La corriera nel dirupo e il ricordo di una tragedia terribile: "A 77 anni di distanza è un evento ancora impresso nella memoria"
Il ricordo a 77 anni dalla tragedia: il bus finì nella scarpata e morirono 8 persone. L'assessore Alberto Pedrotti: "Un evento ancora impresso nella memoria e nell'identità della comunità"

TRENTO. Erano circa le 17.30 del 2 gennaio 1949 quando una tranquilla giornata all'insegna dello sci si trasformò in tragedia. La corriera di linea Atesina, un Fiat 626 partito da Vaneze e diretto a Trento, faceva salire gli ultimi sciatori della giornata per rientrare in città.
Quel giorno nevicava, la visibilità era ridotta al minimo e la notte era già scesa. Dopo circa un chilometro dalla partenza, la corriera, nell’affrontare un tornante noto come la “voltada delle Zirezère” all'altezza di Candriai, sbandò improvvisamente. Il mezzo uscì di strada e iniziò una drammatica caduta lungo la ripida scarpata boscosa del Pellizan, rotolando per circa 300 metri.
Durante il terribile volo l’autobus si scoperchiò, passando addirittura tra due castagni secolari, prima di arrestare la sua corsa contro altri alberi. A bordo viaggiavano numerosi sciatori: l’incidente provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 21. Le operazioni di soccorso furono rese estremamente difficoltose sia dal forte maltempo sia dalla posizione impervia in cui la corriera si era fermata, rallentando il recupero dei feriti e delle vittime.
Quella tragedia rimane una delle pagine più dolorose della storia del Bondone e della comunità trentina, che ogni anno ricordano le persone che quella notte persero la vita: Livio Brentari, Edoardo Calandra, Mario Calderari, Federico Dispinzeri, Giuseppe Dossi, Gianpiero Passerini, Guglielmo Perghem, Rodolfo Santuari.
Nel corso della cerimonia commemorativa, che ha voluto ricordare le vittime e mantenere viva la memoria dell’accaduto, ha preso parte anche Alberto Pedrotti, assessore all’economia, alla montagna e alle azioni per l’età sperimentale, sottolineando come il tragico evento, dopo 77 anni "è ancora impresso nella memoria e nell'identità delle comunità del monte Bondone".












