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"Mi scriveva da un altro numero per vedere se lo tradivo", storia di una giovane "vessata" dal compagno

Tutti i giorni bisogna dire "No" alla violenza sulle donne. Pubblichiamo (a tre giorni dal 25 novembre) l'intervista a una ragazza che nonostante fosse insultata e maltrattata psicologicamente dal ragazzo non riusciva ad andarsene. "Avevo perso 9 chili ma non volevo ammettere il fallimento del mio rapporto" 

Pubblicato il - 28 November 2016 - 06:59

TRENTO.  "Ho voglia di raccontare la mia storia, ma ad una condizione". Quale? "Che il pezzo non venga pubblicato il 25 novembre, ma qualche giorno più tardi". E come mai? "Perché della violenza, fisica o psicologica che sia, nei confronti delle donne, bisogna parlarne tutto l'anno e non solamente in occasione della Giornata Mondiale".

 

Inizia così la nostra chiacchierata con Tania (il nome, ovviamente, è di fantasia: l'anonimato, in questo caso, è sacro), che da quattro mesi e mezzo ha ripreso a vivere serenamente ("più o meno - aggiunge -. Per mettersi alle spalle certe cose c'è bisogno di tempo e il tutto e subito non esiste") dopo una convivenza "sbagliata", come lei stessa definisce, in maniera eufemistica, il periodo trascorso a fianco all'uomo che amava. "Voglio precisare subito una cosa - racconta Tania -: il mio ex compagno non ha mai alzato un dito su di me. Non mi ha picchiata o usato violenza fisica nei miei confronti nemmeno una volta: le sue vessazioni sono state di carattere psicologico e, vi posso assicurare, che spesso le parole, i comportamenti e gli atteggiamenti possono ferire più di uno schiaffo al volto".

Per raccontare la sua storia bisogna tornare all'estate del 2013: Tania è una ragazza under 30, neolaureata, con un contratto a tempo determinato e di piacevole aspetto. Non è originaria del Trentino, ma vive in un'altra regione del Nord Italia e, a parte un paio di settimane bianche, in gioventù, nella nostra provincia non ci è praticamente mai stata. Nella sua città ha tanti amici e la sua esistenza potrebbe essere definita quasi perfetta, se non fosse che il rapporto con i genitori non è idilliaco.

 

Una sera come tante altre, annoiata, decide di vincere la routine navigando in Internet. Entra in un chat e, tra le altre, inizia a conversare con un uomo di Trento. "Prima le chiacchiere del caso - prosegue Tania -, poi la conversazione è salita di livello e abbiamo conversato tutta la notte. Ci siamo salutati all'alba e la cosa è finita lì dopo alcune ore assolutamente piacevoli".

E poi?

"Non ci eravamo scambiati alcun contatto, nessun dato personale e non vi vera un secondo appuntamento. Qualche sera più tardi, nel cuore della notte, ci siamo ritrovati nella stessa piazza virtuale e lì ho commesso il primo errore: ho scambiato l'indirizzo email con questa persona e abbiamo iniziato a mandarci messaggi, praticamente ad ogni ora del giorno e della notte. Da quel momento è stata un'escalation e, dopo alcune settimane, gli ho dato il numero di telefono".

Di fatto avete iniziato una relazione virtuale.

"No, no, almeno non all'inizio. Beh non voglio farla troppo lunga: ci sentivamo tutti i giorni, tanti messaggi, eccetera. Dopo circa cinque mesi dal primo contatto abbiamo deciso d'incontrarci e lì c'è stato il primo incontro e da quel momento è nata una relazione vera e propria. La distanza tra la mia città e Trento non è eccessiva e, dunque, tutti i fine settimana ci incontravamo e potevamo stare assieme".

 

Per Tania l'affetto si trasforma in amore e così sembra sia anche per il nuovo fidanzato. Dopo un annetto di "avanti e indietro", tanti sacrifici e "onestamente nessun momento di tensione - aggiunge -. Lui era premuroso, attento, rispettoso dei miei tempi e della mia vita qui", decidono di compiere il grande passo. Lei è disposta, contro il parere dei genitori, a trasferirsi a Trento, dove ha trovato un impiego a tempo determinato. "Prima del trasferimento - ricorda - ero salite tre, quattro volte e la città mi era piaciuta tanto. Avevo voglia di cambiare, lui ha una posizione rispettabile e quindi era naturale che fossi io a cambiare città per provare a dare una svolta alla relazione. Tutto bello, ma solo sulla carta, perché immediatamente sono iniziati i problemi".

