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Comune di Mori, continua l'occupazione di chi dice no al Vallotomo. Il sindaco Barozzi: "Ora ogni dialogo è chiuso questa è illegalità"

Una quindicina di manifestanti si sono asserragliati all'interno dell'ufficio del sindaco. Chiedono un tavolo tecnico e l'avvio dei lavori di ancoraggio del diedro. Renzo Colpo: "Ho chiamato Rossi e dice che si avvale solo del parere dei suoi tecnici"

Di Donatello Baldo - 31 January 2017 - 16:47

MORI. Continua l’occupazione del Comune di Mori da parte di chi si oppone alla costruzione del vallotomo. In una quindicina rimangono asserragliati dentro l’ufficio del sindaco Stefano Barozzi. L’azione è iniziata questa mattina, quando i manifestanti si sono portati al primo piano dell'edificio di via Scuole. Al balcone è stato esposto uno striscione con la scritta "Fissare il diedro subito, Resistere all'arroganza". L'iniziativa si inserisce nelle azione di "pressione" per convincere le autorità competenti (comunali e provinciali) a prendere in considerazione l'intervento immediato per la stabilizzazione del diedro pericolante. Le richieste, per uscire e restituire al sindaco le sue pertinenze, sono spiegate da Emilio Piccoli e dal consigliere dei 5 Stelle Renzo Colpo: “Fermare subito i lavori del vallotomo e avviare immediatamente quelli che mettono in sicurezza il diedro secondo le ipotesi proposte dal geologo Enrico Nucci”. Poi, una volta fissato il diedro, sarebbe possibile avviare un ulteriore confronto tra tecnici per valutare ipotesi di intervento meno impattanti.

 


 

“I lavori per il vallotomo hanno una durata di sei mesi – spiegano – e nel frattempo rimane una situazione di pericolo che ad oggi nessuno ha voluto considerare. Per questo – proseguono – anche alla luce della relazione dei tecnici incaricati dalla Pat, è necessario agire sul diedro con le tecniche proposte dal geologo Nucci: fissarlo e poi riconsiderare l’opera”. Dunque, o si dà lo stop ai lavori oppure l’occupazione continua. La decisione di sgomberare gli occupanti con la forza sembra non essere per ora considerata: la patata bollente è in mano al sindaco, che in questo momento riveste anche il ruolo di Ufficiale di Pubblica sicurezza. “Prendi una decisione – lo ha incalzato Piccoli – sei tu che devi decidere. Vuoi confrontarti su questa richiesta oppure no?”. Ma Barozzi considera l’azione di occupazione un “ricatto”. E afferma: “Di fronte a questi metodi ogni dialogo è chiuso. Si rispetti la legge, questa è un’illegalità”. Con lui i consiglieri della maggioranza, tra questi Cristian Bertolini, Lanfranco Cis, Flavio Bianchi. L’occupazione, dicevamo, continua.

 

Dal balcone si affacciano gli occupanti, sotto una ventina di altri manifestanti sostengono l’azione intrapresa. Con una corda vengono issati viveri, c’è chi porta una pizza già tagliata in fette. Anche la porta di ingresso dell’ufficio del sindaco è presidiata dall’esterno: una signora è caparbiamente seduta davanti e comunica con chi sta all’interno dalla finestrella che si trova sopra lo stipite. La soluzione di forza, come detto, è in capo al sindaco Barozzi che su questa eventualità è sconsigliato però dalla stessa questura che informalmente spera in una soluzione politica. “Uno sgombero forzoso farebbe il loro gioco”, sospettano alcuni consiglieri presenti che stanno ipotizzando alcune strategie. L’azione, quindi, sembra possa continuare per ore, forse fino a domani.

 


 

La questione coinvolge la politica, anche a livello provinciale. Sul pianerottolo, occupato da giornalisti, forze dell’ordine in borghese e dai carabinieri della stazione di Mori, il consigliere comunale Renzo Colpo telefona, alla presenza del sindaco Barozzi, direttamente al governatore Ugo Rossi: “Gli ho spedito la relazione del professor Giani – afferma – quella che mette in guardia dal pericolo ma che propone anche soluzioni alternative. Rossi ha risposto che si avvale solo e soltanto dei suoi tecnici”. Il tema è approdato, ovviamente, anche in consiglio provinciale. Alessio Manica (PD), in apertura di seduta ha riferito con preoccupazione quanto sta avvenendo presso il municipio di Mori. Tra questi attivisti, ha aggiunto, ci sono dei militanti politici ai quali va ricordata che questa situazione sta andando oltre il limite, una situazione gravissima alla quale va data la giusta attenzione e considerazione.

 

Anche Giacomo Bezzi (FI) ha convenuto che quanto sta accadendo è molto grave e le istituzioni vanno salvaguardate; tuttavia, se la popolazione è infuriata, il governo ha il dovere di ascoltarla e considerare le sue richieste. Chi si è schierato con i manifestanti è stato Filippo Degasperi (5 Stelle): "Al momento non mi sembra siano stati commessi reati - ha aggiunto - e prima di prendersela con chi sta protestando all'interno delle regole del codice penale farei una riflessione sulle richieste di questi attivisti". "Atti di questo tipo vanno comunque stigmatizzati e il nostro compito è riportare tutti a ragionamenti di merito", ha osservato Bruno Dorigatti. Il Presidente ha riferito della lettera, ricevuta da parte delle minoranze del consiglio comunale di Mori con la richiesta di incontrare i capigruppo. L'incontro si farà giovedì alle 13.00 e sarà presente anche l'assessore Tiziano Mellarini per la Giunta provinciale. Nerio Giovanazzi (AT) ha ricordato, ai tempi dell'assessorato ai lavori pubblici, di aver lui stesso subito proteste e contestazioni anche forti. "Tuttavia il limite non va superato e qui si sta andando oltre", ha aggiunto.

 

Intanto ad esprimere la propria solidarietà al sindaco di Mori  è la Conferenza dei sindaci e la Comunità della  Vallagarina. "Respingiamo con forza ogni atto violento che mina il rispetto dei ruoli istituzionali e inquina e prevarica il valore del dialogo e del confronto. La libertà di manifestazione, di pensiero e di espressione delle proprie idee è un pilastro di ogni ordinamento democratico, ma va esercitata nel rispetto delle regole, salvaguardando la pacifica e civile convivenza della nostra società pluralistica".  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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