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| 15 gen 2023 | 05:01

Dai carri sul lago di Garda ghiacciato al metro e mezzo di neve a Trento fino ai -30 gradi in Pianura Padana: ecco gli inverni più freddi (e cosa ci aspetta nei prossimi anni)

Dalla nevicata record del gennaio 1985 (il cui anniversario è caduto proprio in questi giorni) fino agli inverni più freddi del millennio (da quello del 1409 al "Great Frost" del 1709) durante la Piccola era glaciale: ecco l'analisi storica di Giacomo Poletti

Dai carri sul lago di Garda ghiacciato al metro e mezzo di neve a Trento fino ai -30 gradi in Pianura Padana

TRENTO. “Secondo diversi studi fra una cinquantina d'anni, indicativamente dopo il 2070, sarà quasi impossibile che nevichi nei fondovalle più bassi del Trentino: la discesa dei fiocchi in città come Trento o Rovereto sarà un evento estremamente raro a causa del continuo aumento delle temperature”. Un aumento che però, dice a il Dolomiti l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti, al di là delle (ben poco rosee) previsioni per i prossimi decenni, già oggi ha portato a condizioni climatiche “che la nostra specie non ha mai visto, un rapido riscaldamento mai sperimentato prima, e lo dicono i dati”. Con tutte le evidenti conseguenze che anche il nostro territorio si trova ad affrontare. Proprio in questo contesto, per inquadrare al meglio i cambiamenti che il clima sta affrontando, può però essere un utile esercizio provare a girare lo sguardo al passato piuttosto che al futuro, chiedendosi quali fossero le condizioni climatiche degli inverni nel passato rispetto a quelli odierni. E la risposta, dal fiume Po al Lago di Garda ghiacciati per mesi fino alla città di Bologna sommersa da due metri di neve, è semplice: “Imparagonabili”. Ma procediamo con ordine.

 

“È fondamentale un preambolo – ci spiega infatti Poletti – il clima è sempre cambiato, ha sempre avuto dei cicli. Da una parte però, questi cicli si sono sempre mossi con un ritmo molto, ma molto più lento rispetto a quello attuale e inoltre, si badi bene, gli scienziati sono sempre riusciti a ricostruirne i motivi. Peraltro raramente viene detto, ma alla luce delle conoscenze scientifiche sui cicli naturali il nostro pianeta dovrebbe teoricamente trovarsi in una fase di lieve raffreddamento: e invece non c'è nulla, se non l'incredibile aumento della presenza di gas serra nell'atmosfera, in grado di spiegare la rapida, per non dire esplosiva, dinamica di riscaldamento attuale (QUI un approfondimento sulla questione)”. L'ultima fase fredda secondaria vissuta anche sul nostro territorio dopo l’ultima glaciazione risalente a circa 14mila anni fa, continua l'esperto, è stata la PEG (la Piccola Era Glaciale), tra il 1300 ed il 1850 ed in quegli anni “le condizioni climatiche erano all’atto pratico quasi incredibili rispetto ad oggi”. 

 

Per fare qualche esempio: “Nel 1408 – spiega Poletti – si stima che in Pianura Padana si siano raggiunti i -30 gradi centigradi e le testimonianze dell'epoca parlano addirittura di persone morte assiderate per strada e all'interno delle case nel sonno. Nel 1432 il Po gelò per circa due mesi mentre i commercianti muovevano i loro pesanti carri da Mestre a Venezia sulla laguna ghiacciata. In generale, comunque, le testimonianze scritte rivelano che la laguna veneta ghiacciasse abitualmente nella stagione fredda fino almeno al 1800”. Facendo un salto in avanti, sempre secondo quanto riportato da documenti storici, nella pianura veneta nell'inverno del 1608 furono moltissime le case con tetti sfondati a causa degli accumuli di neve

 

