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Punti nascita, Cavalese ancora in bilico. Zeni: "A giorni potrebbero imporci di chiuderlo"

Al convegno promosso dalla Comunità della Val di Fiemme tanti amministratori provenienti anche dalle province vicine. Zeni: "Devono cambiare gli standard"

Di Donatello Baldo - 21 February 2017 - 11:28

TRENTO. Un' “Alleanza della amministrazioni alpine per il mantenimento dei servizi essenziali in montagna”. Questo il titolo dell'iniziativa promossa dalla Comunità della Val di Fiemme che si è svolta nella sede del Consorzio dei Comuni. Ma questa è anche l'idea che il presidente Giovanni Zanon sintetizza con queste parole: “Quando i Comuni sono piccoli ma le distanze sono grandi bisogna ragionare in modo diverso”.

 

Una considerazione generale, su tutti i servizi sanitari periferici, ma il tema centrale è quello dei punti nascita. Perché, soprattutto a Cavalese, c'è preoccupazione, c'è il timore che la deroga ottenuta nel giugno 2016 possa essere riconsiderata e non più garantita, che il Punto nascita sia chiuso come sono stati chiusi Tione e Arco. Oltre a Trento e Rovereto, in periferia rimarrebbe soltanto il presidio di Cles in cui far nascere bambini.

 

Come mai? “Perché la deroga, per le realtà disagiate e di montagna, deve comunque garantire alcuni standard minimi – spiega l'assessore alla Salute Luca Zeni, tra gli ospiti del convegno – standard che riguardano la struttura, la casistica, il personale”. Criteri che non sono dati una volta per tutte, ma che sono valutati ogni sei mesi, e che comunque devono essere posti in essere entro 90 giorni dall'ottenimento della deroga.

 

Criteri e standard che Cavalese non raggiunge: “Sul personale ci sono grossi problemi – ammette Zeni – non ci sono pediatri”. Un problema difficile da risolvere: per poter garantire l'apertura dovrebbe essere assicurata la cosiddetta guardia attiva, cioè una turnazione h24 di pediatra, anestesista, ginecologo, ostetrica. “Abbiamo pubblicizzato i bandi in ogni luogo, presso tutte le riviste di settore, i giornali nazionali – spiega l'assessore – ma nonostante incentivi anche economici non c'è risposta dai professionisti”.

 

A giorni si riunirà a Roma il Comitato nascite, l'organismo nazionale che dovrà decidere sulla situazione dell'ospedale di Cavalese: “Non sappiamo quale sarà la decisione, stiamo aspettando”. Abbiamo chiesto di sospendere il giudizio in attesa di un confronto con le altre realtà disagiate delle regioni limitrofe”.

 

Perché l'idea è quella di fare squadra con i vicini dell'Alto Adige, del Veneto, della Lombardia, “per puntare non tanto a nuove deroghe ma alla riconsiderazione degli standard”. Non per abbassare la soglia, diminuendo così la sicurezza, “cosa che assolutamente non vorremmo per i nostri territori”, ma per proporre congiuntamente soluzioni a criteri che oggettivamente impediscono l'apertura dei punti nascita anche con standard di sicurezza garantiti.

 

Una proposta è questa. Invece di considerare la casistica sulla struttura, considerarla in capo al professionista. Se ora viene richiesto a ogni punto nascita un minimo di 500 parti all'anno, a questo numero potrebbe essere sostituito il numero di parti eseguiti dall'equipe. E in questo caso, con turnazioni adeguate, si potrebbe garantire il rispetto della casistica.

 

Si apre però poi la questione del personale. Perché la guardia attiva come concepita dal ministero è difficile da garantire, sarebbe molto più praticabile (anche legandola alla casistica sul professionista) la reperibilità: “Con l'elicottero potrebbe spostarsi velocemente verso il punto nascite l'equipe con i professionisti”. Molto più semplice anche con un numero di pediatri che scarseggiano e che non sembrano intenzionati a lavorare soltanto in periferia.

 

Oggi all'incontro molti amministratori. Sindaci, consiglieri provinciali. Non solo trentini, anche di realtà provinciali vicine. Dei locali, l'assessora regionale Violetta Plotegher, poi Alessio Manica , l'ex assessora alla salute Donata Borgonovo Re, poi altri della maggioranza come Graziano Lozzer, Pietro Degodenz e Lorenzo Ossanna. Della minoranza Claudio Civettini, Rodolfo Borga, Nerio Giovanazzi, Maurtizio Fugatti, Walter Viola e Marino Simoni.

 

Presenti anche il senatore Franco Panizza e il deputato altoatesino Albrecht Plangger. Toccherà a loro fare pressioni sul ministero in quel di Roma, convincere a valutare in modo diverso gli standard ora proposti.

 

“Il tema è complesso”, mette le mani avanti l'assessore Luca Zeni. Quello che si sa, per ora, è poco rassicurante. “Nei prossimi giorni decidono, potrebbe anche succedere che ci chiedano di chiudere il punto nascite di Cavalese”. Per una decisione tecnica, “basata su criteri posti da una commissione scientifica”. Per dire che la questione poi, non potrà essere imputata alla volontà politica della giunta o del suo assessorato.  

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