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Trento
19 gennaio | 21:15

Dal ricambio generazionale alla burocrazia, le difficoltà del volontariato. Lilt: "C'è ancora solidarietà ma le persone sono più titubanti". Avis: "Servono strumenti concreti"

Le associazioni di volontariato Avis e Lilt a confronto sulle difficoltà tra ricambio generazionale, burocrazia crescente e difficoltà di conciliazione attività solidale e lavoro. La presidente di Lilt, Valentina Cereghini: "E' cambiato l'approccio al volontariato". La presidente di Avis, Elisa Viliotti: "Un grammo di plasma vale più di un grammo d'oro"

TRENTO. Ricambio generazionale, carico burocratico e difficoltà nel conciliare impegno solidale e lavoro. Questo è il quadro che emerge dalle associazioni trentine Avis e Lilt, dove il volontariato continua a resistere, ma con delle sfide evidenti per il suo futuro.  

 

“Siamo abbastanza fortunati come associazione - spiega Valentina Cereghini, presidente dell’associazione Lilt - perché il numero dei nostri volontari è stabile e negli ultimi anni non abbiamo registrato particolari variazioni”.  Ad oggi, i volontari dell’associazione sono circa 240, distribuiti su tutto il territorio provinciale e organizzati in dieci gruppi, uno a Trento e gli altri nelle diverse aree del Trentino. “Questo ci permette di essere una rete di riferimento molto capillare, presente con attività ovunque sul territorio”.

 

Questa stabilità però, è legata anche a un altro fattore: l’età. “Abbiamo volontari con un’età medio-alta, spesso sopra i 65 anni, probabilmente legato anche al tema oncologico e alla difficoltà per i giovani di avvicinarsi a questo tipo di impegno. Negli anni, inoltre, è cambiato l’approccio al volontariato, la spinta alla solidarietà c’è ancora, ma oggi le persone sono più titubanti di fronte a un impegno sul lungo periodo”. 

 

Diversa la situazione per realtà come Avis, che in Trentino conta 24 mila associati, con un saldo positivo di circa mille persone all’anno tra entrate ed uscite ogni anno e 46 sottosezioni diffuse sul territorio: “L’età media è tra i 40 e i 45 anni, per questo siamo una delle Avis più giovani d’Italia, con molti presidenti under 30 e un 30 per cento di soci sotto i 30 anni” spiega Elisa Viliotti, presidente dell’associazione. 

 

Qui non mancano i donatori, spesso giovani che seguono l’esempio dei genitori, ma restano difficoltà nei ruoli più strutturati: “I servizi socio-assistenziali, con infermieri e responsabilità organizzative, sono difficilmente compatibili con un lavoro a tempo pieno” dice Viliotti.

 

A questo si aggiungono le difficoltà normative: “Il recente disegno di legge sul volontariato - spiega la presidente - approvato in Consiglio provinciale non ha risolto i problemi principali, che sono comuni a livello nazionale. Ha aumentato il carico burocratico introducendo un nuovo registro. Noi reggiamo, ma non tutte le realtà hanno le forze per farlo”.

 

Il vero nodo resta il ricambio generazionale: “Abbiamo chiesto strumenti concreti, come permessi non retribuiti per potersi assentare dal lavoro e svolgere attività di volontariato con dignità. Senza questo, per un giovane è quasi impossibile assumere ruoli di responsabilità” specifica Viliotti. 

 

Sul fronte sanitario, il Trentino è autosufficiente per il sangue intero, raccogliendo circa 24 mila unità l’anno ed esportandone 7 mila sacche verso due ospedali del Lazio. Negli ultimi mesi del 2025, però, si è registrato un lieve calo, dovuto alla riduzione delle sedute di raccolta e alle disdette dei donatori.

 

Molto più critica invece la situazione del plasma: “Non siamo autosufficienti né come regione né come Paese - spiega la presidente - e siamo costretti ad acquistare sul mercato internazionale farmaci salvavita derivati dal plasma”. 

 

Il fabbisogno di immunoglobuline cresce del 7 per cento all’anno dal 1994, mentre la raccolta resta insufficiente: “In tre anni siamo passati da 13,4 a 16,3 chili ogni mille abitanti, ma l’autosufficienza si raggiunge a 18”.

 

 

Un dato che rende l’idea del valore che oggi ha il plasma: “Oggi un grammo di plasma vale più di un grammo d’oro. Da una sacca si ricavano solo quattro grammi di immunoglobuline, e acquistarlo significa quadruplicarne il costo” ha puntualizzato la presidente. 

 

La pandemia ha messo in luce tutte le fragilità del sistema: a livello internazionale la raccolta di plasma è crollata del 40 per cento e le scorte italiane si sono dimezzate. Da qui la necessità di puntare con decisione all’autosufficienza: prima di tutto per garantire una risposta adeguata ai bisogni dei pazienti, ma anche per una scelta etica, evitando sistemi in cui il plasma viene pagato, e per non dipendere dalle oscillazioni del mercato globale. Oggi, infatti, anche i paesi emergenti, dalla Cina all’India fino al Sudamerica , richiedono sempre più farmaci salvavita, influenzando disponibilità e destinazioni del prodotto.

 

“La prospettiva della politica sociosanitaria va quindi nella direzione di estendere la raccolta di plasma su tutto il territorio - conclude Viliotti -. Attualmente la raccolta è attiva a Trento e Rovereto, ma l’organizzazione, insieme all’azienda sanitaria, sta lavorando per avviare il servizio anche a Cles, con l’obiettivo di consentire a tutti i donatori trentini di contribuire a questo traguardo. Sul fronte associativo invece, è importante per noi ottenere una nuova sede per permetterci di crescere dal punto di vista della prevenzione e promozione della salute, quindi offrire ai nostri associati e all’intera popolazione altri servizi: dall’educazione sanitaria agli screening e contribuire al benessere della comunità”. 

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