 

Qui la storia cambia e prende una piega negativa, dai risvolti torbidi.

 

"Il mio ex compagno è cambiato subito, una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Quando mi sono resa conto di aver fatto una fesseria? Purtroppo dopo poche settimane. Ha iniziato a comportarsi in maniera maleducata, sprezzante e, soprattutto, mi ha di fatto abbandonata a me stessa. Le sue abitudini di vita, le uscite con gli amici, lo sport e altri impegni legati alla sua professione, sono rimaste le stesse di prima, nonostante io avessi mollato tutto per lui. Io ero quasi sempre sola e, quando provavo ad avvicinarmi a lui, ricevevo sguardi quasi compassionevoli. Gli unici momenti d'intimità erano legati al sesso, ma anche quello ben presto ha iniziato a non funzionare. Sono andata in crisi".

Crisi psicologica?

"Sì, ovviamente. Mi dicevo: hai sbagliato tutto, ma come hai potuto cambiare la tua vita per una persona simile? E non volevo ammettere un simile errore. Come avrei potuto dirlo ai miei genitori? E poi c'era il lavoro: insomma un casino. Ho iniziato a non dormire la notte e, più cercavo conforto nel mio compagno, più lui mi scherniva, anche in presenza di altre persone":

Scusi, ma perché non andarsene?

"Perché io avevo ribaltato la mia vita per stare con lui e, dopo pochi mesi, non potevo ammettere un simile fallimento. Sembrerà assurdo, ma quando ti trovi in una simile situazione non riesci a cambiare dall'oggi al domani. E poi non volevo che i miei genitori si preoccupassero, visto che già non avevano visto di buon grado questa relazione. Poi, comunque, la situazione è degenerata".

In che senso?

"Come ho detto lui non ha mai alzato nemmeno un dito su di me. Ma ha iniziato a vessarmi psicologicamente: mi accusava di avere un amante  - assurdo, proprio io - e di essermi messa con lui per migliorare la qualità della mia vita. Praticamente mi stava dando della poco di buono o dell'arrivista. E' arrivato persino a scrivermi da un altro numero di telefono: si spacciava come un terzo e mi faceva avances pesanti, alle quali io non rispondevo. Era tutto un modo per controllarmi. Non sapevo più che fare e, soprattutto, avevo perso del tutto il sonno. Lui mi scherniva dicendomi frasi del tipo "se non dormi la notte vuol dire che non sei stanca. Per forza non fai un c...o durante il giorno" oppure "beh sei abituata a vivere di notte", eccetera".

Quando ha detto "basta"?

"Ho cominciato a non mangiare, a vomitare quando ci riuscivo e a piangere. Ho perso 9 chili e ricordo un episodio: lui rientra dal lavoro e io sono sul divano in lacrime. Avevo appena discusso con mia madre per questioni familiari legate ad un'eredità e gli ho chiesto di potermi sfogare. Non mi ha degnato di uno sguardo, si è cambiato ed è uscito con gli amici per una serata sportiva. In quel momento ho capito che, o me ne andavo oppure sarei finita in un baratro. Ho chiamato mio fratello, che è partito immediatamente per Trento e mi ha riportato a casa".

Ed è finita così, senza problemi?

"Qualche telefonata, tanti insulti, piccole minacce e pochi messaggi. Si tratta di un uomo furbo e non ha lasciato tracce. Ad un certo punto è intervenuto mio fratello che gli ha intimato di lasciarmi stare e lui ha smesso. Conservo ancora il suo ultimo sms, poche righe piene di odio immotivato: lo terrò sempre nel mio cellulare, per ricordarmi di chi mi ha fatto male e per provare a non sbagliare più".

Adesso come sta Tania?

"Mi sto riprendendo. L'affetto della famiglia mi ha permesso di ricominciare. Il sonno "c'è e non c'è" durante la notte, ogni tanto mi sveglio e penso a quei quindici mesi di solitudine e di insulti immotivati, ma per fortuna posso dire di star bene. Sono sempre molto stanca e la vita sociale è limitata. Vado da una psicologa due volte a settimana: ci vogliono tempo e coraggio. Per fortuna ne ho avuto, altrimenti non so come sarebbe finita".

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