“Proseguendo arriviamo poi al gelidissimo inverno del 1708/1709 – racconta l'ingegnere ambientale – sicuramente il più freddo dell'ultimo millennio insieme a quello già citato del 1408/1409, tanto che è conosciuto come Great Frost nel Regno Unito o Le Grand Hiver in Francia. Quell'anno il lago di Garda ghiacciò completamente nella sua parte settentrionale e la sua superficie fu attraversata da carri tra Limone e Malcesine. Per fare un paragone, al giorno d'oggi la temperatura dell'acqua nel lago si aggira in inverno intorno ai 7/9 gradi centigradi. Ghiacciarono anche i porti mediterranei di Genova e Marsiglia. A Venezia fu registrata una minima di -17,5 gradi con la Bora, mentre in Emilia Romagna si seccarono, a causa dell'intenso freddo, gli alberi di mele, susine e ciliegio. Le stime di anomalia vedono 5-6 gradi in meno rispetto ai valori normali odierni. In quell’epoca i ghiacciai ripresero ad avanzare dopo la fase di stasi medievale”. 

 

In generale fino alla fine del 1800 gli inverni erano, come anticipato, imparagonabili rispetto ad oggi: “Nell’inverno 1829/1830 la neve raggiunse i due metri in centro a Bologna, con testimonianze fissate da dipinti e quadri in particolare di piazza Calderini – dice Poletti – gli inverni freddi però si susseguivano: scendere fino a -17/-18 gradi in Pianura Padana, come registrato ad esempio nel 1880, era una cosa frequente. Diciamo che se all'epoca temperature minime di -15 gradi avevano un tempo di ritorno di pochi anni, oggi il tempo di ritorno di valori simili è almeno di 20-30 anni. Dal 1900 in poi, con il primo forte incremento delle emissioni di gas serra prodotto dall’industrializzazione globale, siamo usciti rapidamente da questa fase fredda con un'accelerazione incredibile soprattutto negli ultimi 30 anni coincisa con l’incremento dei gas climalteranti in atmosfera. Come anticipato, non si tratta di un ciclo naturale – provando a ragionare al contrario, non c’è infatti alcun ciclo naturale che sia in grado di giustificare il riscaldamento realmente osservato - e rispetto alla situazione attuale i cambiamenti nelle condizioni climatiche invernali sul nostro territorio si percepiscono prendendo in considerazione un lasso di tempo di soli pochi decenni o una singola generazione”. 

 

Avvicinandoci al presente, gli ultimi inverni veramente rigidi: “Sono stati sicuramente quello del 1956 (con temperature minime scese fino a -15 gradi in val d'Adige) e poi quello famoso del 1985, quando a Trento si misurarono (all’osservatorio di Roncafort) -16 gradi seguiti da quattro giorni e mezzo di nevicate (il cui anniversario cade proprio in questi giorni). Da un punto di vista meteorologico infatti, nella nostra zona le nevicate partono solitamente con temperature fredde che tendono ad aumentare nel tempo, ma in virtù del notevole gelo raggiunto le nevicate proseguirono per giorni senza girare in pioggia. In Piazza Dante a Trento si raggiunse un manto nevoso di ben 155 centimetri. Trento ha conquistato la nomea di 'città della neve' proprio in quella circostanza, avendo rotto il record (detenuto poi per anni) per i maggiori accumuli di neve in un capoluogo di Provincia italiano”. 

 

Tornando al presente, conclude l'esperto: “Le nevicate oggi non sono ovviamente del tutto scomparse, ma anche in inverno è sempre più probabile piova. Gli ultimi inverni che hanno visto buone nevicate sono stati quelli del 2005/06 e 2008/09: la meteorologia però è statistica, quindi non è ovviamente possibile fornire previsioni in termini assoluti e la neve non è un parametro che cambia in modo lineare. La metafora ideale per spiegare la fase che stiamo vivendo è quella della marea e delle onde: il tempo meteorologico (o i singoli anni in una serie di dati) sono le onde che arrivano su una spiaggia, e che magari in qualche caso si 'prolungano' fino a bagnare il nostro asciugamano; ma il cambiamento climatico è invece la marea che alza l’acqua in modo ineluttabile e ci obbliga a spostarci se non vogliamo essere sommersi qualsiasi sia l’onda in arrivo. In base alle previsioni attuali è probabile che fra un secolo accumuli di pochi centimetri di neve in città a Trento costituiranno una vera e propria notizia, al pari di una nevicata oggi a Napoli o a Roma”.

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