Dalle catene montuose Usa allo 'snow lake effect': ecco come si è formata la 'tempesta perfetta' nel Nord America (e perché non potrebbe succedere in Europa)
L'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti spiega a il Dolomiti come si è formata la tempesta che negli ultimi giorni ha colpito buona parte del Nord America, causando la morte di oltre 60 persone e seppellendo nel giro di poche ore una città come Buffalo sotto a oltre 1 metro di neve: dall'orientamento delle catene montuose al ruolo delle correnti, ecco perché in Europa il clima è così diverso

TRENTO. “In alcune località la colonnina di mercurio è scesa anche di 30 gradi centigradi nel giro di qualche ora, un tracollo abbinato a nevicate in alcuni luoghi molto abbondanti e a venti fino a 110 chilometri orari: va però ricordato che si tratta di uno schema climatico tipico per il territorio nordamericano, dove le oscillazioni termiche estreme sono frequenti al contrario di quanto osserviamo in Europa”. Certo, sottolinea però a il Dolomiti l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti, quella che i media Usa hanno già ribattezzato “blizzard of the century” (tempesta del secolo, ndr) ha colpito per l'intensità e la violenza con cui si è abbattuta sul Canada e larga parte degli Usa (in particolare nello Stato di New York) causando nel giro di pochi giorni a cavallo di Natale oltre 60 vittime e portando a gelate da record anche in Stati meridionali come Texas e Florida. Ma come nasce un fenomeno estremo di questo tipo? Ed è possibile che si sviluppi anche in Europa? Procediamo con ordine.
Innanzitutto, come anticipato, è necessaria una premessa: il clima americano è molto diverso dal nostro. “Di per sé – spiega Poletti – non è un'eventualità così eccezionale che a Buffalo e nei paesi interni alla East Coast si raggiungano temperature di -20 o -30 gradi centigradi, come avvenuto nei scorsi giorni, con il gelo che va a coinvolgere anche New York”. Le cause di queste differenze con l'Europa sono parecchie: “Il Nord America – dice infatti l'esperto – nella sua parte centrale è formato da una sconfinata pianura che dal Canada arriva al Golfo del Messico senza alcun ostacolo orografico in grado di bloccare i movimenti dei venti sulla direttrice Nord-Sud; le Montagne Rocciose (che sono a loro volta orientate Nord-Sud) inoltre 'tagliano fuori' gli Usa centro/orientali dall'azione mitigatrice del Pacifico. L'aria artica può quindi scendere indisturbata portando freddo 'vergine' dalle zone polari fino a latitudini per noi europei impensabili”. L'invasione di aria gelata nel Nord America è cominciata il 23 dicembre, raggiungendo il suo apice proprio a Natale: “Ci sono località che hanno segnato cali drastici e velocissimi della temperatura – continua Poletti – ma la cosa più notevole è che le masse d'aria fredda si siano spinte così a Sud”.
In questo contesto ad entrare in gioco possono essere paradossalmente anche le conseguenze del cambiamento climatico, dice l'esperto, che stanno portando ad un progressivo rallentamento della corrente a getto, un flusso d'aria in alta quota che tende a circoscrivere il vortice di bassa pressione che staziona sopra il Polo Nord e l'Artico: “Questo progressivo rallentamento porta a un maggior 'serpeggiamento' della corrente: in pratica muove aria fredda sempre più a Sud e aria calda più a Nord, anche se questo secondo effetto è prevalente come ben sappiamo in Trentino. Il tutto peraltro avviene in un contesto globale di temperature in aumento. Ecco quindi che negli Stati Uniti il fronte freddo si è spinto molto a Sud, una situazione che non ha un paragone in Europa”. Nel Vecchio Continente infatti, a differenza del territorio Nordamericano, a contrastare la discesa delle correnti gelide artiche è la diversa conformazione delle principali catene montuose, disposte a 'barriera' in senso latitudinale e quindi in grado di bloccare i venti polari.
“Le città di New York e Napoli sono alla stessa latitudine – dice Poletti – ma in Campania non è certo normale raggiungere i -20 gradi centigradi in inverno. A rendere più mite il clima europeo sono diversi fattori: dalla disposizione est-ovest delle principali catene montuose (pensate a Pirenei, Alpi, Carpazi, Caucaso) in grado di bloccare i venti da Nord, alla corrente del Golfo, che riscalda l'oceano proprio davanti al Vecchio Continente. A loro volta questi fattori permettono al Mediterraneo di mantenere il suo calore, mitigando quindi molto il nostro clima”. Oltre al freddo estremo però, a contribuire al dramma causato dalla tempesta in Nord America ci sono stati gli incredibili accumuli di neve caduti nel giro di poche ore, che hanno letteralmente seppellito, per esempio, la città di Buffalo nella contea di Erie, la più colpita anche in termini di perdite di vite umane. Anche in questo caso, la causa è da ricercare nella conformazione dei luoghi sul quale è transitato il fronte freddo.
“A Buffalo – continua infatti Poletti – sono caduti in un'ora 110 centimetri di neve, ma a pochi chilometri di distanza le precipitazioni sono state sostanzialmente assenti. La causa di questa situazione è un fenomeno molto conosciuto, lo 'snow lake effect': i venti freddi passano sopra i grandi laghi americani (in questo periodo ancora non ghiacciati) caricandosi di umidità che riversano poi a terra sotto forma di neve lungo delle bande o strisce, che colpiscono quindi con grande intensità una fascia ristretta. Per fare un esempio, è come se a Trento cadessero 110 centimetri di neve e a Mezzolombardo zero. Si tratta di temporali che nascono quando le correnti fredde attraversano i corpi d'acqua lungo l'asse di massima lunghezza: un effetto simile lo dà anche l'Adriatico in caso di correnti gelide da est, che si umidificano sul mare e scaricano molta neve sul versante orientale degli Appennini”. Dove si abbattono queste perturbazioni, come visto dalle immagini arrivate dagli Stati Uniti, gli effetti sono devastanti.
Fortunatamente però, conclude Poletti, la tempesta si trova ora nelle sue ultime fasi e nei prossimi giorni anche nelle zone più colpite, come la già citata Buffalo, le temperature si alzeranno nettamente: “Anzi – precisa l'esperto – si vivrà una situazione opposta e la colonnina di mercurio segnerà livelli molto al di sopra della media. A Buffalo in particolare dopo i 110 cm degli scorsi giorni arriverà parecchia pioggia. A Capodanno ad esempio è prevista pioggia con una minima di ben +6° ed una massima di +10°: di nuovo, dal gelo assoluto a una mitezza autunnale in pochi giorni”.














