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Trento
03 maggio | 19:21

In Lessinia i lupi colpiscono soprattutto i bovini (e più vicino alle malghe che non ai margini del bosco), l'analisi: “Situazione inusuale a livello internazionale”

Un approfondimento nel Rapporto grandi carnivori analizza la situazione delle predazioni da lupo in Lessinia, dove i lupi hanno dimostrato "un'elevata capacità di adattamento" per quanto riguarda la disponibilità di prede

TRENTO. Il lupo in Lessinia ha dimostrato “un'elevata capacità di adattamento” rispetto alla disponibilità di prede, arrivando a colpire principalmente "bovini subadulti" e più spesso "in prossimità delle malghe piuttosto che ai margini del bosco": uno scenarioinusuale sia nel contesto provinciale che internazionale”. A riportarlo sono gli esperti del Servizio faunistico provinciale nel Rapporto grandi carnivori 2025, citando una tesi magistrale recentemente svolta proprio sui danni da lupo su bovini in Lessinia.

 

“Nell'area della Lessinia – si legge nell'approfondimento – al confine tra la Provincia autonoma di Trento ed il Veneto, nel 2013 si è formato il primo branco di lupi delle Alpi Orientali. Il ritorno del lupo ha determinato conflitti con il settore zootecnico e la zona rientra tra le 'aree calde' per quanto riguarda le predazioni da lupo sul bestiame da reddito. Questo territorio rappresenta un caso particolare e di interesse gestionale, in cui i bovini costituiscono la tipologia di bestiame maggiormente predata. Una tesi magistrale ha per la prima volta messo insieme tutti i dati relativi alle predazioni da lupo sul bestiame in Lessinia (veneta e trentina) nel periodo 20122024, analizzandone le dinamiche spazio-temporali e le caratteristiche ricorrenti”.

 

Nel periodo di riferimento, nell'area di studio (comprendente grosso modo tutto l'Altopiano: di seguito le mappe utilizzate dai ricercatori) sono stati registrati 711 eventi di predazione, con 952 animali coinvolti. Il 92% degli attacchi (654) ha riguardato bovini (uccisi 84%, feriti 15% e dispersi 1%), il 6% ovicaprini ed il 2% asini e camelidi. Guardando alle sole superfici di alpeggio, gli attacchi riportati sono stati 499, con 574 bovini coinvolti.


Proprio in riferimento alle zone d'alpeggio: “Gli attacchi su bovini – continuano gli esperti – hanno riguardato le razze Frisona (61%), Charolaise (8%) e Limousine (7%), mentre il 14% ha riguardato razze meticce. Le predazioni hanno interessato soprattutto bovini subadulti (età media 14 mesi): il 42% aveva un’età compresa tra 0 e 10 mesi, il 39% tra 10 e 20 mesi e il 13% tra 20 e 30 mesi, mentre solo il 3% dei bovini predati aveva un’età compresa tra 30 e 40 mesi. La maggior parte degli attacchi è avvenuta durante la notte (72%), meno alle prime ore del mattino (16%). Recinzioni elettrificate sono state utilizzate esclusivamente in un alpeggio (Malga Boldera). Le predazioni non sono distribuite in maniera omogenea sul territorio, con alcuni alpeggi maggiormente colpiti rispetto ad altri”.


In particolare infatti in 13 alpeggi (su 99 che hanno registrato almeno una predazione) sono stati documentati dieci o più eventi di predazione in ognuno, che complessivamente rappresentano circa la metà di tutte le predazioni su bovini – nelle aree d'alpeggio – in tutto il periodo di studio.

 

Un'analisi specifica- si legge nel rapporto – ha individuato alcuni cluster (concentrazioni di almeno 10 predazioni entro un raggio di 500 metri) di predazioni sul territorio. Il numero di cluster è aumentato negli ultimi anni, con quattro cluster individuati nell’ultimo triennio (2022–2024). È interessante notare che 3 degli alpeggi più colpiti si trovano nella parte trentina della Lessinia, nonostante il numero inferiore di alpeggi e la minore estensione territoriale rispetto alla provincia di Verona”.

 

In definitiva, dicono gli esperti, sono state individuate alcune interessanti correlazioni: “Il numero di predazioni aumenta in prossimità delle malghe, e diminuisce in prossimità dei margini del bosco. È stata evidenziata anche una relazione positiva tra il numero di predazioni su bovini registrati in un dato anno e il numero massimo di lupi (e di piccoli) rilevati in zona nel medesimo anno. La tesi descrive nel dettaglio un contesto in cui i bovini subadulti rappresentano la preda domestica d’elezione del lupo, scenario inusuale sia nel contesto provinciale che internazionale. Ciò evidenzia l’elevata capacità di adattamento e plasticità del lupo rispetto alla disponibilità di prede e sottolinea la necessità di studiare misure di prevenzione adattate al contesto locale per ridurre il conflitto tra lupo e l’allevamento zootecnico nell’area”.

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