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| 25/10/2022 | 16:10

IL VIDEO. Un mondo in fiamme e le visioni di un attivismo dell'arte

Roma, 25 ott. (askanews) - Tutto inizia dal grande globo di Mona Hatoum che mappa visivamente i luoghi di conflitto sul nostro pianeta. Il titolo dell'opera, "Hot Spot", diventa il titolo della mostra che la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a un ragionamento sull'attualità più stringente, tra guerre e crisi climatica, con l'intento, come recita il sottotitolo dell'esposizione, di prendersi cura di un mondo in fiamme."Credo che l'arte - ci ha detto il curatore della mostra, Gerardo Mosquera - abbia un ruolo molto importante da giocare in questo disastro planetario che stiamo subendo. È uno strumento molto potente da usare per creare consapevolezza, per comunicare e per indirizzare le persone verso azioni per provare a salvare questo pianeta".Le opere della collettiva si soffermano sui modi, spesso molto diversi, con i quali si può raccontare la complessità del presente: dalla tematica dell'identificazione con l'ambiente in opere di Michelangelo Pistoletto a quella della dominazione dell'uomo sulla natura in John Baldessari. Dal pescatore che abbraccia il pesce che sta uccidendo in un video di Jonathas de Andrade, una delle opere più interessanti e strane in mostra, al video magnetico del duo Ibeyi, che in lingua nigeriana intona una sorta di inno all'acqua dei fiumi."In questa mostra - ha aggiunto Mosquera - cerchiamo di presentare artisti che si confrontano con questi temi cruciali, per, in modo indiretto, aprire nuove strade usando gli strumenti dell'arte. Il simbolismo, la poesia: per arrivare a quello che chiamo un attivismo estetico".Il punto su cui il visitatore è invitato a interrogarsi, probabilmente, è proprio legato al modo in cui l'arte contemporanea, con tutte le sue pratiche difformi che spesso rinnegano un'idea di estetica, riesce poi comunque a portarci su un terreno che è, quanto meno, di confronto con le immagini che definiscono il nostro mondo, collettivo e individuale. E che danno spazio a delle visioni che si scoprono nascere dal profondo, come nel caso degli enormi gorilla di Davide Rivalta che dominano l'ingresso della Galleria Nazionale: apparizioni sospese sopra un'idea di tempo, luogo e storia che è nostra e profondamente problematica.

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