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Profughi, Zeni: "L'accoglienza è un dovere istituzionale. Protesta pacifica, ma non sono accettabili le pretese"

L'assessore sottolinea gli aspetti positivi del modello trentino di accoglienza: "Siamo un esempio per le altre regioni" e risponde alle richieste e alle criticità: "Tutti i comuni devono prendersi le responsabilità"

Di Donatello Baldo e Luca Andreazza - 15 March 2017 - 19:28

TRENTO. “Una premessa prima di iniziare – dice subito l'assessore Luca Zeni – l'accoglienza dei profughi è un dovere istituzionale a cui non è possibile sottrarsi, al Trentino spetta la quota dello 0,9% degli arrivi nazionali. Qui sono circa 1.500, nel Veneto di Zaia, nella Lombardia di Maroni ce ne sono ventimila”.

 

Ma aggiunge anche un'altra premessa: “Qui ci siamo assunti una responsabilità, abbiamo accettato la sfida, abbiamo deciso di non delegare al prefetto la gestione dell'accoglienza ma di attuarla come Provincia. Altrove lo Stato interviene con le prefetture, requisisce alberghi e altre strutture da destinare ai richiedenti asilo senza nessun dialogo con i territori. Noi invece stiamo attuando un modello di accoglienza diffusa che è guardata come esempio da tutte le Regioni italiane”.

 

Un'altra premessa assessore?

Un'ultima cosa prima di parlare di quello che è successo oggi: i soldi per accogliere i richiedenti asilo provengono dallo Stato e dalla Comunità europea.

 

Quindi quando nei commenti si legge “prima i trentini, basta soldi a questi profughi”?

Si dice una cosa non vera, perché come ho spiegato i famosi 30 euro al giorno non provengono nemmeno in minima parte dal bilancio della Provincia di Trento.

 

Ora possiamo parlare di quello che è successo oggi?

La protesta di oggi non ha giustificazioni. Alcuni ospiti si sono lamentati del cibo: questo non è accettabile. Poi so che hanno chiesto tempi più brevi per la decisione della commissione che valuta i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, ma su questo noi non abbiamo voce in capitolo.

 

Hanno chiesto anche di lasciare le ex caserme, dove sono in 250, per andare negli appartamenti.

Ma non possono pretendere, non è così che funziona. Noi stiamo facendo il possibile, la nostra politica è quella dell'accoglienza diffusa sul territorio ma non credo proprio che si possano lamentare se stanno in una struttura come quella della Residenza Fersina per alcuni mesi.

 

Anche un anno e più...

Il limite degli appartamenti sui territori è un dato reale, ma questo comunque non giustifica le pretese avanzate oggi. Ho chiesto di essere messo a conoscenza fin nei dettagli di quanto avvenuto e nel caso si prenderanno provvedimenti. Perché ci sono delle regole, c'è un disciplinare che dev'essere rispettato, che prevede richiami, ma anche l'estrema ratio dell'esclusione dal progetto di accoglienza.

 

Ma c'è stata una trattativa sulle loro richieste?

Ma quale trattativa, non c'era nulla da trattare. Siamo andati a spiegare che così non ci si comporta, che non si discute nemmeno sul cibo o sul trasferimento negli appartamenti o su altre questioni. So che alla fine i problemi sollevati vertevano anche sulle questioni legate alla quotidianità dei rapporti interni, cose che francamente non valgono di sicuro una protesta.

 

Oggi sono stati commessi reati? Qualcuno ha parlato di sequestro di persona.

Ma no, è stata una protesta pacifica. Non giustificabile, l'ho già detto, ma assolutamente pacifica, senza azioni violente e senza nemmeno intralciare la viabilità come era avvenuto l'anno scorso nella residenza Brennero. La polizia, seppur giustamente presente, non è mai dovuta intervenire, e all'arrivo del mio dirigente e del direttore del Cinformi c'è stata una riconciliazione e tutto è rientrato.

 

Si parlava del problema del reperire appartamenti sul territorio.

Certo, quella è una necessità di cui dovranno farsi carico i Comuni trentini. Senza spese, senza oneri ma con la consapevolezza che tutti dobbiamo farci carico di questo dovere istituzionale. Nei prossimi mesi i cento Comuni trentini che non accolgono dovranno dare delle risposte altrimenti toccherà alla provincia intervenire. Ma sarebbe molto più utile fossero le amministrazioni territoriali a indicarci le soluzioni.

 

Perché conoscono il loro territorio.

E perché possono indicarci sistemazioni ragionevoli che stiano all'interno del range che ci siamo dati: tre richiedenti asilo ogni mille abitanti. Da un lato sono legittime e comprensibili le preoccupazioni se in un Comune di cinquecento anime si mettono cento profughi, sono invece assolutamente inconsistenti se in un Comune di mille persone ci sono tre richiedenti asilo. Se fosse questa la concentrazione sul territorio non ci sarebbero situazioni come quella di oggi.

 

Frutto quindi anche della concentrazione in un'unica struttura di molte persone.

Nei tanti esempi di accoglienza diffusa nelle valli trentine non c'è mai stato nessun problema, le persone ospitate a piccoli gruppi sono maggiormente integrate, vanno a messa nei paesi, frequentano la Pro Loco e si adoperano per le sagre e per le feste del patrono.

 

Ma spesso la politica si mette di traverso al modello dell'accoglienza diffusa. Alcuni partiti protestano, manifestano, creano un clima di diffidenza nelle valli trentine.

Lo ripeto, tutti dovrebbero assumersi le loro responsabilità. L'ho detto prima: l'accoglienza è un dovere istituzionale a cui non è possibile sottrarsi. Dovremmo tutti fare la nostra parte.

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