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| 25/07/2024 | 12:07

IL VIDEO. Biennale Danza, il corpo umano come paesaggio di carne

Venezia, 25 lug. (askanews) - La carne umana come paesaggio, l'ospedale come laboratorio dove si collegano tutti i corpi del mondo. Sono questi gli elementi intorno a cui è costruita l'installazione video su più schermi "De Humani Corporis Fabrica", portata alla Biennale Danza di Venezia da Verena Paravel, antropologa e regista, e da Lucien Castaign-Taylor, antropologo e artista. Un'immersione anche spaventosa nell'intimo dei corpi attraverso strumenti medici sofisticati, che mettono in evidenza la assurda fragilità dell'essere umano, ma anche la resistenza tenace del corpo, "fonte e origine del nostro essere-nel-mondo". Sul filo complesso di questa contraddizione si muove il lavoro di Paravel e Castaign-Taylor, costruito intorno a grumi dei carne e sangue, a occhi sottoposti a chirurgia, a dissezioni di tessuti malati, a interventi sul cervello fatti in dialogo con il paziente che sta affrontando la procedura medica. Alla fine la sensazione è che l'installazione sia un dispositivo che prova, attraverso il film - quindi una pratica comunque con una sua intangibilità - a dare una dimensione concreta e fisica alla parola intorno alla quale è costruita tutta la Biennale di McGregor: gli umani, ossia noi. Questi siamo, questi tunnel endoscopici raccontano di una specie che ha dominato il mondo con una fede incrollabile - dicono i due artisti - nel proprio eccezionalismo. E che "De Humani Corporis Fabrica" alla fine demitizza e decostruisce, lasciando aperta la domanda sul come tutto questo sia stato possibile partendo dalla natura dei corpi umani che i video ci mostrano senza filtro.

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