La corda si annoda attorno al collo e rischia di soffocarla (FOTO), femmina di stambecco soccorsa in quota
Ad accorgersi dell’esemplare in difficoltà sono stati i gestori di un vicino rifugio, la giovane femmina di stambecco si muoveva con difficoltà tra gli spuntoni di roccia e rischiava di essere soffocata da una corda di materiale plastico che le si era annodata sul collo

CHIUSAFORTE. Salvataggio ad alta quota per una giovane femmina di stambecco che, rimasta incastrata in una corda di materiale plastico che le si era annodata sul collo, si muoveva con difficoltà tra gli spuntoni di roccia sul Monte Canin, nelle Alpi Giulie, a quasi 2.000 metri di altitudine.
Ad accorgersi dell’esemplare in difficoltà i gestori del rifugio Giberti (nel comune di Chiusaforte) che hanno inviato una segnalazione al Corpo forestale della Regione Friuli-Venezia Giulia della Stazione di Pontebba, intervenuto sul posto insieme agli esperti del Centro di ricerca e coordinamento per il recupero della fauna selvatica del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università degli Studi di Udine.

Ci sono volute circa due ore per salvare l’animale che è stato dapprima sedato e poi liberato dalla plastica che rischiava di soffocarlo. È seguita quindi una visita accurata dello splendido esemplare per escludere la presenza di lesioni che ne avrebbero compromesso il rilascio in natura.

Per la precisione si tratta di una femmina, dell’età stimata di tre anni che fa parte della colonia del Parco regionale delle Prealpi Giulie, costituita da circa 100-150 esemplari. Al termine dell’intervento lo stambecco è immediatamente rientrato a far parte di un gruppo di femmine e cuccioli dell’anno e monitorato per un paio di ore, periodo nel quale ha dimostrato il suo pieno recupero.

Inoltre, prima della liberazione, i ricercatori hanno campionato del sangue per valutare il benessere della colonia di appartenenza. Il sangue sarà esaminato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

La specie infatti è stata reintrodotta in Friuli-Venezia Giulia negli anni ’90, ed è tutt’ora è minacciata dalla scarsa variabilità genetica in tutto il territorio nazionale. Tra le cause anche la presenza di un parassita denominato “acaro della rogna” che negli anni Duemila ha provocato centinaia di perdite in regione e nel vicino Veneto.



















