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Fecondazione eterologa vietata in Trentino, il giudice: "Totale trascuratezza dei principi costituzionali". Accolto il ricorso di una coppia

Il dirigente del Dipartimento Salute: "L'aggiunta dell'eterologa nei Lea era una scelta opzionale, domani mattina una regione può anche sognarsi di rimborsare il raddrizzamento dell'indice sinistro"

Di Donatello Baldo - 18 febbraio 2017 - 14:59

TRENTO. Nel 2014 la Corte costituzionale l'aveva detto chiaro e tondo, e con questo aveva affossato di fatto la legge 40. "Il ricorso alla fecondazione eterologa non può essere negato". Prima era vietato: se una coppia era sterile poteva ricorrere solo a gameti interni alla coppia. Il ricorso, ad esempio, allo sperma di un donatore esterno alla coppia, era illegale

 

Le Regioni, tenute a dispensare le cure ai propri cittadini, corsero subito ai ripari. Attraverso il riconoscimento delle spese sostenute per l'eterologa in centri privati e nell'attrezzarsi a garantire questo servizio attraverso le proprie strutture. Ma non il Trentino. L'allora assessora alla Salute Donata Borgonovo Re non volle adeguarsi, "in attesa dei Lea" (Livelli Essenziali di Assisitenza emanati dallo Stato), in attesa di una norma nazionale.

 

Forse anche in osservanza di un principio etico, morale: sta di fatto che la nostra Provincia risultava, e risulta, una delle poche realtà in cui non si è deciso di intervenire. Nessun rimborso per chi si rivolgeva ad altre Regioni e in Azienda Sanitaria nessuno spazio all'eterologa. Negli anni ci sono state diverse sentenze che hanno imposto alle regioni di adeguarsi, quella del Consiglio di Stato, oltre che la citata sentenza della Corte costituzionale: ma niente, in Trentino rimaneva, e rimane, vietato

 

L'avvocato Alexander Schuster, nei giorni scorsi, ha però reso noto l’esito positivo di un'azione giudiziaria intentata contro l'Azienda provinciale per i Servizi sanitari da parte di una coppia trentina nella quale l’uomo soffriva di una azoospermia grave. Il giudizio medico espresso in più sedi aveva ravvisato come unico rimedio efficace una fecondazione di tipo eterologo, ovvero con donazione di gameti maschili. 

 

La coppia, che ha già dovuto sopportare, dopo fallimentari tentativi di tipo omologo, un costo pari a quasi 7.000 euro per un ciclo di Pma presso una clinica privata, si vede ora aprire le porte del centro di procreazione medicalmente assistita di Arco dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, con prestazioni e ticket garantiti in analogia a quelle per l’omologa.

 

Il giudice del lavoro di Trento ha infatti accolto le tesi dello studio Schuster. "La posizione di ferma chiusura della Provincia di Trento, voluta dall'ex assessore alla salute Donata Borgonovo Re all'indomani della sentenza della Corte costituzionale e poi difesa anche dall'attuale assessore Luca Zeni - si afferma nella nota -  è apparsa manifestamente illegittima e priva di argomenti capaci di giustificarla".

 

L’avvocato Alexander Schuster esprime soddisfazione "per una causa in cui lo studio legale ha creduto molto per i valori di civiltà e rispetto dei diritti fondamentali delle persone che rappresenta. Il Trentino è un caso isolato nel Nord-Italia ed è stato giustamente sanzionato". La pronuncia del giudice trentino, "la prima in assoluto a tutelare in concreto i diritti soggettivi di una specifica coppia a ricevere una prestazione a carico del servizio sanitario pubblico senza discriminazione alcuna, è di rilevanza in tutte quelle regioni che lasciano interamente a carico delle coppie i costi per questa terapia riproduttiva".

 

Infine, l’avvocato annuncia ulteriori imminenti ricorsi: "In questi mesi diverse coppie, anche non trentine, si sono rivolte al nostro studio per ricevere tutela di fronte a prassi del tutto illegittime. Alcune attendevano che fosse posta la prima pietra. Da oggi possiamo partire con gli altri ricorsi". 

 

Chiediamo allora al dirigente del Dipartimento alla Salute un commento, o più precisamente se si intende riconoscere da subito, considerato il pronunciamento del Tribunale, le spese presso le altre regioni delle coppie trentine che hanno intrapreso la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. "Aspettiamo i Lea - commenta Silvio Fedrigotti - dovrebbero essere approvati a breve". 

 

Ma come mai altre regioni hanno deciso di intervenire fin dal 2014 anche in assenza dei Lea? "Era una scelta opzionale - afferma - domani mattina una regione può anche sognarsi di rimborsare il raddrizzamento dell'indice sinistro. Le regioni (e le Province autonome, ndr) sono sempre state libere di fare i cosiddetti Lea aggiuntivi - spiega Fedrigotti - e in Trentino ne abbiamo più degli altri".

 

Certo, possiamo anche liquidarla così la vicenda che ha visto il Trentino uno dei rari casi nel Centro-Nord Italia a non garantire la copertura del ricorso alla fecondazione eterologa. Possiamo mettere sullo stesso piano la necessità di farsi raddrizzare l'indice sinistro con il desiderio della maternità e della paternità. Possiamo, come Provincia, farci belli per dispensare, oltre alle prescrizioni dei Lea nazionali, anche le cure odontoiatriche e quelle termali.

 

Ma rimane l'inadempimento per il ricorso alla procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, quello che il Consiglio di Stato ha definito come "nucleo irriducibile del diritto alla salute".  Rimane lo schiaffo alla Giunta Rossi, all'ex assessora Borgonovo Re e all'attuale assessore Luca Zeni, sanzionati dal giudice per aver agito nella "totale trascuratezza dei principi costituzionali".

 

 

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