Calcio regionale in lutto: è morto Remo Minati. Per tutti era l' "Hombre" di Bolzano. In gioventù ha giocato per 14 anni in Colombia
La sua vita? Avventurosa, tanto per utilizzare un eufemismo: in Colombia si era trasferito poco più che 18enne (viaggiando in nave, partendo da Genova, passando per il Venezuela) per militare nel Deportivo Cali, una delle formazioni più forti del paese. Centravanti in Italia, mediano nel torneo colombiano, esordì in prima squadra nel derby cittadino contro il Boca Juniors.

BOLZANO. Tra poco più di un mese avrebbe compiuto 92 anni. Per tutti era semplicemente "L'Hombre", un soprannome "sudamericano" che gli era stato affibbiato dopo aver trascorso 14 anni in Colombia, dove si era trasferito poco più che maggiorenne per giocare a calcio.
E' un giorno triste, tristissimo per il calcio dilettantistico regionale, che piange la scomparsa di Remo Minati, volto storico del pallone di casa nostra, prima come giocatore, poi come tecnico pluri vincente e infine come opinionista, sia sulla carta stampata che sulle reti televisive locali.
Classe 1934, bolzanino doc, Minati era conosciuto da tutti, dirigenti, allenatori, calciatori e addetti ai lavori, dal lago di Garda sino a Merano.
La sua vita? Avventurosa, tanto per utilizzare un eufemismo: in Colombia si era trasferito poco più che 18enne (viaggiando in nave, partendo da Genova, passando per il Venezuela) per militare nel Deportivo Cali, una delle formazioni più forti del paese. Centravanti in Italia, mediano nel torneo colombiano, esordì in prima squadra nel derby cittadino contro il Boca Juniors.
Dopo aver indossato le maglie di altre squadre, tra cui un'esperienza in Venezuela, aver conosciuto Sivori e Altafani in occasione di un'amichevole con il Napoli, a 33 anni Minati fece ritorno nella "sua" Bolzano.
Un impiego come autista, poi venticinque anni da dipendente comunale, continuando a giocare a calcio - prima - e allenando poi.
Durante la sua lunghissima carriera ha guidato le squadre più importanti dell'Alto Adige, con diverse "puntate" anche in Trentino: ha portato il Bolzano in Quarta Serie, poi ha collezionato tre promozione consecutive con il Passirio Merano e in serie D è stato anche sulla panchina del Rovereto. E, ancora, Salorno, cinque anni alla Dolomitica di Predazzo, Virtus Don Bosco, Laives e Laces, "una squadra tedesca e io non parlavo una parola di tedesco" confidò qualche anno fa con grande simpatia a chi gli chiese di raccontare la sua carriera.
E, una volta, smessa l'attività da tecnico è diventato uno degli opinionisti più apprezzati del panorama, prima sulle colonne dell'Alto Adige con la sua rubrica del lunedì - "La panchina dell'Hombre" - e poi sulle tv locali dove, sempre in maniera simpatica, non le mandava a dire a nessuno.
Sì, perché Remo Minato, oltre ad avere un'enorme competenza in materia calcistica, era dotato di un'ironia sottile, a cui abbinava una memoria eccezionale e grande sincerità. Sempre, anche quando si trattava di "tirare le orecchie" a qualche amico.
L'Hombre del calcio regionale non c'è più: mancherà veramente a tutti.












