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Vallotomo, smobilita il presidio sulle fratte. "Il pericolo è imminente ma dal Comune di Mori azioni superficiali che non tutelano né abitanti né operai"

Sotto accusa anche Mellarini, in un audio afferma: "Non c'è allarme". Ma la perizia del professor Barla dice l'opposto: "Il diedro può cadere da un momento all'altro"

Foto Mauro Bruschetti
Di Donatello Baldo - 22 gennaio 2017 - 15:07

MORI. La tesi del professor Giovanni Barla, il geologo incaricato dalla provincia di Trento di relazionare sul vallotomo, ha convinto anche la Tribù delle Fratte sull'imminente pericolo che il diedro che incombe su via Teatro possa staccarsi dalla parete rocciosa e piombare sulla testa degli abitanti.

 

Il presidio sarà quindi smobilitato per preservare l'incolumità delle persone, a dimostrazione che la protesta iniziata da Rosanna Bazzanella non ha mai voluto sottovalutare la questione legata alla sicurezza. Come il Comitato daVicoloaVicolo che ha sempre chiesto di coniugare sicurezza e salvaguardia del paesaggio, chiedendo di poter ricercare soluzioni che sapessero preservare entrambi gli aspetti.

 

Il presidio smobilita dalle fratte (si presenterà comunque davanti ai cancelli del cantiere) ma si sposta sotto le finestre del Comune (già domani è convocata un'iniziativa nel pomeriggio), perché è ora il sindaco a dover sciogliere le contraddizioni evidenziate nell'assemblea che si è tenuta questa mattina in piazza Cal di Ponte: “Se si legge la relazione del professor Barla è chiaro che il pericolo è imminente, che il blocco roccioso potrebbe crollare in ogni momento”. Allora perché l'ordinanza di divieto di accesso ai sentieri a ridosso del diedro è stata emanata soltanto giovedì scorso?

 

“Noi – afferma il Comitato - abbiamo chiesto a luglio del perché i sentieri non fossero già stati chiusi. Finalmente il sindaco emana l’ordinanza di chiusura, lasciando però ancora aperto il sentiero della golata che passa quasi sul dietro (a poco più di 50 cm di distanza). Per non parlare della Ganzega d’Autunno, che si è svolta negli stessi spazi sottoposti a ordinanza del piano di emergenza. Tutta questa storia è surreale – afferma una “riflessione” pubblicata sulla pagina web - un pericolo imminente, dichiarato a maggio, ora certificato anche dall’illustre docente prof. Barla, che però prevede come unica soluzione un’opera realizzabile in 6-9 mesi. Ma nel frattempo?”.

 

All'assemblea pubblica si è parlato di “azioni superficiali” messe in atto dal sindaco. Si è poi sottolineata la leggerezza con cui si sono mossi i vertici provinciali: la registrazione di una dichiarazione dell'assessore alla Protezione civile Tiziano Mellarini ha lasciato tutti un po' basiti. Nelle sue dichiarazioni dei mesi scorsi affermava che sul vallotomo non c'è pericolo imminente. Una valutazione in contrasto con la relazione di Giovanni Barla.

 

Ascolta l'AUDIO:

 

 

Un'altra contraddizione è questa: “Il vallotomo è pensato per contenere blocchi di roccia di dimensioni che vanno da uno a dieci metri cubi, prodotti dall'esplosione controllata che la Provincia ha ipotizzato. Ma se il diedro cade così com'è – si chiedono in assemblea – il rischio è quello che l'opera ceda e che anzi diventi un trampolino di lancio per proiettare la roccia ancora più oltre”.

 

Insomma, sembra che la soluzione del vallotomo, per i tempi di costruzione e per la sua capacità di garantire una sicurezza già da ora, sia del tutto insufficiente. Almeno è questo il parere di chi ha voluto leggere attentamente la relazione Barla, fidandosi delle sue perizie che hanno dichiarato espressamente il “pericolo imminente”.

 

Quello che non si capisce è questo: “Ma se il sindaco ha deciso di sgomberare i sentieri che partono dalla terza fratta, come può garantirci che il masso non oltrepassi la seconda e che gli abitanti non siano in pericolo? E' sua la responsabilità, e non può certo affermare che il rischio sia limitato a quelli che attraversano i sentieri: se il diedro decide di crollare, crolla tutto assieme e raggiunge ovviamente le case sottostanti”.

 

L'attenzione è stata posta anche sulla sicurezza che deve essere garantita agli operai che lavorano alla costruzione dell'opera. Il sindacato Usb ha perciò scritto una nota urgente all'Unità Operativa di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro per chiedere immediata valutazione dell'area del cantiere di Mori, “dove i lavoratori lavoreranno a 300 metri dal diedro pericolante”.

 

Una decisione, quella di chiamare in causa anche gli organi preposti alla tutela della sicurezza sul lavoro, che il sindacalista Federico Menegazzi ha intrapreso dopo aver letto le dichiarazioni del sindaco Barozzi che sul quotidiano Trentino asseriva che “i lavoratori dovranno comunque lavorare in quella zona , ma sono informati e pronti a farlo”. Mettendo la loro sicurezza, sembrerebbe di capire, in mano al caso e alla speranza che il diedro non cada prima della costruzione del vallotomo, e comunque solo con la demolizione controllata.

 

Il prossimo mercoledì, sempre all'Auditorium, toccherà al professor Gian Paolo Giani presentare il suo studio sul vallotomo. Ma per il Comune le sue tesi non avranno la stessa dignità di quelle del professor Barla: non saranno esposte all'interno di un Consiglio comunale straordinario, il tecnico nominato dai proprietari dei terrazzamenti terrà comunque la sua relazione alle 20.30 davanti alla popolazione di Mori ormai sempre più confusa

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