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| 07/09/2022 | 20:09

IL VIDEO. Pussy Riot: contro Putin battaglia non nostra, ma di comunità

Milano, 7 set. (askanews) - "Non è la mia battaglia personale", è la battaglia "internazionale", "di una comunità" quella contro il presidente russo Vladimir Putin, e in essa "ciascuno deve portare il suo contributo". Così Maria Alyokhina, volto rappresentativo del collettivo di protesta femminista Pussy Riot, nato a Mosca e da subito dichiaratamente contro Putin. Le tre artiste e attiviste affermano che è un "bene" che gli Stati Uniti stiano "armando gli ucraini" con "armi moderne". Ma serve che l'Europa "sospenda ogni rifornimento di petrolio e gas proveniente dalla Russia, perché con quello (Mosca) si finanzia la guerra".Alyokhina con le sue compagne Diana Burkot e Taso Pletner si esibirà a Milano fra pochi giorni: proprio nel capoluogo lombardo si terrà infatti l'unica tappa italiana del tour "Riot days" delle Pussy riot, l'11 settembre al TAM Teatro Arcimboldi, salotto buono per eccellenza.Alla domanda se ritenesse vinta la sua battaglia personale contro Putin, Alyokhina - recente protagonista di una fuga rocambolesca dalla Russia - ha risposto dicendo che non si tratta di una sua battaglia personale, ma di qualcosa che deve riguardare la comunità. "Il problema principale è l'indifferenza, il silenzio", aggiunge.La Pussy Riot, come altre due colleghe Nadezhda Tolokonnikova ed Ekaterina Samutsevich, venne condannata per "teppismo motivato dall'odio religioso" a due anni di reclusione nel 2012. Alyokhina è stata rilasciata dal carcere il 23 dicembre 2013 in virtù di una legge sull'amnistia approvata dalla Duma russa.Secondo Alyokhina il sistema di detenzione in Russia "non è cambiato dai tempi sovietici". Oltre ai numerosi fermi, arresti e detenzioni, la Pussy Riot è nota per essere scappata dalla Russia quest'anno travestita da rider, giungendo in Lituania, passando per la Bielorussia, in base a quanto raccontato dalla stessa al New York Times.

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