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Isaf di Storo, Comune e sindacato contro il deputato Binelli: ''Prima di fare interrogazioni si informi''

Aveva presentato un'interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico, preoccupato per la chiusura degli stabilimenti 'gemelli'. Ma per il sindacalista Fim-Cisl e per l'assessore Poletti la situazione non è come quella descritta dall'esponente del Carroccio

Di db - 24 luglio 2018 - 17:53

STORO. Il deputato leghista Diego Binelli ha portato la questione dell'azienda Isaf direttamente in Parlamento. Sulla situazione occupazionale e sulle le prospettive dell'azienda che produce fili per la saldatura ha interpellato il ministro dello Sviluppo economico. Una decisione che però ha mandato su tutte le furie sia i sindacati che l'amministrazione della città del Chiese

 

A preoccupare l'esponente del Carroccio è stato l’annuncio dell’imminente chiusura di due stabilimenti tedeschi di proprietà della stessa ISAF. "Questo - afferma Binelli - ha messo in stato di forte agitazione i dipendenti dello stabilimento italiano di Storo nel basso Chiese, che insieme agli altri due rappresenta un polo strategico europeo nella produzione di fili per saldatura".

 

"Le sigle sindacali hanno appreso dall’azienda l’intenzione di voler far confluire proprio nello stabilimento di Storo e in quello di Arezzo la produzione dei due stabilimenti tedeschi - spiega al ministro attraverso un'interrogazione -  ma ad oggi tale orientamento non risulta confermato, anche con riferimento ad un  eventuale un piano industriale".

 

La fabbrica, che negli anni è cresciuta tanto da diventare uno dei leader europei nella produzione di fili speciali per saldatura, dopo diversi passaggi di proprietà è stata acquistata dall’azienda americana Licoln: "La poca chiarezza nelle strategie perseguite rischia di acuire una situazione di crisi che già da tempo attraversa il territorio".

 

Binelli si dice preoccupato anche per i 70 dipendenti, "attualmente in cassa integrazione, e per le loro famiglie per cui potrebbe prospettarsi un futuro lavorativo molto incerto". Il deputato chiede al ministro di "favorire una concertazione tra tutti i soggetti interessati, al fine di fare chiarezza sulle strategie perseguite dall’azienda per lo stabilimento di Storo".

 

Ma dicevamo che i sindacati si sono arrabbiati: "Nello stabilimento Isaf di Storo non si sta al momento facendo cassa integrazione da oltre un mese - precisa Paolo Cagol della Fim Cisl - e non ne è prevista nemmeno per agosto, grazie anche all’incremento dei volumi produttivi registrati nelle ultime settimane a seguito della chiusura dei due stabilimenti tedeschi Isaf di Brielow e Wiesemburg".

 

Il sindacalista risponde a Binelli anche sul versante delle strategie aziendali: "Stiamo monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione, da marzo in costante contatto con il coordinamento dei sindacati dei settori metalmeccanico e chimico presenti nei vari stabilimenti del gruppo".

 

"A fine maggio abbiamo incontrato la direzione generale del gruppo - spiega Cagol - e ci è stato confermato che non c’è al momento alcun programma di ulteriore ristrutturazione produttiva. Lo stabilimento Isaf di Storo ha raggiunto ottimi risultati di produttività e soprattutto di qualità produttiva e questa rappresenta la miglior garanzia che oggi possiamo offrire ai 60 dipendenti dello stabilimento di Storo".

 

"Pur mantenendo sempre massima l’attenzione - afferma il sindacalista - riteniamo ci siano le condizioni e le prospettive per un solido futuro e anzi ci auguriamo che la produzione possa ulteriormente crescere creando nuova occupazione nel territorio".

 

Sulle affermazioni di Binelli dice questo: "Onestamente mi ha molto sorpreso che nelle aule parlamentari, deserte nei giorni scorsi mentre si discuteva della vertenza Ilva di Taranto (che coinvolge 20 mila lavoratori), ci si sia occupati della situazione dello stabilimento Isaf di Storo".

 

"Questo sorprende soprattutto perché al deputato Diego Binelli sarebbe bastato interpellare il sindacato presente in azienda per avere informazioni più precise di quelle che abbiamo letto sui media locali nei giorni scorsi".

 

Dello stesso tenore le parole usate dall'assessore alle Attività Produttive del Comune di Storo Stefano Poletti. "Purtroppo la politica poco può davanti ad alcuni colossi industriali dell’economia globale che decidono di trasferire la produzione altrove".

 

"Tuttavia - scrive l'assessore - riteniamo che interessarsi a questi problemi che toccano la dignità delle persone senza avere prima ascoltato e capito, senza aver prima raccolto informazioni sia quantomai pericoloso". E rincara la dose: "Vista la sua disponibilità ad interessarsi del lavoro a Storo, perché Binelli non ci aiuta a portare all’attenzione del ministro il progetto di attrazione di impresa che stiamo promuovendo da due anni a questa parte qui a Storo?"

 

"E perché non sollecita il ministro a promuovere la delocalizzazione di aziende Ict in un contesto periferico di montagna a rischio spopolamento, dove da un decennio abbiamo a disposizione una rete in fibra ottica a 100 Mbit/s simmetrici (upload e download) che non trova in nessun altro angolo di Trentino?".

 

E ancora: "Perché non propone al ministro di darci una mano con investimenti per far venire a Storo qualche webfarm o qualche datacenter? O qualche altra realtà produttiva che possa essere competitiva sul mercato in barba alla nostra periferia geografica?"

 

 

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