e 2024.

 

“Come detto – continua Poletti – le fasi fresche continuano a essere una possibilità, ma su scala globale non c'è partita. E il discorso vale non solo per la temperatura dell'aria ma anche, e forse soprattutto, per quella dei mari, la cui variabilità sul fronte termico è minore: quando masse d'acqua grandi si scaldano poi ci vuole molto tempo prima che le temperature calino, se calano. E gli effetti di questa energia si fanno sentire nelle perturbazioni: basti pensare a quanto si è verificato la scorsa settimana in Friuli o ancora alla grandinata che ha interessato Trento qualche giorno fa. Parliamo di fenomeni normalmente più 'estivi' che oggi, proprio a causa della maggior energia in gioco, si verificano anche in periodi lontani dal trimestre caldo”. 

 

Sempre grazie a Copernicus è possibile osservare come le temperature dell'Atlantico settentrionale e dell'Artico siano particolarmente alte, in particolare a ridosso delle coste del Canada e della Groenlandia: “Proprio in Groenlandia – spiega Poletti – all'inizio della scorsa settimana si sono registrate fortissime anomalie termiche, con temperature anche di 20 gradi superiori alle medie. Ci sono diversi studi che mostrano come un aumento delle temperature all'estremo nord possa portare a un indebolimento del vortice polare (l'enorme corrente fredda che 'ruota' attorno al Polo Nord ndr) e a ondulazioni più ampie e più lente della corrente a getto. In altre parole, paradossalmente più caldo fa nella zona artica, più è possibile che si verifichino ondate fredde a latitudini più basse. Spesso si usa la cosiddetta metafora del cono di gelato per spiegare questo fenomeno: se il cono è freddo, il gelato (le palline di gelato rappresentano il Polo) mantiene meglio la sua temperatura e non cola in basso (verso l'Equatore). Se la cialda è calda però, le temperature più alte favoriscono la fusione del gelato (del Polo) che cola più in basso: la 'colata di gelato' rappresenta proprio l'ondulazione di aria fredda che scende verso le nostre latitudini”. 

 

Facendo un passo indietro, in altre parole, il 'fresco' di questi giorni non è un'anomalia né la 'prova' dell'inesistenza del cambiamento climatico: è semplicemente un fenomeno che, probabilisticamente, risulterà sempre meno frequente. Negli scorsi giorni ne aveva parlato anche la Società meteorologica italiana, analizzando le intense nevicate che hanno interessato in particolare il Cuneese, spingendosi più a sud, fino a imbiancare i monti della Sardegna

 

“Se diamo uno sguardo al passato – conclude Poletti – proprio il 26 novembre del 1827 le cronache per esempio registrarono una forte nevicata a Orbetello, in Provincia di Grosseto. Nella fase climatica attuale, nel sud della Toscana sarebbe impensabile registrare accumuli nevosi a livello del mare a fine novembre, i fiocchi si spingono al massimo attorno attorno ai 500-600 metri di quota nelle ondate più severe e nel centro/nord della Toscana, mentre le nevicate degli scorsi giorni non sono scese sotto i 1100-1200 metri. Gli episodi freddi insomma non sono spariti, ma si collocano ormai dentro un clima ben più caldo rispetto al passato. E in zone dal clima mediamente 'gentile' come le nostre, senza numeri alla mano accorgersene non è facile: diverso è il discorso per chi vive, per esempio, a Teheran, dove la persistenza dell'alta pressione e la mancanza di piogge stanno invece mettendo a rischio l'approvvigionamento di acqua della città con il rischio, se le cose non cambieranno, di evacuazioni parziali nella capitale iraniana”.

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