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Trento
27 maggio | 11:09

Foraggio idroponico prodotto senza utilizzo di suolo, riducendo il consumo di acqua, zero pesticidi e con tempi rapidissimi: Trentingrana avvia la sperimentazione

La produzione idroponica è già una realtà stabile in agricoltura. Basti pensare alla produzione industriale di insalata che ormai si trova in quasi tutti i supermercati. Finalmente anche il mondo dell'allevamento si avvia su questa strada altamente sostenibile, che permette di ottenere in tempi rapidi un alimento fresco, nutriente e altamente digeribile, con potenziali benefici sul benessere animale e sulle performance produttive delle bovine da latte.

di Redazione

CASTELFONDO. Foraggio idroponico che cresce, quindi, senza utilizzo di suolo e tramite soluzioni nutritive controllate, privo di pesticidi, in tempi più rapidi e producibile durante tutto l'anno. Ha preso ufficialmente il via la sperimentazione dedicata alla produzione di foraggio idroponico destinato all’alimentazione delle bovine da latte della filiera Trentingrana.

 

L’iniziativa rappresenta uno dei progetti pilota previsti all’interno del Contratto di Filiera “Trentingrana: il sapore della qualità e della sostenibilità”, nato con l’obiettivo di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e valorizzazione delle produzioni lattiero-casearie trentine. E d'altronde la produzione idroponica funziona già eccome basti pensare alla produzione ormai industriale di insalata per i supermercati coltivata fuori suolo le cui radici crescono sospese nell'acqua arricchita con sali minerali, protette da parassiti e in ambiente controllato.

 

La giornata ha segnato l’avvio operativo della prova idroponica all’interno del container sperimentale installato alla presenza dei partner scientifici e tecnici coinvolti nel progetto. Il progetto di Trentingrana è realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari e, in particolare, con Claudio Calia, responsabile della produzione del foraggio da sementi del Disspa (Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti), e Pasquale De Palo e Aristide Maggiolino, responsabili del monitoraggio sanitario e funzionale delle vacche da latte del Dimev (Dipartimento di Medicina Veterinaria). Il coordinamento dell’attività di ricerca è affidato a Vincenzo Verrastro del Ciheam Bari, mentre la Fondazione Edmund Mach partecipa con Elena Franciosi, responsabile delle analisi relative alla qualità microbiologica del latte e del prodotto finito.

 

La ricerca punta a valutare l’inserimento del foraggio idroponico nelle razioni alimentari delle bovine da latte, attraverso la sostituzione parziale dei mangimi concentrati, mantenendo invariata la componente foraggera tradizionale prevista dal disciplinare Trentingrana.

 

La coltivazione idroponica, basata sulla crescita delle piante senza suolo e tramite soluzioni nutritive controllate, è oggi considerata una delle innovazioni più promettenti nel settore agricolo ed è già una realtà stabile come detto sopra. Questa tecnologia consente infatti di ridurre drasticamente il consumo di acqua, limitare l’utilizzo di superfici agricole e garantire produzioni costanti durante tutto l’anno, senza utilizzo di prodotti.

 

Nel caso specifico della produzione di foraggio, il sistema permette di ottenere in tempi rapidi un alimento fresco, nutriente e altamente digeribile, con potenziali benefici sul benessere animale e sulle performance produttive delle bovine da latte. Parallelamente, la sperimentazione intende verificare gli effetti sulla qualità del latte e del formaggio, preservando le caratteristiche distintive del Trentingrana e il forte legame con il territorio trentino.

 

L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di ricerca e innovazione applicata al settore agroalimentare, con l’obiettivo di individuare modelli produttivi sempre più efficienti, resilienti e sostenibili, capaci di affrontare le sfide ambientali ed economiche dei prossimi anni senza rinunciare alla qualità delle produzioni locali.

 

“Questo progetto – spiegano i promotori – rappresenta un esempio concreto di come tradizione e innovazione possano dialogare per costruire il futuro della zootecnia di montagna, mantenendo al centro qualità, sostenibilità e valorizzazione del territorio”.

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