Il cambiamento climatico? ''Non esiste'': ecco le fake (smentite) dei negazionisti da Annibale con gli elefanti sulle Alpi al ''caldo'' del Medioevo e all'attività solare
Mentre in Trentino (e non solo) le temperature stanno raggiungendo livelli record e la siccità sta mettendo in crisi i sistemi idrici, sono in molti ancora a negare la portata della crisi climatica in atto ed il ruolo che in questo processo ha giocato (e continua a giocare) l'attività umana: ecco alcune delle 'bufale climatiche' più rilanciate. Poletti: "Secondo alcuni studi per la situazione orbitale del pianeta dovremmo andare incontro a un raffreddamento lieve. Ma questo raffreddamento non c’è, e l’unica correlazione ottima dei dati è con le emissioni umane”

TRENTO. “Ho visto, nel corso degli anni, come gli ‘scettici’ in merito all’origine antropica dell’attuale fase di surriscaldamento globale siano passati prima dal negare il global warming poi al cercare, quando i dati relativi alle temperature sono diventati impossibili da negare, altre cause: la realtà è che nel mondo scientifico non ci sono dubbi sul ruolo fondamentale che in questo processo giocano i gas serra liberati in atmosfera dall’uomo e non c’è niente di male o polemico nel dirlo”. Eppure, dice a il Dolomiti l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti, proprio in questi giorni di caldo e siccità inediti (quantomeno sul nostro territorio) c’è ancora chi sui social (e non solo) riporta “notizie” e interpretazioni per cercare di negare, da una parte, la portata della crisi climatica in atto, e dall'altra il ruolo che in questo processo ha giocato (e continua a giocare) l'attività umana. Dai titoli di giornale di oltre 50 anni fa all'attraversamento delle Alpi da parte di Annibale, fino agli effetti dell'azione del sole e all'origine del termine “Groenlandia”: ecco alcune delle 'bufale climatiche' più rilanciate.
Due di queste negli ultimi giorni sono state approfondite (e confutate) dalla Società meteorologica italiana (presieduta da Luca Mercalli) con lunghi interventi sulla pagina Facebook dell’ente: “Tra le tante falsità negazioniste circolate in rete negli ultimi tempi – scrive Smi – spicca quella secondo la quale poiché Annibale nel 218 avanti Cristo attraversò le Alpi con i suoi elefanti, allora i ghiacciai sarebbero stati più ritirati di oggi e non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi di fronte all'odierna crisi climatica”. Innanzitutto, continua la Società meteorologica: “Tuttora non è noto attraverso quale colle l'esercito cartaginese varcò le Alpi Occidentali (Colle delle Traversette presso il Monviso? Monginevro? Col Capier tra Savoia e Val Susa, su cui sembra convergere qualche indizio in più? Peraltro tutti luoghi mai occupati da ghiacciai dopo la fine dell'ultima glaciazione)”. In ogni caso poi: “Non si possono affidare a un (peraltro unico) episodio storico considerazioni paleoclimatiche che devono appoggiarsi invece su robuste analisi geofisiche, secondo le quali il caldo globale attuale ha ormai superato quello dell'Optimum Termico Olocenico di circa 6000 anni fa ed è ai massimi dal penultimo interglaciale (l'Eemiano) di 125mila anni fa”.
Le stesse fonti storiche, scrive Smi, in questo caso Tito Livio e Polibio, riportano come la traversata dei cartaginesi “avvenne in autunno” quando “la neve cominciava ad ammassarsi sulle cime” e che interpretando correttamente quanto scritto dagli storici, scrivono gli esperti: “La neve fresca doveva nascondere banchi di neve residua, forse accumuli di valanga, che evidentemente erano sopravvissuti a un'estate breve e fredda”. Secondo le ricostruzioni del clima antico con metodi biogeochimici infatti, dice la Società meteorologica, in quella fase “si era alla fine di un periodo freddo (Göschenen I) di poco precedente la fase romana relativamente mite (ma molto meno di oggi), dunque in un periodo di relativo addolcimento che tuttavia non esclude la possibilità di stagioni temporaneamente più rigide. Invece oggi, in epoca di galoppante riscaldamento globale antropogenico, a cavallo tra le Alpi Cozie e Graie ad inizio autunno non resta quasi mai traccia di neve residua, nemmeno sui versanti ombreggiati, spesso anche ben oltre i 3mila metri di quota, come sta avvenendo proprio quest'anno”.
“Gli elefanti – aggiunge Poletti – furono 37 e peraltro morirono quasi tutti nella traversata secondo le cronache. Ipoteticamente troverebbero condizioni ben migliori oggi, a dirla tutta”. Ma la traversata di Annibale non è l'unica bufala basata su avvenimenti (o interpretazioni) storiche. “Qualcuno – continua Poletti – sostiene che la Groenlandia fosse stata chiamata così, terra verde, proprio perché all'arrivo dei primi vichinghi l'isola si presentava così”. Ma si tratta anche in questo caso di un'interpretazione falsa: “Anche oggi se sbarcassi sulla costa meridionale della Groenlandia la vedrei 'verde' in estate, un po' come l'Islanda, con i ghiacci sullo sfondo. E anche all'epoca il territorio non era certo privo di ghiacciai, lo dimostrano gli studi sulle carote estratte dalle masse glaciali”. Un altro degli argomenti utilizzati per tentare di 'dimostrare' come il cambiamento climatico attuale sia sostanzialmente frutto di cicli naturali, è quello relativo all'optimum climatico medioevale, il periodo cioè di surriscaldamento che si è verificato in Europa prima della Piccola era glaciale (Peg): “E' vero – dice Poletti – che tra il nono ed il quattordicesimo secolo c'è stato un periodo più mite dei precedenti, mentre nei secoli successivi, fino alla fine del 1800, c'è poi stato un calo con la “Peg”, la cosiddetta Piccola Era Glaciale. Ma dire che nel Medioevo le temperature erano più alte di quelle odierne è un falso storico: l’aumento repentino degli ultimi decenni ci ha portati ben sopra a quei livelli, lo attestano centinaia di studi. Dopo la Piccola Era Glaciale c’è stato un aumento inizialmente naturale, ma assai lento rispetto a quanto osservato con l’esplosione della CO2 in atmosfera. Dagli anni '50 sulle Alpi abbiamo preso quasi 2 gradi centigradi. Siamo oltre i livelli del Medioevo e la cosa è verificabile anche solo da cronache storiche sulla posizione dei ghiacciai e delle fasce vegetazionali, compreso il “mito” (vero) della vite in Inghilterra ai tempi dei Romani. Ma la vite è coltivata sull’isola da diversi decenni e con buoni risultati, si fa anche lo champagne”.
