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| 21/04/2023 | 18:04

IL VIDEO. LaChapelle presenta "Fulmini": le mie immagini che illuminano

Trieste, 21 apr. (askanews) - Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, a Trieste, arrivano i lampi di luce del fotografo statunitense David LaChapelle. Si chiama infatti "Fulmini" la mostra in programma dal 22 aprile al 15 agosto negli spazi del Salone degli Incanti. Un'esposizione immersiva con 92 opere, che vuole ripercorrere gli ultimi 50 anni di attività dell'artista; ed è anche la prima volta in cui sono esposte anche 10 immagini in formato extra large."Il titolo - spiega l'artista - deriva dall'idea del lampo d' ispirazione, che arriva come un fulmine, e anche in fotografia abbiamo il flash. E poi c'è l'elettricità; e come un fulmine illumina il cielo, io voglio creare immagini che illuminino e portino luce. Mi piace l'idea della connettività. L'elettricità connette e nell'arte ci si connette, ci si ispira attraverso la musica e la scrittura, attraverso tutte le arti, attraverso il teatro. L'arte può toccarci, commuoverci, emozionarci e connetterci come fa l'elettricità".Opere che colgono l'attimo, lo illuminano, la forza della natura e l'azione dell'uomo, storie bibliche materializzate in visioni contemporanee e scene più intime con angeli, santi e figure mitologiche."Ogni foto ha una storia diversa da raccontare - dice LaChapelle - ogni foto appartiene a tre decenni della mia vita, tre decenni e mezzo della mia vita. Quindi alcune risalgono a quando avevo vent'anni, altre a quando ne avevo trenta, altre ancora a quando ne avevo quaranta. In questi decenni mi sono interessato a certe cose e mi sono evoluto. Ma la linea di fondo è che ho sempre avuto una forte fede in Dio e ho sempre creduto nella vita dopo la morte e in qualcosa di più del mondo materiale e dell'idea che siamo qui solo per fare soldi e poi morire. Siamo qui per molto di più. Siamo qui per amare e creare, tutti abbiamo talenti diversi e percorsi diversi, qualunque essi siano. È questo che rende bello il mondo. Quindi ci sono molte differenze nelle mie opere d'arte, perché quello che pensavo a vent'anni non lo penso oggi. L'unico filo conduttore è il mio amore per la fede e per qualcosa di più grande di me".

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