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| 29/04/2022 | 19:04

IL VIDEO. Censis-Ugl: lavoro cambia tra nuove diseguaglianze e bassi salari

Roma, 29 apr. (askanews) - Un mercato del lavoro con opportunità, ma anche contraddizioni e disparità che sono aumentate con la pandemia e che, con la guerra in Ucraina e la conseguente impennata dell'inflazione, rischiano di creare una vera e propria emergenza sociale. E' quanto rileva un rapporto di Censis e Ugl, che fotografa una situazione in continuo e rapido cambiamento caratterizzata soprattutto dal tema dei bassi salari.Oltre sei lavoratori su dieci ritengono che la propria retribuzione non sia adeguata al costo della vita. Uno su dieci si sente addirittura sottopagato. Lo studio conferma che giovani e donne guadagnano fino al 40% in meno della media dei salari e che i lavoratori del Mezzogiorno sono più penalizzati rispetto a quelli di altre aeree del Paese. A delineare il quadro a tinte fosche e individuare delle soluzioni è il segretario generale dell'Ugl, Paolo Capone."Solo quattro Paesi, noi, Grecia, Spagna e Irlanda hanno avuto negli ultimi dieci anni un abbassamento dell'adeguamento degli stipendi rispetto alla possibilità di vivere in maniera dignitosa - dice Capone - in Italia abbiamo un problema di tassazione troppo alta sulle retribuzioni. Il lavoro non è che costa troppo, è troppa la tassazione. Quindi, dobbiamo intervenire sul cuneo fiscale. Chiediamo di arrivare a definire qual è effettivamente la politica dei salari che anche il Governo deve garantire rispetto alle imprese. In realtà, c'è un problema legato soprattutto alla leva fiscale che viene esercitata con maggior forza sul costo del lavoro. Questo è il primo e più importante elemento. Le suggestioni di redditi o salari garantiti per legge sono solo suggestioni".Nel lavoro che cambia c'è anche un tema legato all'allentarsi del rapporto soggettivo con l'occupazione, che ne ha agevolato la svalorizzazione come sottolinea il presidente del Censis, Giuseppe De Rita."La pandemia e in parte anche la guerra e l'inflazione accentuano un periodo lungo di svalorizzazione del lavoro - spiega De Rita - oggi abbiamo una centralità del lavoro individuale, una centralità dell'individuo, una centralità dell'individualismo e del soggettivismo con cui facciamo lavoro. Il lavoro non è più il fatto fondamentale, è uno strumento per avere un reddito per fare fatti per me fondamentali fuori dal lavoro. Magari la movida, il viaggio, l'acquisto di una casa. E' la dimensione soggettiva che vince, non la dimensione collettiva".

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