"Ripristinare la continuità ecologica del rio", Calzà alla Provincia: "Priorità per la tutela ambientale: ora a rischio trota marmorata, scazzone e lampreda padana"
Il rio Resenzuola è risorgiva di elevato pregio ambientale situata nella Riserva naturale provinciale “Sorgente Resenzuola” e riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione della Rete Natura 2000. La consigliera provinciale del Pd, Michela Calzà: "Il ripristino della connessione tra il corso d'acqua e il fiume Brenta è fondamentale per garantire la migrazione e la riproduzione delle specie autoctone e per salvaguardare l’integrità dell’ambiente naturale"

GRIGNO. "L’opera di captazione idrica presente sul rio interrompe il naturale scorrimento delle acque e compromette la continuità fluviale". A intervenire Michela Calzà, consigliera provinciale di Partito Democratico, sulla situazione, definita critica, del rio Resenzuola. "Questo mette a rischio la sopravvivenza di specie ittiche protette come la trota marmorata, lo scazzone e la lampreda padana".
Il rio Resenzuola è risorgiva di elevato pregio ambientale situata nella Riserva naturale provinciale “Sorgente Resenzuola” e riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione della Rete Natura 2000.
"Il ripristino della connessione tra il rio Resenzuola e il fiume Brenta è fondamentale per garantire la migrazione e la riproduzione delle specie autoctone e per salvaguardare l’integrità dell’ambiente naturale”.
E per questo la consigliera dem interroga la Provincia nell'adottare iniziative concrete e tempestive, come la realizzazione di un passaggio per la fauna ittica o altre soluzioni equivalenti, per assicurare un deflusso stabile e la piena funzionalità ecologica del corso d’acqua.
Il corso d’acqua attraversa un ambiente di elevato valore naturalistico e confluisce poi nel fiume Brenta.
Proprio per le sue caratteristiche, l’area della foce e il tratto a valle della riserva sono stati riconosciuti in diversi strumenti di pianificazione e tutela: nel Piano urbanistico provinciale e nel Piano regolatore generale del Comune di Grigno come "Ampliamento Sorgente Resenzuola”, nel Parco fluviale del Brenta, negli ambiti ecologici di elevata valenza del Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche e tra i beni ambientali tutelati dalla normativa provinciale.
"Il rio Resenzuola rappresenta una tipologia fluviale rara per il Trentino e costituisce un ambiente importante per diverse specie ittiche autoctone e protette, tra cui la trota marmorata, lo scazzone e la lampreda padana. La presenza di fondali ghiaiosi, vegetazione ripariale e il collegamento naturale con il fiume Brenta rendono quest’area particolarmente significativa per la riproduzione, l’accrescimento e il mantenimento dei cicli vitali della fauna acquatica".
Anche il Piano di gestione dell’ittiofauna riconosce al rio Resenzuola una funzione rilevante come potenziale area di riproduzione per le trote stanziali in risalita dal Brenta, a condizione che venga ripristinata la continuità fluviale tra la sorgente del rio e il fiume.
"Le criticità che interessano questo corso d’acqua non sono recenti", aggiunge Calzà. "Nel 2017 il periodico 'Il Pescatore' richiamava l’attenzione sulle problematiche presenti lungo il rio Resenzuola: la discontinuità del corso d’acqua e la presenza di opere artificiali compromettono la possibilità di risalita della fauna ittica e la piena funzionalità ecologica della risorgiva. Persiste attualmente un'opera di captazione idrica che interrompe il naturale scorrimento delle acque del rio, che determina a valle una forte riduzione della portata fino al rischio di prosciugamento di alcuni tratti e in alcuni periodi. Una situazione che compromette gravemente il deflusso ecologico del corso d'acqua, con ricadute dirette sulle comunità biotiche dipendenti dalla continuità idrologica".
Sul piano ecologico, ancora Calzà, l'impatto più critico riguarda la fauna ittica: "L'opera costituisce una barriera fisica invalicabile che preclude la risalita dei pesci verso le aree riproduttive situate a monte, all'interno della Zona Speciale di Conservazione. Le popolazioni ittiche, tra cui specie di interesse comunitario quali la trota marmorata (Salmo marmoratus), lo scazzone (Cottus gobio) e la lampreda padana (Lethenteron zanandreai), tutte incluse nell'Allegato II della Direttiva Habitat 92/43/Cee, risultano così disconnesse dai siti maggiormente idonei alla riproduzione".
Una discontinuità che appare quindi in contrasto con gli obiettivi di tutela della Zsc con le finalità della Carta ittica provinciale e con il più generale principio di conservazione e ripristino degli ambienti fluviali di pregio.
"Per queste ragioni, il ripristino della continuità ecologica del rio Resenzuola costituisce un intervento prioritario per la tutela della biodiversità e per la salvaguardia dell'integrità del sistema fluviale del Brenta. Una soluzione possibile potrebbe essere rappresentata dalla realizzazione di un passaggio per la risalita dell'ittiofauna, oppure da altra opera equivalente, in grado di superare l'attuale ostacolo e di garantire al tempo stesso un deflusso costante a valle della captazione. In questo modo il rio potrebbe recuperare pienamente la propria funzione ecologica e tornare a essere un ambiente favorevole alla colonizzazione e alla riproduzione delle specie ittiche autoctone", conclude Calzà.
Da qui l'interrogazione alla Provincia per capire se piazza Dante sia a conoscenza della situazione, se intende intraprendere delle azioni e quali per ripristinare la continuità fluviale del rio Resenzuola e assicurare un deflusso stabile e adeguato alla tutela dell’ambiente acquatico e delle specie presenti.












