A Visso, nelle Marche, la prima casa dopo il sisma è trentina. A donarla i volontari del Servizio trasporto infermi Tesino, Pinzolo e Alta Rendena
I volontari sono riusciti a donare un'abitazione ad una famiglia di allevatori di Aschio, una frazione di Visso

VISSO. Senza casa e senza stalle per i propri animali, in molti dormono ancora in tende, o strutture provvisorie, in alcuni casi addirittura quelle usate dopo il sisma del 1997.
Ad Aschio, frazione di Visso in provincia di Macerata nelle Marche, dopo le scosse di terremoto dello scorso anno, sono ancora molte le famiglie che si trovano in condizioni di vita precarie e attendono un aiuto per poter guardare avanti. Tra di loro molti allevatori che con il terremoto hanno perso ogni cosa.

Ed è proprio ad una famiglia di allevatori che sabato è andata la prima casa di legno arrivata dopo il sisma. A donarla è stato il Trentino con due associazioni, il “Servizio trasporto infermi Tesino” e il “Servizio trasporto infermi di Pinzolo e Alta Rendena", che ancora una volta non si sono volute sottrarre nell'offrire il proprio aiuto.
Un'iniziativa che si è potuta realizzare anche grazie ad alcuni rapporti di amicizia che ancora oggi legano alcuni residenti dell'antico borgo di Visso con il Trentino.
La casa di sessanta metri quadrati circa, realizzata con materiali trentini, offre lo spazio per una famiglia di allevatori che finalmente dopo mesi di paura ha almeno un tetto sicuro sopra la testa.
“Proprio sabato – ci racconta Ivan Boso, presidente del Servizio Trasporto Infermi del Tesino – abbiamo consegnato la casa ad una famiglia di agricoltori. Noi assieme all'associazione di Pinzolo e Alta Rendena abbiamo un po' alla volta raccolto circa 60 mila euro e con questi soldi siamo riusciti a donare questa abitazione”.

I materiali sono arrivati dal Trentino e l'abitazione è stato costruita ad Aschio dove però in molti sono costretti a vivere nell'emergenza.
“La situazione in quelle zone – ha spiegato Boso - è molto critica e noi abbiamo messo tutto il nostro impegno ma purtroppo sono ancora tante le famiglie che ad oggi stanno attendendo un aiuto”.













