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| 03 feb 2017 | 18:57

Diciannove anni fa la tragedia del Cermis

Il 3 febbraio del 1998, alle 15.13, un caccia statunitense passò sotto la funivia del Cermis, tranciandone di netto le funi. Una cabina cadde nel vuoto e persero la vita 20 persone

di Redazione

TRENTO. Esattamente il 3 febbraio di diciannove anni fa avvenne la drammatica strage del Cermis nella quale persero la vita venti persone. Alle 14.36 un caccia del Corpo dei Marines decollò dalla base Nato di Aviano per un’operazione d’addestramento a bassa quota. A pilotarlo c’era il capitano Richard Ashby.

 

Pochi minuti dopo, alle 15.13, il caccia statunitense passò sotto la funivia del Cermis, tranciandone di netto le funi.

 

La cabina della funivia, che in quel momento trasportava venti persone, cadde nel vuoto, da un’altezza di circa 150 metri, schiantandosi a terra.

 

Nella strage morirono i 19 passeggeri e il manovratore, cittadini di stati europei: tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese.

 

Partì subito l’inchiesta che non riuscì però inizialmente ad arrivare a risultati convincenti. Solamente grazie l'ordine di immediato sequestro del velivolo permise di chiarire di chi fossero le responsabilità, inchiodando l'equipaggio.

 

I PM italiani chiesero di poter processare in Italia i responsabili della strage, ma il giudice per le indagini preliminari di Trento stabilì che, in base alla Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo status dei militari Nato, dovesse essere la giustizia statunitense ad occuparsi del caso.

 

Inizialmente tutti e quattro i membri dell'equipaggio furono indagati, ma solo il capitano Richard Ashby, il primo pilota, e il capitano Joseph Schweitzer, il suo navigatore, comparirono effettivamente davanti al tribunale militare americano per rispondere dell'accusa di omicidio colposo. 

 

Si è dovuto attendere il 2012 quando il capitano Schweitzer fu processato, per la seconda volta, e condannato per intralcio alla giustizia. Confessò d’aver bruciato la cassetta che lo mostrava mentre stava guidando l’aereo, e in cui sorrideva dopo aver appena provocato il drammatico incidente.

 

Il pilota Richard Ashby, fu processato negli Stati Uniti, a Camp Lejeune nel North Carolina. Il processo, dove pure emersero molti dati a suo carico, venne alla fine giudicato una farsa, e si concluse con la sua assoluzione nel marzo 1999. Finirono entrambi davanti alla corte marziale e vennero degradati e rimossi dal servizio

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