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Bolzano
08 settembre | 19:47

La patente per la bici, nella Bolzano dell'Ottocento era una realtà: quando per pedalare serviva la licenza e le prescrizioni erano stringenti

Il Museo Civico di Bolzano presenta una patente per bici come oggetto del mese: un artefatto che consegna un curioso spaccato della società dell'epoca, in cui la bici cominciava a far parte della quotidianità e con lei arrivavano le prime regole per convivere nel traffico

La patente per la bici, nella Bolzano dell'Ottocento era una realtà
Foto Comune di Bolzano

BOLZANO. Una patente per andare in bicicletta. Oggi potrebbe sembrare curioso, ma nella Bolzano dell’Ottocento era la realtà. È la patente per “bicicli” che il Museo Civico di Bolzano ha scelto come oggetto del mese.

 

Il documento risale al 1896, quando questi mezzi erano ancora relativamente nuovi e stavano iniziando a diffondersi nelle città. Nelle strade animate da pedoni, carri e cavalli non era raro che queste nuove invenzioni causassero scompiglio, anche viste le loro caratteristiche. 

 

I bicicli, infatti, pesavano quaranta chili e avevano i pedali fissati sul mozzo della ruota anteriore, rendendo estremamente difficile mantenere l’equilibrio sulle superfici sconnesse.

 

Con la loro diffusione aumentarono anche gli incidenti. Documenti dell’epoca riportano vari episodi. Per esempio, il 26 maggio 1891 un bambino di otto anni che era corso in strada nei pressi dell’allora Hotel Badl, oggi piazza IV Novembre, si scontrò con un biciclo, riportando ferite alla testa. Il ciclista aveva suonato più volte il campanello e gridato ma non era riuscito ad arrestare in tempo la bici. Un altro episodio, avvenuto a Merano il 26 agosto 1895 coinvolse un’anziana signora mentre attraversava via Portici trasportando dell’acqua. Un ciclista che percorreva la strada ad alta velocità la travolse, scaraventandola violentemente a terra, tanto che fu necessario l’intervento di un medico.

 

Diventò quindi evidente il bisogno di una regolamentazione e, in assenza di un codice della strada nazionale, furono i singoli Comuni ad occuparsene. A Bolzano nel 1895 venne approvato il “Radfahr-Ordnung für das Stadtgebiet Bozen und den politischen Bezik Bozen-Umgebung” (Regolamento per la circolazione delle biciclette nel territorio comunale di Bolzano e nel comprensorio politico di Bolzano e dintorni, ndr). 

 

Il regolamento prevedeva che ogni aspirante ciclista dovesse dimostrare le proprie capacità di guida davanti ad una commissione di ciclisti esperti. Passata la prova sarebbe stata rilasciata una licenza di guida, una sorta di patente ante litteram. 

 

Proprio una di queste patenti è esposta al Museo Civico di Bolzano. Si tratta della numero 320, rilasciata il 2 agosto 1896, e apparteneva al falegname Johann Weger. Al suo interno si trovano le prescrizioni che i ciclisti dovevano osservare: era vietato circolare sui marciapiedi e occorreva utilizzare il campanello in prossimità degli incroci e per segnalare un sorpasso. Il fanale doveva essere acceso all’imbrunire e, in situazioni di particolare affollamento, come mercati, strade  trafficate o processioni, era necessario procedere con prudenza oppure scendere dalla bicicletta e continuare a piedi. Bisognava prestare particolare attenzione agli animali da tiro e da sella: il ciclista doveva osservare il loro comportamento e attenersi alle indicazioni dei conducenti di carri e cavalli. Doveva inoltre mantenere la destra e sorpassare pedoni o carri sulla sinistra. Quando i ciclisti procedevano in colonna, dovevano mantenere una distanza di sei metri l’uno dall’altro, che diventava di venti metri in discesa. Tra le dotazioni obbligatorie non potevano mancare il campanello e il fanale. Inoltre, la bici doveva essere contrassegnata da un codice di controllo, una targa in lamiera da fissare dietro il sellino.

 

Il numero della patente e della targa di Weger, 320, ci dicono quanto rapidamente si fossero diffusi questi mezzi: in un anno e mezzo dall’entrata in vigore del regolamento erano già state rilasciate 320 autorizzazioni. Se rapportato con il numero di abitanti dell’epoca (dodicimila) il dato restituisce l’idea della rapidità con cui il nuovo mezzo si stava diffondendo

 

Quella patente, oggi conservata al Museo Civico, racconta così un momento in cui la bicicletta smetteva di essere una curiosità e diventava parte della vita quotidiana della città. E con lei arrivavano anche le prime regole per convivere con il nuovo traffico.

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