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"Hanno rischiato fino a 15 anni di carcere. Il video? Per evitare reazioni negative contro gli altri italiani". I due altoatesini arrestati in Thailandia sono a casa. Parla la Farnesina

Il Ministero degli Affari Esteri a il Dolomiti ha spiegato cosa è stato necessario fare per rimpatriare Ian Gerstgrasser e Tobias Gamper (rientrati ieri a Fiumicino). "Il Paese asiatico è in lutto. Hanno rischiato la Lesa Maestà. Il pagamento dell'aereo è stato fatto a proprie spese"

I due giovani atterrati ieri mattina all'aeroporto di Fiumicino
Di Luca Pianesi - 19 gennaio 2017 - 13:18

BANGKOK. "L'azione sconsiderata compiuta dai ragazzi poteva configurare anche la Lesa Maestà con pene da 2 a 15 anni di reclusione e il sorgere di un sentimento di ostilità nei confronti degli italiani, che avrebbe potuto causare problemi ad altri connazionali che si trovano nel Paese". L'hanno rischiata davvero grossa i due giovani altoatesini arrestati in Thailandia, il 9 gennaio, e rientrati in Italia, ieri mattina. E l'hanno fatta rischiare grossa anche agli altri italiani presenti nel Paese asiatico. A spiegarlo a il Dolomiti è il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che ci ha risposto dopo che avevamo contattato l'Ambasciata italiana a Bangkok per farci spiegare tutta l'operazione di soccorso e assistenza prestata dai nostri diplomatici per riportare a casa i due ragazzi.

 

Ian Gerstgrasser, 18 anni e Tobias Gamper 20 anni, infatti, sono atterrati ieri alle 6 del mattino, a Fiumicino, dopo il volo con la compagnia aerea Thai, proveniente da Bangkok. Accompagnati da agenti della polizia di frontiera erano in una tenuta (t-shirt senza maniche, calzoncini corti, infradito, cuffie nelle orecchie) che, considerando gli zero gradi esterni all'aeroporto e le incredibili nevicate che stanno piegando il Centro Italia, non faceva che aumentare l'assurdo di tutta questa incredibile vicenda. Una storia durata dieci giorni cominciata con una sbronza, proseguita con una "bravata" (la corsa a strappare le bandiere thailandesi) e poi con un arresto che nonostante le giustificazioni addotte ("avevamo bevuto" e "da noi la bandiera non è così importante") poteva assumere i contorni del dramma

 

 

 

 

"La notte tra domenica 8 e lunedì 9 gennaio l’Ambasciata a Bangkok ha ricevuto una telefonata dai familiari - ci spiega Maria Letizia Santangelo del Ministero degli Affari Esteri - che informavano dell’arresto di due giovani italiani a Krabi con l’accusa di aver oltraggiato la bandiera thailandese e avere compiuto atti vandalici la notte precedente. Una volta ricevuti dai familiari i riferimenti dei ragazzi, l’Ambasciata ha contattato la polizia di Krabi che ha confermato l’arresto e indicato la gravità dell’accusa. L’azione sconsiderata compiuta dai ragazzi poteva infatti configurare il reato di danneggiamento o, in caso di irrigidimento della magistratura, la Lesa Maestà, con pene da 2 a 15 anni di reclusione. L’Ambasciata ha poi chiamato i due ragazzi arrestati, ai quali ha fornito alcuni suggerimenti pratici; ha mantenuto i contatti con le famiglie in Italia e allo stesso tempo ha lavorato sul piano diplomatico per circoscrivere le conseguenze pubbliche del gesto dei giovani. La loro “bravata” - prosegue Santangelo -  rischiava infatti di causare reazioni molto negative contro l’Italia e gli italiani, solo parzialmente mitigate dalle pubbliche scuse dei protagonisti".

 

 

 

 

Il video che riprendeva i giovani a mani congiunte che si prodigavano in inchini e scuse pubbliche ha infatti fatto il giro del mondo ed è stato messo sui social dall'autorità thailandese, diventando la prima notizia in Thailandia, probabilmente, anche per questa ragione: per evitare un escalation nei confronti dei nostri connazionali presenti nel Paese (ogni anno sono 250.000 i viaggiatori italiani nel regno asiatico). "Da una parte preoccupava il sorgere di un sentimento di ostilità nei confronti degli italiani - continua a raccontarci il Ministero degli Affari Esteri - che avrebbe potuto causare problemi ad altri connazionali che si trovano nel Paese; dall’altra la pubblicità negativa avrebbe potuto ostacolare una soluzione rapida di queste vicenda. L’Ambasciatore ha, quindi, dovuto spiegare alle autorità locali la situazione e chiarire che il gesto non aveva alcuna natura politica o aggressiva contro la Thailandia. Il fatto che il Paese si trovi in lutto nazionale per la morte del Re, aumenta la delicatezza del momento. Su suggerimento dell’Ambasciata, i ragazzi si sono dichiarati colpevoli, il che ha consentito loro di venire processati nel giro di pochi giorni, senza che vi fosse la necessità di una complessa e costosa assistenza legale. Il Tribunale Provinciale di Krabi ha quindi comminato una condanna tutto sommato mite, di 7 mesi di reclusione, con multa di circa 100 euro, e un ordine di espulsione dal Paese".

 

A quel punto l’Ambasciata è intervenuta per ridurre i tempi di permanenza nel Paese di Ian e Tobias. "E' stato suggerito loro di chiedere l’espulsione con procedura rapida, che prevede il pagamento a proprie spese dell’aereo da Krabi a Bangkok, scortati dalla polizia. La polizia di Krabi ha acconsentito a un celere disbrigo delle pratiche interne, dal deposito della sentenza alla prenotazione del volo di rientro. Arrivati nella capitale il 16 gennaio, il giorno dopo i ragazzi sono stati raggiunti nel centro di detenzione dal numero due dell’Ambasciata, che insieme allo staff locale, li ha assistiti nell’acquisto di un biglietto per il volo in partenza la sera stessa per l’Italia. Il 18 gennaio - completa Santangelo - sono atterrati, come previsto, a Roma".

 

Quella che all'apparenza è stata solo una bravata ha, invece, richiesto un delicato esercizio di diplomazia da parte della nostra Ambasciata. Per riportare a casa i due altoatesini sono stati messi in campo funzionari diplomatici e due consoli onorari oltre allo staff consolare, italiano e thailandese. "A fronte di tale impegno delle Istituzioni - conclude il Ministero - resta la responsabilità individuale di chi sceglie di recarsi all’estero senza avere tutte le informazioni sul Paese in cui è diretto e senza avere prima stipulato un'assicurazione che copra possibili rischi, inclusi quelli sanitari. La Farnesina, in tutte le sue articolazioni, fa il massimo per tutelare gli italiani nel mondo, ma sarebbe utile che chi viaggia oltre confine adoperasse tutta la possibile accortezza".

 

Siamo certi che adesso, visto l'impegno profuso dalle autorità italiane per strapparli alle prigioni thailandesi e riportarli a casa in tempi rapidissimi, anche per i due altoatesini Ian e Tobias la bandiera del loro Paese diventerà un pochino più importante. O almeno lo speriamo.   

 

Ian Gerstgrasser all'arrivo a Fiumicino (Foto Ansa)

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