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| 24 set 2025 | 11:54

Un pilastro di roccia cede e l'esperto alpinista precipita per diversi metri, il racconto: "Quando ho visto l'elicottero giallo in avvicinamento mi sono commosso"

Il racconto dell'alpinista Roberto Mazzilis, con alle spalle decine di vie aperte dagli anni Settanta in poi: "Grazie a tutti i soccorritori e grazie anche a te, Piccolo Mangart, per averci concesso di tornare a casa vivi"

Un pilastro di roccia cede e l'esperto alpinista precipita per diversi metri

TARVISIO. Prima lo spaventoso incidente in quota, poi il racconto sui social sotto al post del Soccorso alpino del Friuli Venezia Giulia, che il fortissimo arrampicatore ha tenuto a ringraziare di nuovo. Tutto è avvenuto il 19 settembre, quando Roberto Mazzilis, fuoriclasse di Caneva di Tolmezzo con alle spalle decine di vie aperte e centinaia di scalate fatte, si trovava nella zona del Piccolo Mangart. 

 

L'allerta è scattata in particolare poco prima delle 16, quando i tecnici della stazione di Cave del Predil del Soccorso alpino, assieme alla Guardia di Finanza e all’elisoccorso regionale, sono stati attivati da Sores su chiamata al 112 da parte di una cordata di alpinisti impegnati sulla via Lomasti al Piccolo Mangart di Coritenza.

 

Il capocordata, un 65enne friulano che si è poi scoperto essere Mazzilis, era caduto a due terzi della via a 2.100 metri di quota volando per circa 15 metri e procurandosi alcuni traumi che gli impedivano di proseguire la scalata. Sul posto si è quindi portato immediatamente l'elisoccorso. 

 

Mentre con una prima verricellata si è cercato di capire le condizioni dell’infortunato e la sicurezza del terrazzino su cui si trovavano ancorati, con una seconda verricellata si è provveduto a recuperare l'infortunato, collaborante come il compagno, entrambi alpinisti molto esperti. Infine, dopo aver portato il ferito al campo base, con una terza verricellata è stato prelevato il compagno di cordata.

 

Una vicenda raccontata sui social come di consueto dai soccorritori, post sotto al quale ha commentato Mazzilis, riferendo di essere stato protagonista dell'accaduto e riportando altri dettagli di quanto successo: "Il sassolino che ho raccolto sul terzo tiro di corda dovrà passare di nuovo lungo tutte le lastronate e quella via...prima di porgerlo in omaggio ad Ernesto - si legge sul commento dell'alpinista - un rito, una promessa che vorrei mantenere anche se la vedo dura recuperare la possibilità di calzare di nuovo le strette scarpette di arrampicata, anche considerando il tallone che mi sono scheggiato in quel volo di forse 20 metri vissuto in compagnia di una "cattiva" piastra rocciosa".

 

"Pezzo di parete - spiega - che non mi ha accettato e che il mio "sesto senso" stavolta ha male interpretato". Secondo quanto spiegato, infatti, un lastrone di roccia si sarebbe improvvisamente staccato, facendo precipitare l'uomo. 

 

"Le speranze di scalare ancora una volta, dopo 46 anni, quegli ultimi strapiombi che ci separavano dalle facili rocce sommitali o tentare una discesa a corde doppie lungo tutte le centinaia di metri appena scalati, ci hanno indotti a chiamare i soccorsi - rivela Mazzilis -. Nell'attesa abbiamo rinforzato la sosta e recuperato le corde, sperando di non distrarre l'elisoccorso da interventi più urgenti. Confesso che quando ho visto l'elicottero giallo in avvicinamento mi sono commosso e con questa mia testimonianza desidero ringraziare, anche a nome di Luca, tutti coloro che si sono attivati per il nostro velocissimo e impeccabile recupero: dall'abilissimo pilota dell'elicottero al tecnico verricellato (un mio paesano) e al medico".

 

"Vorrei ringraziare anche i professionisti dell' autoambulanza e i componenti delle squadre di terra pronte a mobilitarsi qualora ve ne fosse stata la necessità - conclude -. Grazie a tutti quanti si sono espressi in auguri e grazie anche a 'te' Piccolo Mangart, per averci concesso di tornare a casa vivi: è un arrivederci". 


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