“Colpo mortale per l'agricoltura”. Fortissima ondata di maltempo: violente grandinate, alberi abbattuti dal vento. Coldiretti: “Danni per decine di milioni”
Dopo la forte ondata di maltempo registrata nella serata di ieri in diverse zone del Veneto, Coldiretti Verona lancia l'allarme: “Oltre alla distruzione dei raccolti, sono state sventrate e ridotte al suolo anche strutture aziendali fondamentali”. Dichiarato lo stato di emergenza regionale

VERONA. La forte ondata di maltempo che, nella serata di ieri (28 agosto), ha interessato diverse zone del Nord Italia ha colpito con particolare violenza il Veronese, dove secondo la locale sezione di Coldiretti i danni stimati per quanto riguarda il settore dell'agricoltura sarebbero stimabili in “decine di milioni di euro”.
A comunicarlo sono gli stessi responsabili dell'associazione di categoria mentre, all'indomani dell'ennesimo intenso episodio meteorologico dell'estate 2026, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha firmato il decreto per la dichiarazione dello stato di emergenza regionale.
Secondo quanto riportato dal presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, questa mattina i vigili del fuoco in Veneto avevano già effettuato ben 110 interventi, con altre 160 richieste in attesa: “La situazione più impegnativa – scrive – si registra nel Veronese, dove i comuni maggiormente colpiti sono Isola della Scala, Bovolone, Cerea e Vigasio”.
Grandine, pioggia e forte vento, spiegano da Coldiretti Verona, hanno causato “devastazioni drammatiche per il comparto agricolo locale creando un quadro sconfortante. La violenza dei fenomeni si è sommata alle grandinate e ai nubifragi che già nei giorni scorsi avevano pesantemente compromesso le colture di riso, tabacco, cereali e frutticole, come nel caso di Zevio, Palù, Oppeano e Ronco all'Adige”.
Il fenomeno di ieri sera, continuano: “Ha purtroppo inflitto un colpo che rischia di essere fatale. Oltre alla distruzione dei raccolti, sono state sventrate e ridotte al suolo anche strutture aziendali fondamentali (magazzini, serre, depositi e impianti irrigui). Molte di queste infrastrutture, a causa della vetustà degli immobili o dell'impossibilità oggettiva di ottenere certificazioni di conformità, risultano non assicurabili. Si parla dunque di danni diretti non risarcibili, che gravano interamente sulle spalle degli agricoltori”.
Nonostante sia assolutamente prematuro tracciare un bilancio definitivo, le primissime stime ufficiose nelle analisi di Coldiretti Verona “indicano un ammontare di danni nell'ordine di decine di milioni di euro”. Alcune aziende, dice l'associazione: “Non riusciranno a raccogliere nulla per la stagione in corso, affrontando il concreto rischio di perdere importanti quote di mercato nei prossimi anni e la necessità di investire nuovamente cifre astronomiche per tentare di ripartire”.
“Nella mia zona – spiega Marco Pizzoli, presidente della Coldiretti di Bovolone – era rimasto da raccogliere il mais e il tabacco: per il mais parliamo di danni che vanno dal 50% al 70%, mentre per il tabacco non è rimasto più nulla da raccogliere, specialmente dopo le precedenti grandinate. Abbiamo registrato danni ingenti alle strutture, agli impianti fotovoltaici, alle alberature, oltre a devastazioni a finestre e automezzi”. Tra siccità, nubifragi e grandine, continua: “È un’annata drammatica”.
“Ci troviamo di fronte a un'emergenza non più sostenibile – il commento a caldo di Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona. – Gli imprenditori agricoli stanno facendo da mesi, se non da anni, sforzi ed enormi sacrifici per tenere aperte le attività in un contesto economico già fortemente compromesso da dinamiche esterne. Inoltre, questo evento climatico estremo si accanisce su strutture vecchie ma operative che non potevano accedere alle coperture assicurative per via di lacci burocratici e certificazioni impossibili da ottenere. È una vera e propria beffa: alcune aziende, oltre al rischio di non raccogliere nulla, dovranno sobbarcarsi ulteriori oneri francamente difficili da affrontare in questo momento. Il rischio per loro è quello di sparire dal mercato”.


















