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| 09/06/2023 | 19:06

IL VIDEO. Acri, un'alleanza per la cura dei beni culturali ecclesiastici

Bologna, 9 giu. (askanews) - Chiese, oratori, santuari, cimiteri, cammini, ma anche archivi ecclesiastici, immagini sacre e oggetti liturgici. I beni ecclesiastici in Italia rappresentano un capitale immenso che, però, rischia di cadere in rovina in mancanza di interventi efficaci. Negli ultimi 10 anni le Fondazioni di origine bancaria hanno promosso e sostenuto circa 15mila interventi erogando oltre 750 milioni di euro. La commissione per le Attività e i beni culturali di Acri ha censito quelli realizzati da 11 fondazioni dal Nord al Sud del Paese."Prima di tutto ci siamo confrontati tra di noi e abbiamo colto quali erano i diversi approcci - ha spiegato Valentina Dania, responsabile settore Arte e cultura di Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e curatrice del rapporto -. Ci siamo confrontati sulle tipologie di interventi e le dimensioni di questi interventi. Da questa analisi interna abbiamo scelto di avere un approccio giuridico e quindi di costruire un quadro di riferimento sul quale lavorare".Un patrimonio che rischia di essere danneggiato al sopraggiungere di terremoti o alluvioni. Come ha ricordato il presidente di Acri, Francesco Profumo: "Il Paese probabilmente deve imparare ad attrezzarsi non solo sull'emergenza perché certamente abbiamo ancora una volta dimostrato di essere bravi, ma soprattutto nella programmazione della manutenzione".Un problema culturale ribadito anche dal presidente della CEI a cui è stato consegnato durante una cerimonia a Bologna il secondo volume del rapporto curato da Acri. "Il tanto patrimonio rischiamo di perderlo perché lo conserviamo e basta. Invece la vera sfida è la valorizzazione" ha detto il card. Matteo Zuppi intervenendo all'incontro.Le buone prassi raccolte da Acri saranno di stimolo per interventi futuri. "Le fondazioni - ha aggiunto Dania - hanno sempre di più un ruolo che le mette in condizioni di creare connessioni tra soggetti diversi. Questi due volumi raccontano quante persone, quanti soggetti diversi lavorano su questo patrimonio e quante connessioni possiamo creare".E' quindi un punto di partenza di un lavoro che dovrà vedere coinvolti, tra gli altri, il Terzo settore e il volontariato.

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