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Coronavirus, 1 impresa su 3 a rischio in Trentino Alto Adige ma a Trento manca la liquidità e il Pil calerà del 10% (a Bolzano del 7,3%)

I dati elaborati dall'Asat preoccupano il Cna sia del Trentino che dell'Alto Adige. Su entrambi i territori disoccupati passati da circa 9.000 persone a circa 28.000. Ecco quali sono le criticità e le richieste alla politica

Di L.P. - 30 giugno 2020 - 12:38

TRENTO. Più di un'azienda su tre in Trentino e in Alto Adige è seriamente a rischio sul piano dell'operatività e della sostenibilità dell'attività. Un dato in linea con il resto del Paese ma più alto rispetto al resto del Nordest con una differenza enorme tra Trento e Bolzano sulla mancanza di liquidità (i primi sono in grandissima difficoltà rispetto ai secondi). Lo certifica uno studio sulle imprese diffusa da Astat, l’Istituto di Statistica della Provincia di Bolzano e analizzato dal Cna con il presidente della sezione altoatesina Claudio Corrarati e con quello della sezione trentina Andrea Benoni.

 

 “La rilevazione – sottolinea il presidente Corrarati – è stata condotta su input dell’Istat nazionale e mette in luce come il 37,3% delle imprese altoatesine e il 36,9% delle imprese trentine abbiano seri rischi operativi e di sostenibilità dell’attività. Un dato in linea con il 38% nazionale e un po’ sopra la media del Nordest che si ferma al 34,5%. In pratica, 4 aziende su 10 stanno rischiando la chiusura per effetto dell’emergenza sanitaria. Non sono a rischio solo le attività turistiche e di ristorazione, perché a cascata andranno in crisi anche il commercio, l’artigianato e tutti i comparti legati ai consumi interni”.

 

 

 

 

 

Andrea Benoni, presidente di Cna Trentino, aggiunge: “Desta molta preoccupazione il dato sulla mancanza di liquidità per far fronte alle spese correnti e ai debiti. Se in Alto Adige questo problema è avvertito dal 33,2% delle aziende, in Trentino raggiungiamo il 51,9%, in linea con il 51,5% nazionale e il 49% del Nordest. Una disparità, a pochi chilometri di distanza, che deve essere analizzata a livello politico e dalle istituzioni bancarie”.

 

La Direzione Cna era stata convocata per fare il punto della situazione a distanza di 45 giorni dalla ripresa di quasi tutte le attività. I dati diffusi dall’Astat indicano un calo del 7,3% del Pil altoatesino su base annua, mentre in Trentino il calo dovrebbe toccare il 10%. L’impatto occupazionale, per adesso ancora non definitivo in attesa dell’esito della stagione turistica, desta comunque forte preoccupazione visto che, attualmente, in Alto Adige ci sono 28.200 persone senza lavoro rispetto agli 8.800 di media del 2019. In Trentino la situazione è analoga.

 

“Riteniamo – ha affermato il presidente Corrarati – che sia indispensabile l’attivazione di un tavolo permanente #EconomiaRiparti in entrambe le Province autonome. Apprezziamo quanto fin qui fatto dagli Enti territoriali per agevolare i prestiti, erogare contributi a fondo perduto, accelerare il pagamento della cassa integrazione, sostenere le famiglie in difficoltà, sospendere mutui, prestiti, tasse, imposte, affitti. Misure straordinarie rispetto ad un’emergenza straordinaria. Adesso, però, non possiamo stare in attesa dei soldi promessi dall’Ue, ma dobbiamo mettere in piedi riforme strutturali, a cominciare dalla revisione dei bilanci delle Province, che non possono continuare ad essere imbalsamati sulle spesse correnti che assorbono gran parte della disponibilità finanziaria. È necessario liberare risorse per investimenti incidendo profondamente sulla riduzione della burocrazia, sulla digitalizzazione, sullo smart working produttivo, sui costi e sull’efficienza della sanità e del sociale, che non possono essere migliorati facendo pagare ancor di più i cittadini. Non vogliamo rincorrere dati allarmanti, ma affrontare con determinazione i problemi che tali dati mostrano”.

 

“Un primo segnale concreto per le imprese – hanno concluso i vertici della CNA regionale – sarebbe l’attivazione di soluzioni territoriali per l’ecobonus al 110% sulle ristrutturazioni e sui risanamenti di edifici, vista la lentezza con cui il governo sta precedendo per indicare soluzioni pratiche sulla cessione del credito d’imposta che consentirebbe di far partire consistenti investimenti privati a vantaggio delle PMI locali”.

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