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A Trento la "Croce di Lampedusa". Il simbolo raccontato dal falegname che la realizzò

E' costruita con il legno delle imbarcazioni usate dai migranti per raggiungere le coste del Mediterraneo.

Di Giuseppe Fin - 17 settembre 2016 - 16:41

“Volevo rappresentare la sofferenza che nessuno riusciva a vedere. Noi lampedusani abbiamo invece fin dall'inizio vissuto questa tragedia tremenda e ci sentivamo anche noi come dei naufraghi che nessuno aiutava”. Sono piene di emozione le parole di Francesco Tuccio, falegname di 45 anni, 30 dei quali passati nel suo laboratorio di falegnameria a Lampedusa. Alla maggior parte delle persone sentire questo nome non dirà nulla ma Francesco è il falegname che ha realizzato la “croce di Lampedusa” che sarà accolta domani a Trento alle ore 17.45 in Duomo.

 

Una croce speciale perché realizzata con un legno che si riesce a trovare solo sulle coste di Lampedusa, quello bagnato non solo dall'acqua del mare ma anche dalle lacrime e dal sangue dei tanti immigrati che in quel mare hanno perso la vita.

 

Nell'aprile del 2009 Francesco Tuccio assieme ad altri abitanti di Lampedusa hanno dovuto affrontare un tremendo naufragio con 316 vittime. Sentito telefonicamente ci parla di quella tremenda esperienza. “Centinaia di morti – ci racconta – e nessuno ne parlava. Nessun telegiornale. Noi lampedusani, invece, abbiamo assistito direttamente alla tragedia, abbiamo contato i morti e consolato i parenti che erano in un altro barcone. Era triste perché vedevamo i volti di queste persone sofferenti che lanciavano un grido di aiuto che nessuno raccoglieva. Noi stessi ci sentivamo dei naufraghi che nessuna aiutava”.

 

Tanta rabbia, tristezza e un senso di abbandono che Francesco Tuccio non è riuscito a tenersi dentro. Utilizzando i pezzi di legno di qualche carretta di migranti andata ormai distrutta ha deciso di dare forma a questo suo sentimento. Una semplice croce ma con un significato grande. “La voglia di costruire una croce così – ci ha spiegato Francesco – è partita quasi come una protesta . Volevo rappresentare su quel legno la vita di quelle persone che arrivano su questa isola, un modo per dare loro una voce visto che nessuno le ascoltava. Una volta che le barche arrivano a Lampedusa vengono completamente distrutte e il legno con il quale sono costruite completamente scorticato. Ho deciso allora di utilizzarlo per rappresentare la sofferenza dei migranti sotto forma di croce ma allo stesso tempo è anche un riscatto della loro vita”.

 

Quella che ormai tutti conoscono come la “Croce di Lampedusa”, arriverà domani a Trento e sosterà per una settimana sul nostro territorio. In Duomo rimarrà fino a lunedì 19, per essere poi esposta nelle cappelle degli ospedali S. Chiara e San Camillo nei due giorni successivi, e ritornare quindi in Duomo, dove giovedì 22 e venerdì 23 sono invitati alla riflessione gruppi di catechesi e scolaresche .


 

“Il mio è un segno che ho voluto dare e che ancora oggi – ha affermato Francesco Tuccio – cammina in tanti posti. Provo sempre una forte emozione quando mi comunicano che la croce viene portata in varie città. Quest'inverno si sposterà anche all'estero. Ho solo fatto un gesto di cuore affinché qualcuno ascoltasse queste voci lontane”.

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