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Firme false per Forza Italia, Gerosa condannata a 8 mesi: "E' un processo politico. Dimostrerò la mia innocenza"

La vicenda risale alla campagna elettorale per le comunali del 2015. Bezzi e Giuliana avevano patteggiato e Cia (candidato sindaco) era stato assolto (anche se ha ricevuto un parcella dall'avvocato di 36 mila euro "una cifra che butterebbe a terra chiunque"). Gerosa ci racconta la sua verità 

Di Luca Pianesi - 02 dicembre 2016 - 19:00

TRENTO. E' stata condannata l’ex consigliera comunale Francesca Gerosa dal Tribunale di Trento nell'ambito dell'inchiesta sulla raccolta di "firme false" durante la campagna elettorale di Forza Italia alle passate elezioni comunali. E' stata condannata a 8 mesi di reclusione senza menzione (un dettaglio molto importante questo che tradotto vuol dire che il casellario giudiziario resta comunque "pulito"). Una condanna che è stata un fulmine a ciel sereno per l'ex consigliera che ha così commentato la sentenza: "Sono profondamente amareggiata e avvilita. Mi hanno condannata per avere ricopiato correttamente i dati anagrafici di una manciata di persone alla presenza di un autenticatore. Nel mio agire non ci sono errori neanche formali. Sono stata condannata per aver operato, senza alcun interesse personale, visto che non ero candidata e nemmeno tesserata con alcun partito, nella piena legalità e trasparenza. Tutto ciò mi lascia perplessa".

 

L'indagine era quella relativa alla raccolta delle firme per la lista di Forza Italia (che sosteneva Claudio Cia candidato sindaco) per le elezioni comunali di Trento del maggio 2015. Secondo l'accusa alcune firme erano state raccolte non in presenza di dell'autenticatore Giacomo Bezzi. Un "falso elettorale", che avrebbe riguardato 38 firme per le quali sono stati indagati quattro politici: i consiglieri provinciali Giacomo Bezzi e Claudio Cia e gli ex consiglieri comunali Emilio Giuliana e Francesca Gerosa (Progetto Trentino). Un'inchiesta che era stata fatta partire da Aldo Rossi, anche lui forzista, vicecoordinatore regionale del partito. Era stato lui a presentare l'esposto per presunte irregolarità formali nella preparazione e formalizzazione della lista di Forza Italia. Dei quattro indagati solo Gerosa aveva scelto di seguire il rito ordinario. Cia, infatti, si era affidato al rito abbreviato ed era stato completamente assolto mentre Bezzi e Giuliana avevano patteggiato: per il primo 6 mesi di reclusione per il secondo 5 mesi e 20 giorni (trasformati in 45 mila euro di multa, con pena sospesa). Oggi la condanna contro la quale Gerosa si appellerà "fino all'ultimo grado di giudizio se necessario - prosegue - perché voglio dimostrare la mia innocenza, e alla fine avrò ragione. Sono sempre stata una persona corretta, e continuerò a camminare a testa alta, come ho sempre fatto".

 

"Tra l'altro ci trovavamo all'avvio della campagna elettorale - ricostruisce Gerosa - a Sardagna, in una piazza davanti a decine e decine di giornalisti, politici, elettori. Non eravamo in uno scantinato. Eravamo in un contesto che più pubblico non si può. Io ho deciso di dare una mano nella copiatura dei dati, pur non essendo candidata né altro. E visto che ho fatto altre campagne elettorali, mi sono premurata di verificare che ci fosse presente un autenticatore, che c'era. Se poi quelle firme non sono state autenticate da lui ma da un altro in un secondo momento io che colpa ne ho? Evidentemente si tratta di un processo politico, perché da come si è svolto nel suo intero percorso sembrava quasi che le decisioni fossero già prese. Mi sento schiacciata dal sistema, ma voglio continuare a credere che la giustizia deve essere giusta".

 

E la questione non è completamente risolta nemmeno per Cia. Alla totale assoluzione è seguita, infatti, negli scorsi giorni la parcella da pagare al suo avvocato (Marcello Paiar) inviata alla presidenza del Consiglio provinciale. "Mi hanno chiesto 36 mila euro - ci spiega il consigliere di Agire -. Una somma esorbitante per non aver commesso nulla. Una cosa pazzesca. Per l’articolo 5 del regolamento sul trattamento economico dei consiglieri provinciali le spese legali sostenute per la loro difesa in ogni tipo di giudizio, dovrebbero essere pagate dalla stessa Provincia, quando sono stati coinvolti per fatti o atti connessi all'adempimento del loro mandato o all'esercizio delle loro funzioni, se poi sono stati assolti con sentenza passata in giudicato. Quindi io spero di non dover sostenere questa spesa che metterebbe a terra chiunque. Adesso vedremo cosa deciderà l'ufficio di presidenza. Altrimenti dovrò ricorrere al Tar con il rischio di dover spendere altri 8 mila euro. Insomma sono innocente e mi ritrovo lo stesso tra l'incudine e il martello". 

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