Un'altra bufala ripresa dalla Società meteorologica italiana è poi quella relativa ad un articolo dell'Unità, che il 19 luglio del'64 titolava: “Caldo africano: mal comune in tutta Europa”, sottolineando come a Torino si fossero raggiunti i 40 gradi centigradi. Immagine che, scrivono gli esperti: “Circola da giorni su siti e gruppi di stampo negazionista, ed è un altro esempio di ingannevole utilizzo di notizie (peraltro molto generiche e imprecise) per cercare di negare in maniera sciocca e maldestra la portata del recente riscaldamento atmosferico, inedito per intensità e rapidità su scale di tempi ormai geologici. Si prende un articolo di giornale apparso in un giorno più o meno qualunque e lo si eleva a testimonianza del fatto che già in passato avrebbe fatto molto caldo, ignorando il rimanente contesto statistico a scala secolare. Peccato che, intanto, in tutto il luglio 1964 la misura ufficiale della temperatura massima a Torino-centro non abbia mai superato i 36,8 gradi centigradi (giorno 17), ma soprattutto che, di tutte e 34 le giornate con massima uguale o superiore a 36,8 gradi, nel periodo dal 1900 al 2021, metà si siano concentrate nell'ultimo ventennio: la frequenza di raggiungimento/superamento di tale soglia nel periodo 2003-2021 è stato dunque 5,4 volte superiore a quella del precedente periodo 1900-2002. E nel frattempo la temperatura media estiva è aumentata di 2,2 gradi centigradi”.
Qualcuno, continua Poletti, fa poi riferimento al rinvenimento di reperti della Prima guerra mondiale 'emersi' dai ghiacciai in ritirata, sottolineando come i reperti stessi testimonierebbero che in quei luoghi, oltre 100 anni, fa non ci sarebbe dunque stato ghiaccio: “E' un'altra bufala, durante la Grande guerra i ghiacciai erano molto più grandi rispetto ad oggi, come testimoniato direttamente dalle foto, ma anche da altri fatti ben noti come la costruzione della “città di ghiaccio” sulla Marmolada. Bisogna ricordare che i militari, per realizzare ad esempio i baraccamenti, scavavano fino ad attestare gli edifici sulla roccia (dove i reperti sono poi riemersi a seguito della fusione odierna); inoltre i soldati caduti e i materiali lasciati sul corpo glaciale nel corso del tempo sono stati all’inizio inglobati dal ghiacciaio stesso, 'affondando' come in un fluido nel corso degli anni fino ad appoggiarsi al suolo. La scomparsa del ghiaccio li sta portando alla luce, ma non erano certo quelle le posizioni iniziali dei corpi, analogamente ad esempio al caso dell’uomo del Similaun, trascinato dal ghiacciaio a valle tanto da avere entrambe le braccia piegate”.
Ma tra le bufale che circolano nell'ambiente negazionista, conclude Poletti, quella che forse va per la maggiore è relativa al ruolo del sole: “Molti dicono che il riscaldamento globale non sia di origine antropica, ma dovuto all'azione della nostra stella. In questo caso si tratta di un argomento più 'sofisticato', ma comunque falso: l'attività del sole è stata e viene valutata e monitorata dai climatologi. È vero che l'irradiazione solare non è esattamente costante nel tempo e nei primi anni 2000 ha raggiunto un massimo (tant'è che l'estate del 2003 era stata furbescamente usata come 'prova' per questa teoria). Da qualche anno però il sole è in una fase di relativa quiescenza eppure le temperature continuano a schizzare verso l'alto (a causa della CO2 immessa dall'uomo nell'atmosfera). Peraltro, parlando di numeri, l'irradiazione solare è di circa 1367 watt al metro quadro: i cambiamenti cui si fa riferimento sono dell'ordine della prima o seconda cifra decimale, cioè trascurabili. I modelli climatici, come detto, considerano comunque anche l'attività del sole. Potremmo infine ragionare al contrario: qual è la causa che sta producendo questo riscaldamento? Non ce ne sono di diverse dall’aumento dei gas serra, CO2 in primis. Fenomeni come il vulcanismo diffuso, cicli orbitali o persino grossi impatti di meteoriti hanno sempre cambiato il clima, ma con scale temporali diverse da quello che stiamo osservando e, soprattutto, questi fenomeni non sono attualmente in grado di mutare il clima lungo la curva che stiamo osservando; anzi, secondo alcuni studi per la situazione orbitale del pianeta dovremmo andare incontro a un raffreddamento lieve. Ma questo raffreddamento non c’è, perché l’unica correlazione ottima dei dati è con le emissioni umane”.












